Dieci modi per costruire l’albero della resilienza

Cosmo-Art e il Counseling

Cosa significa resilienza? Siete pronti per fare un viaggio di crescita per costruire in 10 tappe l’albero della resilienza dentro di voi. Costruiamolo insieme! Oggi si parla tanto di resilienza, ma qui ne vogliamo parlare dal punto di vista della Cosmo-art.

Prima tappa

La prima tappa la possiamo già estrarre dal significato della parola. Quello generico, che ho trovato nel vocabolario sul termine resilienza è: “capacità di assorbire un urto senza rompersi”. Ovviamente questa spiegazione riguarda i materiali. Mi piace però trovare un assonanza, tra questa spiegazione e il significato del termine riferito alle persone.

Mi spiego meglio. Desidero parlare di resilienza per creare un collegamento simbolico con la capacità di una persona di affrontare gli ostacoli e le difficoltà, per riuscire ad avere questa ottica di riferimento affermando: decido di piegarmi ma non mi spezzo; nel senso che accolgo la situazione ma non mi distruggo, non mi lascio annientare.

Iniziamo proprio da qui, a vedere quale significato nuovo dare a questo termine, per poter mettere le radici per la costruzione del nostro albero della Resilienza.

Seconda tappa

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Questo termine, riferito alle persone, indica la capacità di un individuo di affrontare un evento critico o traumatico che suscita sentimenti negativi e provoca sofferenze, ritornando alla condizione positiva, uscendone rinforzati e trasformati. Le persone resilienti sono in grado di trovare la forza per affrontare tali situazioni traumatiche e sono capaci di trasformarle. 

La seconda tappa riguarda oggi, le prime radici del nostro albero, le quali affondano sicuramente dentro la capacità di essere flessibili verso di noi e verso le situazioni e gli eventi che ci accadono. Lo possiamo considerare un metodo, una metodologia per affrontare la vita. Una speciale capacità efficace ed utile per tutti, da affinare per vivere meglio.

E si, perché il nostro albero non cresce in un giorno! Ha bisogno di un allenamento continuo per trovare il modo per accrescere il suo fusto ben radicato e solido verso il modo di affrontare gli eventi della vita.

Terza tappa

La terza tappa è quando riusciamo a diventare morbidi e accoglienti. Prima di tutto verso di noi, e poi verso l’esterno, verso gli altri. Questo elemento ci permetterà di piegarci ma di non spezzarci quando ci troveremo ad affrontare eventi e situazioni difficili.

La capacità di non lasciarci annientare dalle situazioni traumatiche, abbandonando quell’atteggiamento rifiutante e ostile ci aiuterà a trasformarle nel modo migliore.

Resilienza: Quarta tappa

Un altro modo – la quarta tappa – per far crescere il nostro albero sano, è quello di fare nostro il pensiero che ciò che ci accade non succede perché la vita o qualcuno si diverte ad accanirsi contro di noi. In poche parole, vogliamo affermare, forte e chiaro, che la sfiga non esiste!

Se pensiamo invece il contrario, ci deresponsabilizziamo e di conseguenza mettiamo nelle mani di altri, ossia all’esterno, il nostro meraviglioso potere di decidere della nostra vita. Non abbiamo persecutori esterni ma molti, ben camuffati, persecutori interni!

Quinta tappa

La vita spesso, ci mette alla prova. Ogni accadimento invece ha un senso e un significato. La quinta tappa sta nel cercare di dare un senso a ciò che ci è accaduto. E’ importante porsi questa domanda: Cosa devo capire da questo evento? Che senso ha? Piuttosto che dire perché a me? E’ da questo atteggiamento proattivo che possiamo partire per ancorarci con fiducia e coraggio ad accogliere anche la situazione più difficile da affrontare. Per accrescere il nostro albero della resilienza.

