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La Vita ha un progetto esistenziale per me!

La Vita ha un suo disegno segreto e ha bisogno di noi, per portarlo a compimento. Sì, proprio di Noi! La Vita ci ha voluti e desiderati e ci ha assegnato un compito, un progetto esistenziale da realizzare. Una bella responsabilità, sempre ammesso che esista in noi consapevolezza di esso!

Compito?!? Missione esistenziale?!?! ….Dove, perché, quando mai?!?!?!?!?

I ritmi e gli impegni che scandiscono la nostra quotidianità, i dibattiti in televisione, le crisi economiche e le guerre che flagellano il pianeta, ci suggeriscono piuttosto la necessità di sopravvivere; la necessità di trovare il modo più indolore possibile per metterci in salvo, possibilmente insieme a chi amiamo. Dobbiamo avere una casa, un lavoro che ci permetta di pagare le spese e di fronteggiare le emergenze, degli affetti con cui condividere la nostra esperienza di vita, che appaghino il nostro bisogno di amore.

Progetto esistenziale e ricerca di senso

Crediamo di dover vivere, come espletando una pratica. Inutile sforzarsi di rintracciare a tutti i costi un senso, un significato nascosto nelle pieghe imperscrutabili delle nostre mille vicissitudini esistenziali!

Dobbiamo fare i conti con quella parte di noi, che afferma che la nostra esistenza non ha uno scopo preciso, che essa è solo un puro caso, talvolta neanche troppo fortunato!

Rimuovere l’esistenza di questa parte ci mette nella condizione di subirla passivamente, senza possibilità alcuna di fronteggiarla. Se “Dio è morto”, se non esistono valori liberi e originali dentro di noi a cui ispirare la nostra vita, se non esiste un progetto che definisce la nostra unicità e ci fa alzare la mattina, la nostra vita è davvero appiattita alla mera sopravvivenza!

Come ci autosabotiamo: progetto esistenziale vs progetto vendicativo

Siamo sicuri di meritare così poco? Siamo sicuri di onorare in questo modo il dono della Vita, che abbiamo ricevuto?

Spesso il giudizio implacabile, al quale sottoponiamo la nostra Storia, è ostativo al contatto con il progetto personale di cui siamo portatori. Se le nostre migliori energie le impieghiamo, per maledire l’imperfezione della nostra Storia –  l’imperdonabile imperfezione di nostra Madre -, e per vendicarci dell’offesa subita, questo progetto vendicativo oscurerà totalmente il progetto d’amore di nascere alla nostra realizzazione profonda.

Se percepiamo noi stessi come vittime, non ci riconosceremo la libertà di esprimere i talenti che la Vita ci ha donato; né ci riconosceremo la responsabilità di creare bellezza, per noi stessi e per contribuire al progetto più ampio della Vita.

Progetto esistenziale vs distanza da noi stessi

Ci vendichiamo attraverso le scelte che compiamo; ma anche attraverso quelle che non compiamo. Lo facciamo con sobrietà, senza volgari ed eclatanti spargimenti di sangue. Ci vendichiamo rinunciando ad essere noi stessi, abdicando ad esprimere la nostra natura autentica. Agiamo il nostro progetto vendicativo, colpendo con inquieta disinvoltura noi stessi. Salvo poi non riconoscerci in alcuni aspetti della vita che conduciamo: nel lavoro, piuttosto che nel ruolo che ricopriamo nella società e all’interno della nostra famiglia.

Progetto esistenziale vs insoddisfazione

L’insoddisfazione relativa a questi aspetti può essere talmente forte, da farci sentire imprigionati in gabbie, che abbiamo costruito con le nostre stesse mani. Sono le gabbie dei ruoli che ci troviamo ad interpretare; le gabbie delle maschere, che abbiamo scelto di indossare in risposta ad un dolore arcaico, troppo faticoso da contattare e affrontare a viso scoperto. E allora via a spendere la nostra vita, inseguendo la perfezione, sposando la missione di salvare gli altri, mantenendo il controllo su qualsiasi cosa, fuggendo dal contatto con chi ci è accanto….Tutto tranne realizzare noi stessi! Tutto funzionale a poter fare la vittima e a vivere nel rantolo lamentoso della distanza da sé!

L’insoddisfazione urla a squarciagola che siamo sulla strada sbagliata. Ma noi abbiamo messo tappi di cera nelle orecchie, sbarre intorno al cuore e macigni sulla pancia. Per non essere convertiti da nessuna saggezza, raggiunti da nessuna emozione, risvegliati da nessun desiderio.

Progetto esistenziale: una ricerca!

E se decidessimo di rinunciare alle maschere che ci proteggono dal dolore? Entrando in contatto con la nostra ferita, incontreremmo il nostro vero volto. La nostra identità autentica è imprigionata e soffocata dalle maschere, che abbiamo utilizzato a lungo come corazze. E così il progetto che la Vita ci ha assegnato: anch’esso alienato dai nostri tentativi di difesa!

Il progetto personale non è a portata di mano, va dissotterrato dagli abissi dell’amnesia in cui l’abbiamo collocato. Per dimenticare e allontanare il dolore, abbiamo allontanato da noi anche il senso del nostro essere nel mondo. Ci siamo persi, smarriti nella negazione e nella contraffazione di noi stessi.

Per tornare a Casa, ora possiamo seguire degli indizi, che la Vita ha messo lungo il nostro percorso e che noi abbiamo ignorato, perché corrispondenti ad eventi traumatici.

Progetto esistenziale e dolore

Serve umiltà, per accettare che la Vita ci sveli il progetto che ha per noi attraverso il dolore, attraverso i no, attraverso il contatto con l’impotenza.

Serve concepire se stessi come Ricercatori, qui per imparare una lezione che ancora ignoriamo, per comprendere che la Vita utilizzi il dolore per metterci sulla strada, che eravamo destinati a percorrere.

Il dolore, che arriva a travolgere le nostre certezze, è un motore che attiva in noi una ricerca esistenziale. Togliendoci l’illusione di possedere il controllo sulle cose, sradicando la menzogna di essere onnipotenti, il dolore spazza via i progetti che ci eravamo dati. Fa sì che noi possiamo interrogarci sulla nostra identità, sul nostro posto nel mondo, sul senso della nostra esistenza, e ci spinge a cercare incessantemente risposte. Di giorno, di notte e poi ancora e ancora…

Il dolore – se non rimosso – munisce di antenne speciali, capaci di sintonizzarci coi canali dell’ascolto e del contatto con noi stessi.

Le verità del nostro Sé: chi siamo

Serve confidare nella propria capacità di connettersi con il Progetto che la Vita ha per noi, partendo dalla decisione di attraversare il nostro dolore.

Serve avere fiducia e disciplina, per costruire giorno dopo giorno la capacità di arrendersi al proprio ; la capacità di arrendersi alle verità di cui è portatore, anche quando sono così lontane dalle verità della nostra mente; la capacità di arrendersi alla propria vera identità, anche quando è terribilmente diversa dall’immagine di noi che abbiamo nutrito per anni.

Armiamoci allora di amore, pazienza e fiducia! Ci aiuteranno ad imparare a percepire noi stessi più grandi della nostra ferita, a saper trascendere il vittimismo e volare alti sul nostro trauma, ad acquisire l’umiltà di saperlo anche ringraziare per ciò che ci ha insegnato.

Lontani dal vittimismo, saremo liberi di essere noi stessi. Saremo responsabili e grati del progetto esistenziale inciso nella nostra anima.

 

 

 

 

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