Cosmo-Art e società

Distacco : sapersi distaccare è un’arte

Distacco come cambiamento : nella vita cresciamo, evolviamo e ci trasformiamo. Ogni cambiamento però implica l’accettare di perdere delle parti di noi per lasciare spazio a parti nuove, lasciamo andare il vecchio per acquisire il nuovo. Questo passaggio però non è indolore, come ci dice Antonio Mercurio “lasciare le certezze dell’isola di Ogigia”è doloroso, significa lasciare ciò che conosciamo per l’ignoto, e affrontare questo è già un sforzo notevole. Richiede di cambiare lo schema mentale per cui il distacco è visto come doloroso, e certo in parte lo è , ma porta con sé anche l’idea del nuovo, dell’ inesplorato, della trasformazione e della crescita.

Già alla nascita, venendo alla luce e lasciando l’ambiente caldo e conosciuto dell’utero, affrontiamo un cambiamento e una perdita, usciamo dal grembo materno senza un appartamento, un piatto pronto, un lavoro o un’automobile e siamo dei neonati succhianti, piangenti, dipendenti e indifesi, nei primi anni di vita ci imbarchiamo nell’impresa di lasciare ciò che va lasciato per diventare esseri umani indipendenti.

Distacco come opportunità di crescita

Il secondo distacco importante è quello che attuiamo andando all’asilo-nido o all’asilo : lasciamo l’ambiente protetto della famiglia per conoscere i nostri primi amici, per avere il nostro primo contatto con l’esterno, con la società, lontani dalle cure amorevoli della mamma. E’ difficile diventare una persona indipendente, separarsi fisicamente ed emotivamente da nostra madre, sentirsi una persona distinta dalle altre, bisogna essere pronti altrimenti rischia di essere un passaggio troppo pesante e di creare un’eccessiva angoscia da separazione. Il distacco deve essere “accompagnato” con cura e con amore dal genitore in modo che il bambino si senta sostenuto nella fatica che sta facendo e non associ, in futuro, l’idea del distacco al trauma dell’abbandono.

Trasformiamo il trauma in opportunità

Tanti , anche da adulti, vivono qualunque distacco come un abbandono e non riescono ad accettare il cambiamento e la trasformazione che ne dovrebbe scaturire. Il distacco viene vissuto negativamente nella società odierna e viene recepito spesso, solo nella sua accezione negativa, è un “no!” e come tale viene rifiutato, a volte con reazioni anche molto aggressive. Ecco perché è importante che i genitori per primi insegnino ai loro figli il significato positivo che può avere un distacco, e che cerchino di far fare loro una sintesi tra il dolore causato dal distacco e la gioia che la trasformazione che ne consegue può portare. Così da grandi saranno in grado di comprendere che questo passaggio implica la capacità di fare una sintesi e di saper vedere i due aspetti dello stesso problema. E’ come passare ogni volta da un livello ad uno superiore ed ogni cambiamento porta sempre ad una nuova nascita, non dobbiamo spaventarci, ma accoglierla e viverla, come artisti della nostra vita.

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8 COMMENTI

  1. Io sono un romantico e mi distacco con difficoltà, lo ammetto, anche dalle cose che non mi piacciono. Forse non lo faccio per non vivermi il dolore, appunto, del distacco.
    Però è vero che la separazione ci deve essere altrimenti non vi sarebbe crescita e non ci sarebbe avanzamento e evoluzione, lo narra la vita intorno a noi fatta di “mira miliardi” ( questo termine l’ho inventato ora 🙂 ) di persone e di cose che ogni secondo cambiano che lo vogliono o no. Ieri mattina ho ascoltato una riflessione che mi è piaciuta tanto e parlava delle cose che vanno fatte in modo “adulto”. Cambiare e separarsi, trasforamrsi e ri crearsi sono passaggi che in parte nella vita accadono meccanicamente e sono il risultato di evoluzione insito nel patrimonio di vita biologica ed adattiva che è in noi, in parte però sono il risultato di un atto volitivo e hanno bisogno per essere dei “cambiamenti buoni” una modalità adulta nell’essere approcciati e portati avanti. In noi vive anche il piccoletto/la piccoletta che siamo stati e loro si sa che vogliono fare come dicono loro, sono testardi e orgogliosi. Ma se penso alla parola “adulto” allora mi sento – essendo io un adulto anagraficamente ed esperenzialmente parlando – che posso farcela, penso ed ho consapevolezza che non sarà facile e sento una specie di responsabilità positiva. Potere agli adulti/alle adulte, quindi, che siamo.
    Grazie key e complimenti per il bell’articolo…che poi i giovani giovani non pensino di essere immuni in quanto “non adulti”, perchè ognuno una un attitudine all’essere “adulto” nel proprio giusto spazio tempo e la vita chiede cambiamenti adeguati. Buona attitudine a fare cose da “adulti” a tutti, di ogni età. ( scusate ma mi è scappata “la voglia di scrivere” 🙂 )

  2. E sì, il distacco da qualcuno a cui si tiene è sempre doloroso, ma anche da qualcosa o da un animale. Fa parte della vita ma è importante non restarne bloccati. Ci insegna sempre qualcosa e ci aiuta anche. Sta a noi accoglierlo. Grazie Kay per avermi fatto riflettere.

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