Storia di una Festa, di un Convegno e di un Teorema ambizioso.

Perché esiste il dolore? Secondo Antonio Mercurio il dolore è una forza cosmica, che serve a trasformare noi, in artisti della nostra vita e in artisti dell’universo. Questa frase può bene sintetizzare il senso dei lavori dell’VIIIḞ Laboratorio di Antropologia Cosmoartistica, uno dei due Convegni annuali organizzati dalla Sophia University of Rome (S.U.R.). L’evento è stato realizzato il 1 e 2 Dicembre a cura dello IASSC, l’Istituto di Antropologia, Sophianalisi, Sophia art, Cosmo art di Ascoli Piceno e i lavori si sono svolti nella splendida cornice di Villa Tuscolana, a Frascati. Il Convegno, indetto Sophia University of Rome, è stata l’occasione per vedere riuniti dalla stessa sete di conoscenza, studiosi ed appassionati di ogni età e formazione.
Per me è stato il mio primo laboratorio di Cosmo art, e, appena arrivato, l’emozione che mi ha colto è stata di grande comunione: rappresentanti degli istituti d’ogni parte d’Italia, ma anche da Parigi, Marsiglia, Mosca hanno risposto al convegno biennale della S.
U.R.

Obiettivo dei lavori: lo studio del Terzo teorema della Cosmo Art, con l’interpretazione che ne dà lo IASSC. Intanto una bellissima tela con i simboli dell’Istituto viene montata a mo’ di vela su un lato del palco: serve a volare simbolicamente da un universo ad un altro. Ed in infatti ad una attenta analisi, quelli che sembravano semplici disegni, si rivelano metafore di un cammino interiore di straordinaria intensità.

Una sensazione molto forte mi coglie all’improvviso: gli artisti mettono in scena un parto camminando all’interno di un “canale uterino” di stoffa arancione. Difficoltà, ansie e paure salgono dentro di me all’improvviso dall’abisso di una memoria che può essere solo cellulare. Una ragazza russa racconta nel suo scritto la strada che l’ha portata ad Ascoli e la sua scoperta della Cosmo Art, momenti di dolore all’interno di un corpo di fanciulla posti lì davanti per farmi riflettere sul mio cammino. Poi la formula della “Bellezza seconda” colpisce il mio animo razionale. Dalla fusione degli opposti, come amore-odio e maschile-femminile, unita alla spiritualità si può produrre quella bellezza che in natura non c’è ma che possiamo creare agendo come artisti della nostra vita e lavorando intorno al nostro dolore più grande, giorno dopo giorno. Solo la presenza di queste tre grandezze, porta a vivere nello spazio tridimensionale, solo questa condizione interiore porta a realizzare la bellezza seconda Un’altra relazione, un altro vissuto e un’altra emozione e si abbassano le luci per il secondo lavoro che unisce danza e teatro.

L’inizio vede alcuni “attori” sotto un lenzuolo appena rischiarato dall’interno dalla luce di una lampadina. Frasi di dolore mista a speranza escono dalla penombra e una madre simbolica cerca di rallentare la loro “nascita”. Alla fine però vengono alla luce e con un movimento corale dei nastri colorati li uniscono tra loro, nastri che sembrano fili di seta tessuti da un baco. Fortissimo è il simbolismo che mi arriva al cuore: nessuno è in grado di sapere se la tela che si è tessuto in vita effettivamente diventerà uno splendido vestito, ma il gruppo, la coralità, possono rendere possibile ciò che da soli non sarebbe possibile. E così, i fili di seta fanno capolino tra il pubblico e mi portano al centro di questo nuovo universo creato dalla solitudine e dal dolore, ma trasformatosi in un mondo colorato e gioioso. Il sentimento di gratitudine che traspare dal momento successivo è tutto per il “maestro”, Italia Gabriella Sorgi, mentore dei ragazzi dello IASSC. Non è presente al laboratorio cosa che permetterà ad alcuni tra noi di esprimere il loro dolore, specie nel giro finale di emozioni prima di cena, un momento in cui, chi vuole in piena libertà, può parlare di se e delle sensazioni provate.

Dopo cena abbiamo un incontro col flamenco e il tango. Queste due danze così diverse ci proiettano verso una comunione, prima con noi, poi con il partner e infine con l’universo intero. Ci vengono spiegati i passi base e io gioisco nel muovere il mio corpo a ritmo di musica e nel concentrarmi sui miei lati positivi. L’incontro col partner comincia quindi con i migliori auspici e, una volta lasciati andar via giudizio e vergogna, inadeguatezza e senso di perfezione, mi diverto a lasciarmi andare finalmente. Finalmente perché il cammino inscenato dallo IASSC era un difficile percorso, ma i ragazzi di Ascoli hanno voluto percorrerlo insieme a noi e ce l’hanno offerto in dono. Un cammino fatto di imperfezione, e il mio giudice interiore mi ha subito attaccato e messo in difesa non permettendomi di godere appieno dei lavori. Un imperfezione che però ha dato origine a tanta bellezza: non posso non ricordare la splendida scena del film “Elizabethtown” in cui la madre, impersonata da Susan Sarandon, al funerale del marito e davanti ai parenti di lui temuti per tanto tempo, balla per lui un tip tap appena abbozzato ma meraviglioso nella sua semplicità.

