Il perdono è la cura per il dolore

Sciolgo i nodi del cuore e lascio andare

Cosmo-Art e il dolore

Il perdono rappresenta la vera cura per iniziare a sciogliere il nostro dolore. Quale perdono è possibile oggi?

Sentiamo spesso parlare di perdono, va quasi di moda. Vediamo insieme quale può essere la strada da percorrere per perdonare profondamente. Per iniziare a sciogliere gli stretti nodi con cui abbiamo legato il nostro cuore. Che ci fanno ancora tanto soffrire.

Il perdono presuppone che ci sia stato un evento in cui ci siamo sentiti feriti. Si tratta di una situazione che ci ha provocato un dolore. Rappresentato da un torto, un offesa, un’ingiustizia che abbiamo subito.

Il più delle volte ciò avviene all’interno della sfera dei rapporti familiari. Il dolore che proviamo oggi, per dei torti o ingiustizie subite, risulta talvolta così cocente perché simbolicamente ci ricorda dolori e ferite antiche. Che riemergono dal passato. Che possiamo tuttavia considerare ancora presente, perché ci fanno ancora tanto male.

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Questo è il segnale che non le abbiamo ancora superate. Non sono state elaborate dentro di noi. In questo caso non si tratta del torto o dell’offesa percepita nel presente, bensì di un dolore originario che possiamo definire come una ferita primaria.

Il nostro dolore: una ferita

Proviamo ora ad osservare come si genera tale ferita e quanto risulta radicata dentro di noi. Quando un bambino viene al mondo, ha bisogno prima di tutto di sentirsi protetto e sostenuto dall’amore. L’amore ci dà un posto nel mondo e ci nutre, anche più del cibo stesso. L’amore ci aiuta a svilupparci con sicurezza in un ambiente caldo, accogliente ed empatico. Dove sappiamo di essere importanti per qualcuno.

Se qualcosa non ha funzionato durante questo processo di attaccamento, avviene una frattura invisibile e profonda. Una ferita che nessuno vede. La stessa che probabilmente in futuro influenzerà diversi aspetti della nostra vita.

Questa frattura è percepita quando i genitori o chi doveva accudirci non sono stati accessibili a livello emotivo, psichico o fisico. A poco a poco la mente del neonato talvolta viene invasa da ansia, vuoto, solitudine e mancanza di protezione.

Queste emozioni provate possono essere state causate dall’aver percepito uno stato di abbandono,  da l’essersi sentiti esclusi o rifiutati all’interno del rapporto significativo dal punto di vista affettivo.

Questo è un trauma per il bambino che crescendo non dimentica tale dolore. Rappresenta una sofferenza umana alla quale nessuno può sottrarsi. A volte è così incisiva, da avere inizio già nella vita intrauterina. Il feto è all’unisono con la madre e reagisce negativamente ad ogni suo atteggiamento di rifiuto, anche se lei stessa non è consapevole di questo atteggiamento.

Perciò quando ci sentiamo feriti entrano in gioco i nostri sentimenti e le nostre emozioni profonde che ci richiamano quell’antico dolore, che non passa finché non c’é una risoluzione.

I nodi del cuore: quanto dolore

Sottovalutando l’accaduto, pensiamo ingenuamente, che con il trascorrere del tempo, quel dolore si possa cancellare dalla nostra memoria. Invece tale risentimento e rabbia rimane intatto dentro il nostro cuore.

Il nostro dolore, quello antico primario, è ben lungi dal dissolversi con il tempo. Questa ferita originale, richiamata alla memoria ogni volta dalle vicende che viviamo quotidianamente, sopravvive e ci resta dentro. Rimanendo sedimentato e incidendo su tutti i rapporti e le relazioni future.

E’ in grado di creare numerosi nodi causati dal dolore percepito, che ci rovinano la vita perché complicano ogni nostra relazione. Sommandosi ad altri vissuti deludenti e dolorosi induriscono il nostro cuore. Fino a farlo diventare man mano di pietra, come ci dice A.Mercurio. Perché indurito dal fatto di doversi difendere e corazzare per non ricontattare quella sofferenza subita.

Tale dolore provoca rabbia e risentimento difficile da superare. Entra in qualsiasi aspetto della nostra vita… Al lavoro, nel rapporto con i colleghi, con i nostri familiari, nel rapporto con noi stessi.

Questo dolore diviene sociale quando entriamo in contatto con gli altri. E’ una sofferenza che recenti ricerche delle neuroscienze hanno dimostrato avere un impatto forte e reale sulla mente e la psiche dell’individuo.

Da un recente studio (Kross 2011) si è notato che questo tipo di dolore attiva in gran parte, le stesse aree cerebrali coinvolte nell’elaborazione del dolore fisico. Tuttavia questa ferita antica ancora aperta e non curata, non sanguina esteriormente, ma lacera il nostro cuore rimanendo invisibile agli occhi.

Il perdono che cura

Per poter curare una ferita così profonda, la Cosmo-Art risponde con il perdono. Anche gli esperti di gestione del trauma ci invitano a elaborare tali vicende in tal senso. Ciò vuol dire compiere un atto di amore verso di noi. Che non esenta dalla colpa coloro che ci hanno ferito, ma ci permette di lenire e di sciogliere il vecchio dolore.

Accettare ciò che è successo. Entrare nella realtà di ciò che abbiamo sofferto ci è necessario per essere in grado di perdonare. Per vivere pienamente ogni istante della nostra vita meravigliosa.

