La Cosmo-Art e i Figli

Come insegnare ai nostri figli a dimostrarsi grati

Come insegnare ai nostri figli a dimostrarsi grati? Sicuramente attraverso l’esempio. Questo presuppone un passaggio. Che i genitori siano i primi, a dimostrarsi grati, che siano i primi ad accogliere nella propria vita il valore della gratitudine cogliendone ogni momento profondamente il senso. Dimostrarsi grati, è un esercizio che se fatto quotidianamente porta l’essere umano a contattare il pieno, a godere della bellezza realizzata, a festeggiare la ricchezza della vita. Coltivare la gratitudine, ha come beneficio non solo lo sviluppo della capacità di amare, ma ha anche quello di apprezzare la nostra bontà e quella degli altri.
Essere persone grate, significa andare a ricercare dentro di noi, ciò che riceviamo in dono, dalla Vita e dall’Universo, da noi stessi e dagli altri e che aggiunge valore alla nostra esistenza.

Come insegnare ai nostri figli a dimostrarsi grati. Probabilmente, dimostrarsi grati e rendere la gratitudine uno stile di vita, è un grande dono che facciamo in primo luogo a noi e che pertanto possiamo poi sperare di passare alle future generazioni. I nostri figli sono li che ci osservano, ci studiano, guardano il mondo anche attraverso i nostri occhi. Sono i testimoni primi, del potere della gratitudine. Questo accade chiaramente se hanno la possibilità di respirarla attraverso la nostra capacità di essere grati. Per le piccole e le grandi cose, per le gioie e per i dolori, per l’abbondanza e per la mancanza.

I nostri figli, probabilmente, seguiranno l’esempio.

Invidia e gratitudine

Cosa succede se non si è grati? Che l’ingratitudine si fa largo nella nostra anima, e scrive una storia. L’ingratitudine ci rende ciechi alle bellezze della Vita e apre la via all’invidia. Quindi, l’invidia è il rovescio della stessa moneta: quella dell’ingratitudine. Ovverosia, se non siamo grati, non contattiamo la bellezza dentro e fuori di noi. Probabilmente svilupperemo la tendenza a vedere quella dell’altro. Tuttavia, se l’altro “è meglio” rispetto a noi, ecco allora che scatta l’invidia.

Come ci spiega la Psicoanalista Melanie Klein in Invidia e gratitudine, anche nel periodo neonatale si sperimenta l’invidia. Proprio nel rapporto duale tra madre e figlio, ovverosia nel primo rapporto oggettuale del bambino; quello con il seno materno. Il seno è fonte di nutrimento, quindi di vita. Un seno ricco, che nutre, possiede tutto ciò che il bambino desidera. Questo può suscitare gratificazione, ma anche invidia. Dipende da come il bambino percepisce il seno materno.

In ogni caso, l’invidia è un elemento che ci appartiene, che alberga nella nostra anima. Bisogna solo saperla indirizzare alla costruttività. In che senso? Nel senso che se proviamo invidia, probabilmente è per qualcosa che l’altro ha in più rispetto a noi. Allora possiamo prendere questa grande energia – questo fuoco che brucia – per realizzare ciò che desideriamo. Quindi, quella sensazione di dispiacere o fastidio che proviamo (caspita, vorremmo farlo fuori in qualsiasi modo possibile!) può essere invece la nostra più grande spinta/motivazione al cambiamento, al nuovo. A realizzare ciò che abbiamo visto nell’altro e ci è invece tanto piaciuto. Così facciamo un salto quantico dall’invidia alla gratitudine. E’ già, non esagero affatto! Saremo grati, nel momento in cui la persona invidiata sarà stata per noi la molla che ci ha spinti invece alla realizzazione. Se facciamo gli artisti.

 

Dimostrarsi grati: dal vuoto al pieno

Come afferma il Prof. A. Mercurio, la matrice principale che alimenta l’invidia per gli altri è l’avidità. E l’avidità è una delle contraddizioni di fondo dell’essere umano. Dov’è la contraddizione? Nella presenza contemporanea di due opposti: l’orrore del vuoto e l’intollerabilità del pieno.
Rispetto all’intollerabilità del pieno, il Prof. Mercurio ancora afferma: “Se l’uomo fosse pieno, non potrebbe più lamentarsi di essere vuoto e il lamento è il modo abituale per illudersi di colmare il vuoto”.

In buona sostanza, gli altri sono i depositari di quella pienezza che a noi invece crediamo non appartenga. Crediamo che gli altri siano nel pieno, e per quanto ci riguarda invece, ci vediamo costretti nel vuoto che ci appartiene e che oltretutto crediamo ci possieda. Come diamo sollievo a questo dolore? Se l’altro possiede tutto e noi non possediamo nulla, a parte il vuoto chiaramente, ecco che arriva la soluzione: facciamo fuori l’altro. Mi viene in mente la tanto generosa frase della Regina Rossa nel film Alice in Wonderland: “Tagliategli la Testa”.

Insomma, è mai possibile che l’erba del vicino è sempre la più verde?
E’ mai possibile che il centro sia sempre l’altro? Il centro siamo noi stessi e la bellezza, la felicità, il pieno sono da ricercare dentro di noi. Non fuori. Fuori non è noi! Il vuoto va esperito, attraversato con tanto coraggio, molta umiltà ma con la fiducia certa che entrandoci, scopriremmo un luogo che potremmo colmare con continui atti di amore e di gratitudine. E’ solo attraversando il vuoto, che possiamo contattare il pieno e la Bellezza della Vita.

“L’avido è colui che non è mai contento né di quello che è, né di quello che ha. L’avido è colui che, per non affrontare il vuoto, tra la gioia e il piacere malsano, sceglie sempre il piacere malsano” Prof. A. Mercurio

 

La bellezza di essere grati

Come insegnare ai nostri figli a dimostrarsi grati. E’ possibile dimostrarsi grati ogni giorno, al nostro corpo, casa accogliente, che ci permette di essere. Alla bellezza e alla ricchezza della Vita, alla generosità dell’Universo, che in ogni attimo possiamo contattare attraverso innumerevoli forme e colori. Alla saggezza, al coraggio. Ai genitori biologici, alle Guide spirituali per la nascita biologica e le tante rinascite che aprono le porte alle nostre nuove identità. A tutto ciò che distruggiamo e a ciò che ricostruiamo. All’odio all’amore,  all’orgoglio e al perdono e ai tanti opposti che con fiducia proviamo ad armonizzare lungo il viaggio della vita; alla strada percorsa, alle gioie e soprattutto anche ai dolori.

Potremmo andare avanti all’infinito e ancora. Allora se abbiamo così tanti, infiniti, motivi di gratitudine, probabilmente abbiamo anche la possibilità di contattare il pieno e accedere ancor di più ai doni e alla Bellezza della vita. Ecco come possiamo insegnare ai nostri figli a dimostrarsi grati. Dimostrandoci grati.

Sono infinitamente grata alla Dott.ssa Paola Capriani, che qualche anno fa, in uno dei suoi Laboratori di Teatro della Cosmo-Art, ci ha fatto il dono di sperimentare “100 giorni di gratitudine”. Sono stati cento giorni di ricchezza, di consapevolezza, di bellezza. Sicuramente i più ricchi di tutta la mia vita. Questa ricchezza interiore, questo senso di pienezza è il potere della gratitudine.

Questa è una straordinaria eredità che possiamo lasciare in dono ai nostri figli, dando noi per primi l’esempio.

 

 

 

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