Oltre il lamento e l’insoddisfazione

La Cosmo-Art e il Counseling

Il lamento e l’insoddisfazione sono presenze inconfutabili sopratutto oggi ai tempi del CoronaVirus. Ne abbiamo tutte le ragioni, non vi sembra, dopo tutto quello che è capitato!?

Ma ci lamentavamo già prima. Di cosa ci lamentiamo di più? Di ciò che accade nella nostra vita, del lavoro, del partner, dei mezzi pubblici, dello Stato…eccetera eccetera e chi ne ha più ne metta.

Perché ci piace così tanto lamentarci?

Nella città di Genova ad esempio si usa dire mugugnio libero; significa brontolio, un’espressione di protesta molto antica che usavano i marinai e a cui avevano diritto solo se accettavano di avere la paga decurtata.

Il lamento è comodo e ci piace, perché così si attribuisce ad un altro, la colpa di ciò che non va. Mi posso lamentare di ciò che fanno gli altri: ad esempio di mia moglie, di mio marito, di ciò che fa il mio capo, della collega ecc…

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E’ certo che con questa narrazione ci illudiamo che non abbiamo alcuna responsabilità per ciò che ci sta accadendo e non possiamo fare nulla.

E noi che facciamo?

Lamentarsi è l’opposto del fare, e quindi giustifica pienamente il nostro restare fermi a guardare perché non si ha la forza o la volontà di fare qualcosa di attivo per cambiare la situazione. Lamentarci ci fa ottenere forse compassione e comprensione. Da questo punto di vista, il lamento è tipico del bambino…ovvero del bambino che è in noi, che vuole essere compreso, coccolato, sostenuto.

Questo non significa che chi si lamenta spesso lo faccia per cose che non esistono, anzi: il lamento si riferisce certamente a qualcosa di oggettivo e concreto.

Dopo esserci lamentati ci sentiamo meglio?

In realtà, quando siamo irritati per qualcosa e ci lamentiamo, l’irritazione aumenta ancora di più. Il lamento e l’insoddisfazione sono due cose che si alimentano a vicenda.

Mi chiedo allora (e vi chiedo): è mai successo che grazie al lamentarsi avete ottenuto qualche cambiamento e miglioramento significativo nella vostra vita?

No, non credo! Il lamento, oltre a renderci fastidiosi e noiosi, finisce per aumentare la nostra percezione di quello che non va. In realtà non si fa altro che aumentare un meccanismo detto ruminazione mentale o rimuginio. Infatti, il tempo e l’attenzione che si dedica a quel problema, lo rende ancora più invadente e fastidioso nella nostra mente. Insomma è come una forma di intossicazione che intossica sicuramente noi e la nostra vita.

Questa condizione ci blocca, e contemporaneamente ci dà un piacere malsano e masochistico. Ci induce a permanere nella nostra posizione di essere piccoli e di non avere alcuno strumento e potere per cambiare la situazione. Questo ci porta ad un immobilismo che è giustificato solo in apparenza; per occhi che non vogliono vedere e orecchie che non vogliono sentire.

Cosa non vogliamo sentire e vedere?

Attraverso l’ascolto del nostro lamento e la percezione dell’ insoddisfazione possiamo renderci conto con quale ottica guardiamo ai fatti che ci accadono. E’ completamente capovolta; non ci accorgiamo che ci mettiamo in una posizione passiva, di chi subisce e non ha altra scelta. Una posizione che conferma il fatto di essere solo spettatori delle situazioni che viviamo. A chi stiamo delegando il potere sulla nostra vita?

Certamente all’esterno; agli altri fuori di noi. Siamo sicuri che siamo destinati sempre a subire e che non possiamo fare proprio niente?

E’ veramente un peccato rinunciare a guardare alle proprie responsabilità. Assumiamo una posizione di vittime impotenti. E’ questo che vogliamo veramente? E’ forse questo a cui ambiamo?

Dante Alighieri ci disse nella Divina Commedia: “fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza”. Egli considerava il conseguimento delle virtù e della conoscenza, il saper trascendere, il vero senso e la ragione dell’esistenza umana.