Se desideriamo uscire da questa spirale di sofferenza  e rancore, che annoda il nostro cuore dobbiamo necessariamente lavorare su una possibile altra scelta.

Per sciogliere questo risentimento profondo è necessario compiere un vero atto trasformativo. Decisivo per imparare a vivere pienamente e a sentirci liberi.

Cura del dolore: Cosmo-Art e la riparazione

Secondo la visione e i principi della Cosmo-Art questo atto rappresenta un rito costituito dalla riparazione. Nell’epoca moderna in cui viviamo è ormai consuetudine pensare che ciò che si è rotto non si può più aggiustare. Non si può riparare. Ormai il danno è fatto!

Anche la nostra mente vorrebbe rimane arrabbiata, e pensare di perdonare risulta difficile e complicato. Invece con la Cosmo-Art nulla è perduto. Ciò che si è rotto si può riparare.

Simbolicamente intendo dire che ciò che ci sembra irreparabile, come un grande dolore, può essere trasformato. Attraverso un lavoro interiore che inizia accettando ciò che è accaduto. E proseguendo col dare valore e un senso anche al dolore.

Un dolore che nella visione cosmoartistica assume forza e preziosità. Proprio come un oggetto prezioso che assume un nuovo aspetto, una nuova vita, grazie alla riparazione e al perdono. Nella cultura orientale questa pratica di riparazione viene definita col nome di Kintsugi.

Il Kintsugi è una filosofia orientale che significa letteralmente “riparare con l’oro”. È un’antica tecnica giapponese che consiste nel riparare oggetti in ceramica, utilizzando l’oro per saldare insieme i frammenti rotti.

Gli oggetti in ceramica riparati con l’arte Kintsugi diventano vere opere d’arte. Allo stesso modo anche la nostra storia e la nostra vita riparata con il perdono, diviene un’opera d’Arte meravigliosa.

L’impreziosire con la polvere d’oro ne accentua la bellezza, rendendo la fragilità un punto di forza. Ogni operad’arte-vita riparata, presenta un diverso intreccio di linee dorate, unico e irripetibile. La pratica si sviluppa attraverso l’idea che da una ferita possa nascere una forma ancora maggiore di bellezza estetica e interiore.

Anche noi possiamo compiere questo rito. Imparando a riparare e a sciogliere col filo d’oro il dolore sedimentato dentro di noi, come cura d’amore per sciogliere il dolore.

Il perdono cura il dolore antico

Ci vuole tanto amore per dare la cura giusta al nostro cuore addolorato. Dalla riparazione possiamo arrivare più agevolmente alla decisione di perdonare.

Il perdono ci libera, ci aiuta a dare significato e senso alla cura del nostro dolore antico. Non credete che sia arrivato il momento?

Possiamo compiere questo atto di amore verso di noi per lasciar andare ciò che proprio non possiamo cambiare. Il passato è passato e non può essere modificato. Oggi abbiamo le capacità e il potere di trasformare il nostro futuro. Volete finalmente sentirvi liberi e leggeri come farfalle, in grado di volare?

Per compiere questa scelta abbiamo bisogno di fare appello a tutto il nostro coraggio e al desiderio di diventare esseri liberi. Scegliendo la strada del perdono per sciogliere i nodi antichi del nostro cuore e poter andare oltre.

Una strada lunga, costellata dalla pazienza, non lineare. Caratterizzata da più atti di perdono. Tutte le volte che sarà necessario. Ogni volta che il dolore e i nodi non ancora sciolti si faranno risentire dentro il nostro cuore ferito.

Perdono per andare oltre

Desidero ricordare, in conclusione, che perdonare non è un gesto di debolezza o di resa. L’unica resa che dobbiamo compiere è quella verso il nostro orgoglio che spesso ci impedisce questo passaggio necessario per vivere pienamente.

Il perdono che cura il dolore é un dono prezioso di libertà estrema verso di noi. Di fatto nel perdono risiede la decisione consapevole del ricordare, ma anche del lasciare andare. Questo ci conduce ad una comprensione intima e profonda della possibilità di iniziare a sciogliere il dolore per poterlo trasformare.

Pertanto non è un semplice gesto, ma un vero e proprio processo di trasformazione. Ci accompagna nella dimensione costruttiva del nostro essere. Ci porta a vedere la nostra vulnerabilità e la nostra fragilità. Per tale motivo risulta essere così faticoso.

Per perdonare profondamente c’è bisogno di tanto coraggio e di tanto amore, per trarre la forza necessaria per amare noi stessi e per poter andare oltre i nostri limiti.

Il perdono in grado di curare il dolore antico rappresenta un’esperienza che ha un obiettivo ambizioso: vivere una trasformazione interiore profonda di significato antropologico ed esistenziale che cambia la nostra prospettiva di vita. Vivere questa avventura coraggiosa e Cosmo-artistica ci dona e ci restituisce la libertà e la gioia di stare al mondo insieme agli altri. Perché ci meritiamo di essere felici!

Vi lascio con una frase significativa:

“Noi avremo una nuova ragione di vita. Ci solleveremo dalle tenebre dell’ignoranza, ci accorgeremo d’essere creature di grande intelligenza e abilità. Saremo liberi! Impareremo a volare!”

(…da Il gabbiano Jonathan Livingstong – Richard Bach)

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