Ricostruire la mia culla

La Cosmo-Art e il Senso della Vita

Ricostruire la mia culla. In questi tempi difficili potremmo equiparare la culla alla nostra casa, al nostro rifugio sicuro, dato che è stato il luogo in cui siamo stati rinchiusi a causa di un’improvvisa quarantena, l’unico spazio in cui ci siamo sentiti al riparo da un virus arrivato da lontano. Le statistiche ci dicono che in tanti, appena è stato possibile, sono andati a comprare qualcosa di nuovo per la casa nei negozi di arredamento, come a voler arricchire e completare il luogo che li ha protetti, come a rendere più accogliente il nido.

Chiusi dentro

Ci siamo trovati chiusi dentro e molti di noi hanno rivissuto, senza averne una percezione precisa, un tempo ben più lontano, quello in cui eravamo chiusi dentro un altro nido, la pancia di nostra madre ed è facile che in quel periodo noi si abbia vissuto le esperienze più diverse. Ci può aiutare il fare un ponte tra il presente e quel tempo.

La ferita

Sicuramente l’utero di nostra madre è stato in gran parte accogliente e pieno d’amore, ma altrettanto sicuramente vi abbiamo vissuto dei conflitti, delle paure e dei dolori. In che momento siamo stati concepiti? Quale era il sentire del cuore di nostra madre? Basta che lei ci abbia inizialmente rifiutati, certo non per cattiveria, ma anche solo perché spaventata o disorientata, o che ci abbia desiderati di un sesso diverso ed ecco che il feto, che recepisce qualunque stimolo esterno ed interno, ha sentito una ferita alla propria identità, o una ferita tout court. Questa ferita è stata accantonata nelle profondità del nostro cuore e possiamo presumere che per alcuni sia emersa di nuovo solo ora.

Campanello d’allarme

Così si può spiegare perché tante persone, nel periodo della quarantena hanno sentito un’inquietudine profonda, un dolore sottile e sconosciuto, perché sono rientrate inconsapevolmente in contatto con una ferita molto antica. Essere costretti in uno spazio chiuso, accogliente sì, però obbligati di non uscirne, ha riprodotto una condizione che avevamo completamente dimenticato a livello cosciente, ma che è rimasta in noi a livello inconscio. E dato che il nostro inconscio è sempre al lavoro, l’antico disagio si è manifestato attraverso nervosismo, frequenti risvegli notturni, insonnia, angoscia o rabbia incontrollata. Il nostro corpo, che è sempre un attento messaggero del nostro disagio, ha fatto suonare un campanello d’allarme e noi ora possiamo scegliere di ascoltarlo. Non è facile né scontato riuscire ad entrare in contatto profondo con noi stessi, con il nostro spazio interiore, come sempre sta a noi decidere se farlo o no.

Ricostruire

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Non abbiamo assolutamente memoria del periodo della gravidanza di nostra madre, ma possiamo ricostruire in parte ciò che è successo quando eravamo chiusi dentro nell’utero, attraverso tutti i fatti difficili e complicati che ci sono accaduti in seguito, nel tempo, perché la vita ci ripropone sempre gli stessi ostacoli finché non li superiamo elaborandoli. Possiamo scegliere di accogliere queste emozioni che arrivano da tanto lontano e decidere di contattare angosce e dolori molto antichi, possiamo esplorare le nostre zone d’ombra e riuscire a bonificarle, a sanarle e a trasformarle, attraverso l’ascolto profondo di noi stessi, perdonandoci e perdonando gli altri.

La via del perdono

Per perdonare è necessario piegare il nostro orgoglio ferito e solo successivamente possiamo accettare ciò che abbiamo patito e trasformare i nostri dolori in forza amorosa, perché questa ci può servire per cambiare la nostra storia, non solo quella passata ma anche quella del nostro presente.
” L’ amore è azione” ci dice Antonio Mercurio ed anche se non è affatto facile, possiamo decidere di agire, di creare qualcosa di assolutamente nuovo e di creare bellezza nella nostra vita e in quella degli altri.

Questo ci suggerisce l’Antropologia Cosmoartistica, offrendoci tutti gli strumenti necessari per apprendere a riparare, per ricreare la nostra storia nella culla, per ricostruire una culla tutta nuova e splendente, piena di fiducia, di accoglienza e d’ amore e per custodirla dentro al nostro cuore per sempre.

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2 COMMENTI

  1. Cara Kay,
    grazie per questo articolo così profondo, sento nelle tue parole la saggezza di un lungo percorso evolutivo, di crescita e trasformazione. Avere consapevolezza della nostra storia ci aiuta a riparare, a fare pace con stessi e attuare il perdono autentico.
    Un abbraccio,
    Giulia

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