Il Sé mi parla, ma io sono sintonizzato?

I tre passi per ritrovare la propria centratura

La Cosmo-Art e il Dolore

La vita attraverso il nostro Sè ci parla, ed è in un costante e determinato dialogo con noi.

O almeno lei ci prova continuamente.

Quando stiamo bene e siamo sereni tutto ci sembra filare liscio. Il dialogo con noi stessi è tranquillo e riusciamo a rimanere quasi sempre in ascolto di questa voce delicata, la voce del Sè, che ci sussurra qualcosa da dentro.

Quando otteniamo dei risultati positivi e siamo in sintonia con il mondo intorno a noi accogliamo soddisfatti i messaggi di approvazione che arrivano.

E fin qui tutto bene.

Ma quando il segnale della vita arriva distorto cosa possiamo fare?

A volte a causa di una difficoltà, di un’incomprensione o di un disagio interiore il ‘segnale’ ci sembra disturbato, dissonante, incomprensibile.

L’ansia, la rabbia, la paura, come in una radiolina che ha perso il segnale, rendono molto complesso il dialogo con il nostro Sè. Le indicazioni possono ora venir scambiate per minacce spaventose, dure e negative, siamo confusi e non sappiamo più a chi e a cosa dare ascolto.

Quale sintonizzazione

E’ necessario a questo punto prendere una decisione fondamentale: risintonizzare con cura il segnale piuttosto che rimanere inermi in ascolto di un gracchiante fruscìo di fondo.

Ma come si può ritrovare la sintonia persa?

Ci sono vari tipi di situazioni che la vita continuamente ci propone per poter crescere e sviluppare il nostro potenziale. Potenziale spesso nascosto, sopito.

Alcune prove sono minori, momenti di passaggio e ‘test’ per rimettere a punto la nostra sintonizzazione.

Altre sono delle vere e proprie tempeste emotive, delle prove più forti, più difficili, più profonde e proprio per questo molto importanti.

Viene alla mente il film The Truman Show nel quale il protagonista vive in una ‘pseudo-realtà’, apparentemente sempre sotto controllo e uguale a se stessa.

Peccato che il controllo sulla propria vita non sia nelle mani di Truman ma provenga invece dall’esterno, dal regista dello show. Egli sa come metterlo a dura prova quando Truman tenta di uscire dal teatrino delle vicende che si ripetono sempre uguali.

E noi come ritroviamo la rotta della nostra vita nel bel mezzo di una tempesta?

Quando ci troviamo sbattuti e quasi annegati nei nostri traumi più antichi e nelle nostre paure più incontrollabili abbiamo tre fonti di aiuto alle quali rivolgerci.

Primo passo verso il Sè

La prima chiave è cercare di ritrovare il nostro dialogo interiore con le parti sane, affidarci al nostro Sé chiedendogli aiuto.

Il Sé, la nostra parte più profonda e autentica, è dentro ognuno di noi e lotta pervicacemente per la nostra piena realizzazione. Come il sole durante un temporale può momentaneamente oscurarsi e sparire dalla nostra visuale e, apparentemente, non avere risposte su come proseguire il percorso.

Dobbiamo in questo caso ricordarci di quando in passato ci sembrava di non avere vie di uscita e averle poi trovate. Dobbiamo avere una profonda e inattaccabile fiducia nelle nostre parti costruttive che sono più forti e più decisive di quelle distruttive.

Uno strumento molto prezioso per fare questo è quello di leggere un testo molto bello, poetico e profondo che può agevolare tale processo: la Preghiera al Sè di Antonio Mercurio.

Si tratta di un’invocazione alla nostra anima, una possibilità di resa ad essa e al dolore che stiamo attraversando in quel momento.

Questa preghiera/poesia per giungere davvero nel profondo del nostro cuore richiede un moto autentico di umiltà, la decisione di agire creativamente e non distruttivamente e la richiesta di aiuto alle parti positive che sicuramente albergano in ognuno di noi.

Secondo passo verso il Sè

La seconda risorsa è rappresentata dalla richiesta di un aiuto esterno: una nonna saggia, una persona con esperienza di vita che ci ami e desideri il nostro bene e la nostra crescita o, ancor meglio, una guida, un mentore che conosca le nostre zone in ombra e ci tenda la mano per provare ad uscirne fuori.

Questo strumento richiede un grande passaggio di umiltà. Questo significa potersi fidare e affidare a qualcuno che ci indichi dove abbiamo dato ascolto a parti arrabbiate e come provare a riparare, a fare meglio, a scegliere di nuovo.

Se riusciamo a piegare il nostro orgoglio e andare oltre la paura della manipolazione e della dipendenza infantile, ne possiamo uscire fortificati e grati.

Terzo passo verso il Sè

Quando il mare monta e diviene davvero burrascoso meglio provare a remare in più persone che lasciarsi sbattere da un fianco all’altro nella nostra piccola e fragile barchetta.

Questa metafora è utile per parlare del terzo strumento importantissimo: lavorare in un gruppo solidale e condividere temi così duri e complessi, affinché ognuno ricerchi le stesse emozioni dentro di sè e condivida la propria esperienza, che diviene così patrimonio comune.

Non è semplice descrivere a parole questo processo alchemico molto preciso ed efficace, ma l’esperienza di molti anni mi porta a testimoniarne la potenza dirompente.

Come artisti che dentro un laboratorio creano insieme una monumentale opera d’arte così ci si ‘sporca le mani’ tutti quanti. Ci si sente meno sopraffatti dal dolore e dalle paure, ci si sente utili al bene comune, degni di attenzione e amore non ‘malgrado’ la nostra difficoltà ma ‘soprattutto’ per questo motivo.

Per concludere questo vuole essere un messaggio di fiducia e speranza, poiché la vita ci manda continuamente messaggi attraverso il nostro Sè. Le sue indicazioni per una buona e proficua ‘navigazione’ ci ricordano di avere tre bussole preziose: il nostro Sé, la nostra guida o mentore e ricordandoci di non essere soli ma insieme a tanti altri compagni di viaggio che si impegnano per portare la nave in porto con noi.

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