La Cosmo-Art e il Counseling

L’altro è una parte di me

I colleghi di ufficio sono una fortuna o una iattura? Dipende da quanto siamo disponibili a considerare l’Altro come una parte di noi. Ovvero l’Altro come specchio simbolico per vedere parti di noi e temi che ci riguardano profondamente e che senza il confronto con l’altro faticheremmo a riconoscere.

L’ambiente di lavoro e la qualità della relazione che sappiamo costruire con i colleghi di ogni ordine e livello, senza dubbio incide sulla qualità della vita.

Molte aziende al fine di migliorare “l’ambiente lavorativo” investono nel Team Building, metodologia esperienziale che si occupa della formazione del gruppo in ambito lavorativo, che ha tra gli obiettivi principali il miglioramento della prestazione lavorativa.

Insieme al Team Building, è altrettanto importante a beneficio di tutto il team di lavoro, che i singoli partecipanti lavorino su se stessi per una migliore consapevolezza del proprio mondo interiore.

Liberi di creare la nostra realtà

I colleghi non si scelgono, forse!? Soprattutto quelli che riteniamo antipatici o così diversi da noi e lontani dalla nostra sensibilità.

Una prima reazione quando proviamo un disagio/dispiacere nella relazione, è quella di incolpare l’altro che diventa un concentrato di difetti odiosi. In altre parole la responsabilità è del collega che ha un brutto carattere.

Altra modalità reattiva è la rimozione dell’accaduto. Facciamo finta che non sia successo nulla, come se fosse normale essere trattati con poco rispetto. Senza un’elaborazione ed un’assunzione di responsabilità si arriva ad un perdono frettoloso che somiglia ad un “condono”.

Il “collega iattura” lo creiamo noi ogni volta che ci alleiamo con il vittimismo e il sadomasochismo.

In entrambe le modalità, non siamo al timone della nostra vita. Navighiamo in acque minacciose e ci lasciamo portare alla deriva dalle parti distruttive.

Se ci poniamo in chiave evolutiva, come artefici ed Artisti della Vita, come propone la Cosmo-Art, noteremo che tutto ciò che arriva come esperienza, è attratto da noi e può essere potenzialmente prezioso per conoscer-si meglio o come stimolo necessario per crescere e migliorarsi.

Possiamo immaginare di essere interconnessi in un’ampia e fitta rete energetica, dove l’altro con le proprie parti buie, ma anche con quelle luminose, esprime una parte del tutto.

Ad esempio se un collega è aggressivo con noi, potremmo lavorare sulla parte di aggressività che probabilmente ci appartiene e che non siamo ancora pronti ad assumerci come nostra.

Possiamo anche porci la domanda: in quale ambito della mia vita sono aggressivo? Oppure: quanto ancora aggredisco me stesso e permetto all’altro di trattarmi con poco rispetto?

Crescere nell’amore per se stessi

L’oggetto di osservazione che merita amore e attenzione non è l’altro, siamo noi! Sono i nostri vissuti profondi che possiamo mettere a fuoco sempre meglio grazie alla relazione con l’altro.

Se accettiamo questa chiave di lettura simbolica, diventa interessante osservare che le difficoltà, le dinamiche dolorose, sono occasioni preziose per riflettere su noi e sulle nostre parti infantili e ferite, per arrivare a sciogliere le complicità con le parti arrabbiate e vendicative che ci avvelenano la vita e che ancora alimentiamo.

Facendo un ponte con la nostra storia personale, ovvero collegando interiormente la ferita di oggi e la ferita antica, non avremo più bisogno di delegare all’altro le nostri parti o di attrarre situazioni di conflitto.

Per sciogliere i legami con le modalità distruttive, occorrono numerose decisioni di amore per se e umiltà che non vuol dire accettazione masochistica del dolore. Il collega rimane comunque responsabile delle sue azioni.

L’umiltà fondata sull’amore per se stessi sa piegare l’orgoglio ferito e porta al perdono vero di noi e delle nostre fragilità e poi successivamente al perdono dell’altro.

Potrebbe essere necessario del tempo per rinforzarci nell’amore e nella fiducia.
Alcuni temi si presenteranno nuovamente e ci sembrerà di conoscerli, ma se torneranno vorrà dire che il nostro Sè, che ci ama tantissimo, vuole la nostra evoluzione e per questo ci spingere ad andare più a fondo nel processo del perdono e nella capacità di amare.

Se a questa presa di coscienza seguirà una trasformazione profonda di noi e una nuova bellezza trasformativa, allora potremo essere grati ai colleghi e dire: che fortuna avervi incontrati nel mio cammino!

scuola counseling

4 COMMENTI

  1. Molto interessante e attuale. Grazie per questo articolo che è stato un vero percorso dentro e fuori di me. Complimenti.

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