“Scegliendo la nostra reazione in una determinata circostanza, noi possiamo esercitare un forte influsso sulla circostanza stessa”.    Stephen R. Covey

Resilienza: Sesta tappa

L’albero della resilienza continua nella sua crescita – con la sesta tappa – se non ascoltiamo le voci ammaliatrici e distruttive di scoraggiamento, confusione, disorientamento che ci avvolgono.

La capacità di mettere in atto la resilienza dipende dalla concezione che abbiamo di noi stessi, del mondo e delle persone circostanti. Ed anche dalla considerazione che abbiamo degli altri: gli altri riescono e io no, gli altri sono migliori!  I pensieri che abbiamo dell’ambiente circostante; che spesso percepiamo come un posto pericoloso, imprevedibile e pieno di insidie e problemi, è ciò che influenza la nostra capacità di essere resilienti.

Per non farci soggiogare dalle nostre voci interne distruttive dobbiamo necessariamente usare tutta la nostra energia e forza per zittirle. Prendiamo una decisione: quella di riconoscere tali voci e decidiamo, una volta per tutte, di allenarci a non ascoltarle e a sostituirle con pensieri e parole costruttive. Pensieri felici che rappresentano il cibo migliore per nutrire la nostra mente.

Per riconoscere a che punto siamo nella nostra capacità di essere resilienti, possiamo osservare come reagiamo quando ci capita un evento negativo.

Settima tappa

La settima tappa del diventare resilienti si realizza quando, di fronte alle difficoltà e agli eventi traumatici non ci arrendiamo. Troviamo la forza di andare avanti e diventiamo addirittura capaci di trasformare l’evento negativo subito in una fonte di apprendimento che ci consente di acquisire competenze utili per migliorare la nostra vita.

I meccanismi resilienti sono presenti in ciascun di noi e possono essere messi in atto da ognuno. Pertanto, ogni persona è, potenzialmente, un individuo resiliente.

Resilienza: Ottava e Nona tappa

Tuttavia, servono altre capacità per poter avere un atteggiamento resiliente. Altri comportamenti virtuosi e necessari da mettere in atto sono una buona comunicazione e l’ironia.

Affrontare la situazione con l’ironia non va inteso come un tentativo di ridicolizzare gli eventi traumatici della vita, ma come la tendenza a mantenere una certa distanza dagli eventi negativi, per allentare la pressione. Per mantenere la lucidità necessaria per risolvere i problemi da essi scaturiti. L’umorismo permette, inoltre, di rielaborare l’emozione associata all’evento traumatico, facilitando la comunicazione e la condivisione dell’evento negativo con gli altri.

Da questo atteggiamento scaturisce quello della buona comunicazione con se stessi e con gli altri intorno a noi. Il nostro esempio e la nostra posizione è importante per creare un buon clima, per affrontare la situazione anche con le persone che ci sono vicine.

Decima tappa: un nuovo modo di vivere

Siamo alla conclusione del nostro viaggio in dieci tappe. E l’ultimo passaggio, non meno importante dei precedenti per mettere in atto la vera resilienza è che abbiamo bisogno di cambiare la nostra ottica di riferimento. Non necessariamente ottimistica a tutti i costi ma realistica e consapevole. Una concezione di sé stessi, degli altri e del mondo che rispecchi la fiducia nella vita e in noi come esseri capaci di affrontare qualsiasi difficoltà.

Mantenere un atteggiamento realistico ci permette di adattarci alla realtà in maniera consapevole. Tale adattamento consiste nel considerare gli eventi negativi e traumatici come opportunità da utilizzare e da cui trarre utili spunti per la propria crescita e per migliorare la propria vita, e non come minacce sotto le quali soccombere.

La Cosmo-Art ci ricorda che la vita ci ama profondamente e noi siamo ricercatori di Bellezza in ogni situazione, per poter trasformare la nostra vita in una vera opera d’Arte!

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2 COMMENTI

  1. Cara Federica,
    ti ringrazio per questo significativo viaggio fatto di importanti tappe verso la resilienza. E’ stata una lettura molto bella e ricca di senso. Te ne sono grata.
    Un abbraccio,
    Giulia.

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