Il lamento e insoddisfazione: la nostra responsabilità

La responsabilità della nostra vita è solo nostra e non è affatto vero che non possiamo fare niente. Assumersi la responsabilità della propria vita significa non rimanere piccoli ed inermi rispetto a tutte le situazioni che ci capitano. Addossare le colpe a fattori esterni non è solo un sintomo di immaturità ma anche un elemento che ci indica a che punto siamo con la nostra crescita.

Assumerci la responsabilità di ciò che accade vuol dire prendere in mano la propria vita e determinare la sua realizzazione verso obiettivi costruttivi e di crescita. Vuol dire mettersi in cammino verso i progetti a cui teniamo e che desideriamo realizzare. Incamminarsi in questa direzione significa vivere pienamente e trovare la soddisfazione in ciò che abbiamo scelto e in cui crediamo.

Vado oltre: desidero crescere

E’ vero: è faticoso attivare questa crescita dentro di noi. Ma oggi mi rivolgo a chi è stanco di subire e di ascoltare il proprio lamento continuo e sentire l’insoddisfazione crescere.

La vita non ci punisce affatto, siamo noi a pensare che questa si accanisce verso di noi. E con questo atteggiamento non facciamo altro che diventare i nostri primi persecutori. Non dobbiamo espiare nessuna colpa, se non quella di non volerci prendere la responsabilità della nostra Vita. Anche quando sembra, apparentemente, che non ne abbiamo nessuna.

Siamo immersi nelle nostre vicende personali e per cambiare posizione è utile domandarsi: quale messaggio – dietro ad ogni accadimento – ho bisogno di comprendere?  Cercare e trovare il senso di ciò che ci accade, è la chiave di tutte le porte.

La vita ogni giorno ci offre questa opportunità di crescita, e la nostra realizzazione dipende da quanto siamo flessibili ed aperti ad accogliere il messaggio simbolico sotteso a tutti gli accadimenti. Essere disposti a guardare con occhi vigili e attenti ad ogni evento significa divenire esploratori attivi e creatori del proprio destino.

Il lamento e l’insoddisfazione: a cosa credere?

Il destino lo costruiamo noi quando decidiamo a cosa credere: ai nostri lamenti, ad un destino ineluttabile ed avverso che ci vuole punire sempre; oppure a noi e al nostro vero potere reale, che può agire capovolgendo la nostra ottica da cui guardare.

Siamo noi i protagonisti del nostro essere e siamo sempre noi a determinare la nostra realizzazione. Voler uscire da una posizione persecutoria dipende da una decisione di non sentirsi più figli piccoli. Una decisione che comporta il voler crescere e divenire padri e madri di noi stessi.

Vado oltre: dal lamento e l’insoddisfazione alla trasformazione

Vado oltre…desidero comprendere, vedere e ascoltare i messaggi della vita, di cui sono il protagonista. Non mi oppongo più ad essa contrastandola in modo sterile e superficiale, ma decido di accogliere i messaggi che mi manda integrandoli dentro di me.

Vi sembra una resa? No, affatto! E’ una decisione responsabile e di grande Amore che ci restituisce il potere sulla nostra vita. Senza più delegare a nessuno, decidiamo di guardare a verità talvolta scomode ma che sono necessarie per assumerci la piena responsabilità della nostra vita. E’ una trasformazione, un capovolgimento che presuppone l’estinzione definitiva delle nostre pretese.

Pretendere che la vita vada come vogliamo è una ginnastica che non ci serve e che ci tiene incollati alle nostre zavorre pesanti; sono pesi morti che non ci consentono di vivere liberi, felici e realizzati.

Ci costerà impegno e fatica, certo! Ma sono spinte necessarie di crescita. Poi ci si sente leggeri e liberi di volare verso nuovi orizzonti di progetti e sogni fatti di amore e Bellezza. Ed aggiungo in conclusione: Finalmente, che soddisfazione!!!

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2 COMMENTI

  1. Grazie cara Federica,
    ci proponi un allenamento completamente nuovo che ci porterà a sviluppare “muscoli” che hanno lavorato poco o pochissimo.
    Ma possiamo iniziare in qualsiasi momento e le tue riflessioni sono molto preziose per diventare tutti più forti e soddisfatti.

    Luana

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