La Cosmo-Art e il Counseling

Mi affido alla coralità per creare bellezza

Mi affido alla coralità per creare bellezza, poichè attraverso la condivisione corale, i contributi di ciascuno si fondono con quelli degli altri, si rafforzano creando un’opera nuova, più ricca ed armoniosa. Aprirsi all’altro, conduce a godere di uno straordinario scambio di energie, di gratitudine e di innumerevoli possibilità e che potenzia la propria capacità di fidarsi dell’altro e di affidarsi.

Mi affido …

Mi affido alla coralità per creare bellezza. Il termine affidarsi deriva dalla parola latina “fidus” (fidato) ed implica un rapporto di fiducia con l’altro. Allora forse è opportuno fare un passo indietro e domandarsi: mi fido? Dipende. Da cosa? Dal vissuto, dalle esperienze, dalle paure. Sono stata tradita, ingannata? Il dolore è forte, straziante. Se non sono stata rispettata, la fiducia scompare velatamente all’orizzonte. Più si cammina nella sfiducia e più tanta altra se ne genera.

Quindi la fiducia può rappresentare un potenziale rischio da tener lontano? Forse è opportuno domandarsi se si può vivere bene ed in relazione con gli altri, senza la fiducia. Credo proprio di no. Solo se mi fido, mi affido. La sfiducia è una trappola, porta pian piano a sprofondare, anche se solo in parte, proprio come avviene in un corpo nelle sabbie mobili. Ma una volta caduti dentro, difficilmente se ne esce. Necessitiamo inevitabilmente un aiuto esterno e qualcuno a cui affidarsi.

Tuttavia, ci vuole molto tempo per ricostruire la fiducia dentro e fuori di noi, poiché bisogna trovare il coraggio di inoltrarsi in quella foresta buia che tanto ci terrorizza, ed attraversarla. Bisogna capire se una volta lì, e trovato il fuoco ormai spento, abbiamo volontà di provare a riaccenderlo oppure no. Ovverosia, se dentro di noi esiste il desiderio di una ricostruzione sana, se lo sentiamo come possibilità. Quel fuoco spento ci mette in contatto con l’orgoglio ferito, con la rabbia, con il dolore. Quindi decidere di ri-accenderlo è una scelta che comporta un re-investimento di parti di noi. Chissà, forse a volte è necessario perdersi, per ritrovarsi, per evolvere, è necessario stare nel dolore, per trasformarsi e trasformare.

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Diamoci il tempo necessario affinchè questo spostamento interiore possa avvenire, nell’amore e nell’autenticità. Senza pretesa che ciò avvenga dall’oggi al domani. Poichè confrontarsi con la fiducia vuol dire confrontarsi con i propri mostri interiori, le proprie paure e fragilità. Significa essere ancora una volta vulnerabili imprenditori di noi stessi, e per questo assumersi anche il rischio di un ulteriore fallimento, consapevoli del fatto che ciò che è accaduto possa accadere di nuovo. Siamo disposti? Probabilmente possiamo domandarci cosa possiamo fare, affinchè non si generi nuovamente ciò che ci ha condotti alla sfiducia. Poichè la responsabilità è da ogni parte. E l’uomo può sbagliare. Chiediamoci anche se siamo in grado di perdonare. Quanti satelliti, ruotano attorno alla S/Fiducia.

La fiducia è alla base di ogni relazione serena e costruttiva e soprattutto autentica con l’altro, poiché se riusciamo a fidarci e ad affidarci, la fiducia ci rende leggeri e ci aiuta ad uscire dalla solitudine. Ci accompagna alla condivisione, alla gioia, alla crescita e alla creazione della Bellezza. Quella bellezza che da soli non avremmo mai realizzato. Senza fiducia, la strada è breve. Insomma, ci vuole coraggio ad avere fiducia.