L’improvvisazione che questi “artisti” profondono nel loro spettacolo è un’altro fortissimo insegnamento. Madre delle imperfezioni ma figlia di una fortissima autodisciplina, l’improvvisazione ha bisogno di grande forza, coraggio e amore per essere messa al servizio della vita di ognuno di noi, e proprio il coraggio è la terza sensazione che mi porto nel cuore dal laboratorio. Dopo una tale giornata di emozioni fatico ad addormentarmi, ma la mattina ritorno pronto a ricominciare insieme ai miei Amici. Si ricomincia con un lavoro corale: ad uno ad uno tanti universi vengono creati dalla aggregazione di più parti cosmiche, i partecipanti del pubblico, e piano piano vengono create 7 galassie che alla fine fanno nascere una stella. Una ragazza ci confida che una volta era semiautistica e ci dona tutto il suo cammino fatto di dolore per diventare persona. Un ragazzo ha avuto un grave problema al cuore e di nuovo il senso di comunione e compassione (dal latino cum patire = soffrire con) mi assale. Una coppia si racconta: da quando erano individui che non riuscivano a darsi valore a quando hanno deciso di aprirsi all’altro, affrontando così la difficoltà profonda di stare in coppia nella verità affrontando gli sbagli dolorosissimi, e quindi le occasioni, che la vita gli metteva davanti.

Una serie di momenti che mi sono goduto appieno: finalmente il giudizio era volato via e con esso le mie ansie. La processione del Graal, simbolo dell’unguento che ognuno di noi ha dentro di se per risanare le nostre ferite più profonde, è l’ennesimo momento corale che mi porta sempre più ad innalzarmi verso quell’imperfezione e quel coraggio che tante volte sono mancate nella mia vita. Lo IASSC ha preparato con grande umiltà questo laboratorio: non era il loro ma hanno accettato in corso d’opera di cambiare obiettivo. A loro va tutta la mia ammirazione. Una poesia di Neruda e il giro di emozioni finale concludono il lavoro lasciandoci però ancora una inattesa meraviglia. Paola Sensini Mercurio celebra i ragazzi di Ascoli e la sua femminilità così fragile e così forte mi riempiono di speranza e di amore. Subito dopo, Antonio Mercurio, Padre della Sur e di tutti coloro che lo cercano ogni giorno nelle loro più profonde intuizioni, si siede tra noi e comincia a spiegarci il perché di quel laboratorio. E’ un dono meraviglioso; e anche raro come mi viene spiegato. Non avevo mai avuto il piacere di vederlo. L’emozione stavolta è davvero indescrivibile.

C’erano tanti testimoni: una di queste testimonianze è di Jecka Bandiera che, come me, fa parte dello staff dell’Istituto Solaris.
Jecka quali emozioni ti ha lasciato questo Convegno?
“Cosa porto nel cuore dopo aver partecipato al Laboratorio di Frascati? Ho fatto con il gruppo di Ascoli Piceno un percorso di crescita, si è materializzato davanti ai miei occhi il cammino comune che ho fatto con il gruppo e con gli spettatori. All’inizio dei lavori sono rimasta abbastanza fredda, non riuscivo a coinvolgermi. Avevo delle grandi aspettative su ciò che il gruppo di Ascoli Piceno avrebbe presentato. Sapevo, dai racconti di quelli che avevano partecipato ad Ascoli Piceno 2 anni fa ad un convegno internazionale sul “Padre”, che erano stati capaci di fare un lavoro molto bello, entusiasmante, coinvolgente.
Invece a Frascati erano presenti sulla scena in maniera non strutturata, tutto era improvvisato e forte era la delusione per quelle persone che sapevo capaci di grandi cose ma che invece, secondo me, non avevano dato il giusto valore al compito che era stato loro affidato dalla S.U.R. e da Antonio Mercurio. Perché? Noi lì presenti, non eravamo importanti? Non eravamo a livello internazionale? I loro sforzi, le loro attenzioni non erano per noi. Tanto più lo stavano dimostrando con l’assenza del loro Maestro, grande ai loro occhi, ma sconosciuto ai miei. Non mi sono però voluta fermare a questa prima impressione, a questo giudizio negativo, infatti mi ero eletta giudice dell’imperfezione e non so con quale diritto. Ormai però, educata a riflettere sugli eventi, sulle motivazioni delle azioni altrui, sulle proiezioni che noi facciamo sugli altri, mi sono imposta di andare oltre.
E bene ho fatto.
Piano piano mi sono sempre più sentita in sintonia con il gruppo di Ascoli Piceno. Li ho apprezzati e mi sono sentita solidale con loro di fronte alle accuse rivolte al loro Maestro per la sua assenza. Perché colpevolizzare loro? Perché non aiutarli invece a non sentirne l’assenza? Per fortuna alcuni saggi interventi sono stati guidati dall’amore e non dalla rabbia ed hanno cercato di trasmettere sostegno, comprensione, incoraggiamento. Questa è stata la cronaca di sabato pomeriggio ma la sera, con le lezioni di flamenco e di tango, l’atmosfera ha cominciato a cambiare in meglio.

La domenica mattina è stato un crescendo di emozioni e quello che a me sembrava un difetto, l’improvvisazione, si è rivelata la carta vincente. Il gruppo di Ascoli Piceno ha avuto tanto coraggio ed alla fine è riuscito a trasmettere la forza e la bellezza creata nella coralità. Per loro, come per me e per molti presenti è stata un’esperienza particolare ma molto costruttiva e sono contenta di aver avuto la possibilità non solo di assistere ad una trasformazione ma anche di viverla insieme ad altri. Ancora una volta ho constatato la forza della coralità, la forza della decisione e la forza dell’amore.” Perché esiste il dolore?…

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