La prigione delle pretese ci toglie la libertà

Cosmo-Art e il counseling

La prigione delle pretese ci toglie la libertà. E’ una gabbia molto piccola ed angusta che ci tiene legati e ci impedisce di essere liberi.

Ma cosa significa pretendere? Vuol forse dire innanzitutto non essere liberi. Significa che deve accadere ciò che mi aspetto e desidero. Una bella pretesa non credete?

La pretesa quasi sempre è costellata da una visione parziale ed unilaterale di ogni situazione: la nostra. Una serie inesauribile di richieste e aspettative di cui spesso non siamo consapevoli.

Una prigione: sono io il padrone

Pretendere vuol dire sentirsi padroni a casa di altri. E’ sicuramente il modo migliore per rinchiudersi in un mondo di incomprensione e di rabbia. Un modo di vivere a senso unico in cui molto spesso non capiamo perché riceviamo solo rifiuti e otteniamo risultati negativi proprio su ciò a cui teniamo di più.

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Quando ci mettiamo nella posizione di pretesa tutto si mette di traverso e non riusciamo a realizzare nulla. Se non ricevere tante porte chiuse in faccia. Tanti bocconi amari da mandare giù che ci amareggiano e ci fanno anche arrabbiare molto.

La prigione delle pretese nasconde la presunzione

Cosa c’è che non va in ciò che abbiamo fatto, pensato o nel come abbiamo agito? Il più delle volte dietro le nostre richieste/pretese c’è un atteggiamento superbo, talvolta arrogante, il più delle volte presuntuoso ed egocentrico.

Questo atteggiamento ci fa pensare: io sono nel giusto, ho ragione io, non è possibile che mi sia sbagliato o sbagliata. Tutti ragionamenti dove ci sfugge di mano la comprensione della realtà. Perché parliamo e pensiamo solo attraverso la nostra visione unilaterale e oggettiva dei fatti.

La prigione delle pretese: una visione unilaterale

Ecco questo è il modo migliore per non vivere liberi ma legati e imprigionati dalla nostra ottica di riferimento. Sicuramente giusta solo per noi. Ma che ci impedisce di vedere oltre. Vediamo solo che  tutto dipende dagli altri, dall’esterno.

Infatti l’altro ha tante facce, l’altro è lo Stato, i medici, i genitori, il partner,  gli amici, gli insegnanti, la tecnologia, il datore di lavoro, il vicino di casa, l’amministratore di condominio ecc..

Come riuscire a vedere cosa c’è dietro tale atteggiamento? Se volete venire a vedere cosa si nasconde dietro i nostri pensieri e posizioni di pretesa che ci privano della nostra libertà, abbiamo bisogno di rifornirci di una buona dose di umiltà.

Pretesa e prigione: abbandono la rigidità e divento flessibile

Abbiamo bisogno di non pensare a senso unico. Dobbiamo necessariamente abbandonare il nostro punto di vista e la nostra rigidità per abbracciare il desiderio di ricercare la nostra capacità di esseri liberi.

Ciò che ci libera è potersi concedere di fare un viaggio di flessibilità e morbidezza. Un nuovo modo di posizionarci nella nostra realtà. Un atteggiamento che ci porta a vedere attraverso l’essere umili tutte le nostre pretese.

Se ripercorriamo i nostri pensieri con onestà possiamo ritrovare le aspettative e le pretese che nutriamo verso una situazione o un risultato che ci aspettiamo. Oppure verso di noi.

Dietro le Pretese cosa si nasconde?

Essere flessibili non è così semplice quando scopriamo che dietro le nostre pretese si nasconde la ferita primaria che ci ha indurito il cuore.

La nostra storia, ciò che ci ha addolorato e fatto soffrire da piccoli si riaffaccia sotto mentite spoglie. Ovvero sotto la forma della pretesa di essere accolti, ascoltati, amati, riconosciuti all’esterno esattamente come noi ci aspettiamo. Una forma di risarcimento per ciò che abbiamo subito, ma che non può essere compresa ne accolta da chi non ci conosce e non può nemmeno immaginare quali siano i nostri bisogni.

Il nostro bambino interiore proietta le sue vecchie esperienze sul presente con tutta la paura e la diffidenza che quelle esperienze gli hanno insegnato. Il presente potrebbe essere più amorevole di quanto crediamo, ma noi non ce ne possiamo accorgere perché siamo imprigionati dal nostro passato.

Una posizione efficace, per darci la libertà e uscire da tale prigione, è sicuramente quella di non crearci aspettative e di disporci con morbidezza e flessibilità verso ogni situazione. Il più delle volte non opporci al corso naturale degli eventi ma al contrario cavalcare l’onda sarà una posizione interiore che ci faciliterà nell’ottenere buoni risultati. 

Ciò che intendo non è noncuranza e disinteresse. Bensì il contrario; ovvero la posizione di umiltà nel fare con impegno tutto ciò che c’è da fare per raggiungere il risultato o l’obbiettivo a cui teniamo.

Prigione e pretese o libertà: posso scegliere

Una strategia possibile è sicuramente quella di essere consapevoli delle nostre scelte.

Se impariamo a vedere le nostre scelte, a renderci conto che abbiamo la possibilità sempre di poter scegliere, anche le situazioni più pesanti cambiano di valore. Ricordiamo a noi stessi la motivazione che c’è dietro i nostri comportamenti.

Per poter cambiare possiamo iniziare a non pretendere dagli altri ma anche da noi stessi. Pretendere di non sbagliare mai, vìola il nostro essere autentico e non ci permette di accoglierci per ciò che siamo: Esseri imperfetti e che commettono errori.

Questo atteggiamento richiede la flessibilità che ci aiuta a non interrompere il nostro percorso ai primi ostacoli che la vita ci pone davanti. A riconoscere che non siamo onnipotenti. A vederci come esseri che possono realizzare molto nonostante i propri limiti, anzi forse anche proprio perché limitati.

Stare fermi a guardare molto spesso è difficile e doloroso ma così possiamo valutare altre possibilità, iniziare ad andare oltre la nostra visione limitata e unilaterale. Sarà il processo lento e paziente che ci permetterà di arrivare alla meta. E ciò farà la differenza molto più del risultato ottenuto. 

Pretesa io ti abbandono e mi rendo libero

Per concludere la pretesa è dentro la nostra mentela creiamo noi e solo noi possiamo scegliere di lasciarla andare. Ascoltare le nostre pretese e divenirne consapevoli di averne molte, ci libererà dalla prigione che ci siamo costruiti. 

“Lasciando andare, diventiamo liberi di usare tutto il nostro potere mentale per godere di questo momento e creare un futuro meraviglioso”     Louise Hay

Decidiamo di essere liberi e di liberarci dalla nostra prigione per riappropriarci del nostro potere. Le scelte più difficili da fare sono quelle da compiere su di noi perché sono le decisioni che ci permettono di accogliere il nostro essere autentico e di rispettarlo per vivere liberi e felici.

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Counselor professionista - ai sensi della legge 4/2013 - con il metodo dell'Antropologia Personalistica Esistenziale

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