Alla Coralità …

Mi affido alla coralità per creare bellezza. Secondo l’Antropologia personalistica esistenziale, la coralità può esser definita come un sistema vivente composto da persone che, fondendo le loro singole energie, i loro singoli progetti, il loro singolo dolore, danno vita ad una trasformazione di gruppo che genera straordinaria Bellezza. Quella che il Prof. A. Mercurio definisce Bellezza Seconda. Seconda, in quanto non esiste in natura (Bellezza Prima) poiché è creata dall’uomo ed è frutto di un agire appunto corale.

Questo periodo storico mondiale è segnato da una accelerazione al cambiamento che non ha precedenti. Credo che l’evoluzione che l’uomo debba oggi affrontare, sia nel passaggio da una visione narcisista, ad una organismica. Dalla scissione all’unificazione ed armonizzazione delle parti. Ovverosia imparare a percepire noi stessi, l’altro e l’universo nel quale siamo contenuti, come una totalità, all’interno di un comune e condiviso processo creativo.

Oggi più che mai perché ciò che sta accadendo ci riguarda tutti. L’Universo intero.
A quale scopo parliamo di totalità? Evolutivo e quindi di sopravvivenza. L’Universo stesso è in continua evoluzione. Ed ogni essere che si trova nell’universo contribuisce alla formazione dello stesso. Come? Come ci insegna il Prof. A. Mercurio, con il suo agire e il suo patire. Proprio come ciascuna parte di noi, ciascuna singola microscopica cellula coopera con l’organismo cui appartiene, rendendo quel servizio che spetta al suo ruolo e funzione.

La personalità individuale è indivisibile, quindi è necessario considerarla nella sua globalità. Analogamente ciascuno di noi, contribuisce insieme a tanti altri alla realizzazione di un progetto comune. Parlo di quella coralità necessaria all’uomo tanto quanto all’universo, per evolversi e non morire.

Allora parliamo del Principio Cosmo-Antropico, enunciato dal Prof. A. Mercurio. Tale principio afferma che ciò che è valido per l’organismo umano è altrettanto valido per l’organismo cosmico, perché l’uno è fatto a somiglianza dell’altro e viceversa.

“L’uomo è necessario all’universo affinchè l’universo possa darsi un’anima immortale e che, in perfetta reciprocità l’universo è necessario all’uomo affinché l’uomo possa raggiungere la stessa finalità”.

Per creare bellezza …

Mi affido alla coralità per creare bellezza. Se vogliamo comprendere quale sia il ponte che collega l’uomo all’Universo, la risposta è: l’Arte.
Pensiamo alle opere d’arte. Ne siamo pieni al mondo, ormai immortali. Come afferma il Prof. Antonio Mercurio, nel Terzo Teorema della Cosmo-Art, l’Arte trasforma la materia. Essa può creare una nuova forma di vita, non biologica, che una volta creata è immortale, in questo Universo.
Immortale poiché la nuova forma di vita impressa nella materia, non muore più, dentro i confini spazio-temporali, di questo universo. Un Universo nel quale sia presente il dolore.

L’Uomo è l’unico essere vivente che può realizzare un’opera d’arte. Perché? Poiché è l’unico essere vivente che può confrontarsi con il dolore, superarlo e trasformarlo. Senza il superamento del dolore, e senza una forte coralità, non si può creare nessuna opera d’arte.

Per lo stesso principio, possiamo portare Arte nella nostra vita e realizzare della nostra vita una straordinaria opera d’arte. L’Universo si dà la pena di esistere, per creare la Bellezza Seconda, immortale, in reciprocità con l’uomo.

Mi affido alla coralità per creare bellezza

Mi affido alla coralità per creare Bellezza, perché scelgo di diventare Persona, capace di amarmi, amare ed essere riamata; poichè anche grazie all’altro posso accogliere, superare e trasformare ogni dolore.
Mi fido e mi affido poiché desidero fare l’artista e creare insieme a molti altri un’opera d’arte corale, dare vita ad una nuova stella in un Campo di energia unificato e unificante che ancora non esiste per poi gioire e godere appieno della Bellezza realizzata insieme.

E che l’opera d’arte realizzata possa essere uno straordinario contributo, ricco di  amore di Bellezza e infinita gratitudine a chi è stato grande esempio, nella Vita.

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