Vivere il Natale

Il Natale che ogni anno si ripresenta e celebriamo in modo più o meno sentito, pone di fronte alla coscienza di tutti un evento assolutamente gratuito e libero, che dice quanto sia grande l’amore di Dio per l’uomo, così tanto, da volersi rendere visibile nella condizione umana – si parla di incarnazione appunto – al fine di raggiungere ogni uomo e valorizzare ogni aspetto della sua esistenza. In questo modo, da quando Dio si è incarnato, la via divina è via squisitamente umana, perché Il Figlio di Dio ha scelto questa forma per manifestare tutta la grazia divina. Questo è il significato profondo del Natale cristiano. Ecco allora il primo verbo che ci viene incontro per poter vivere il periodo delle feste natalizie con più consapevolezza: il verbo “curare”. Nel suo significato più ampio esso significa “dar peso”, “rivolgere attenzione”, “considerare tutto l’insieme”, o “attendere con diligenza a cose o a persone”. Molto simile in questo senso alla “devozione” che vuol dire “far le cose dal profondo del cuore”, con “totalità di mente e di cuore”, tanto da tramutare il fare in un vero e proprio sacrificio, cioè un “rendere sacro”.

Sono dimensione queste che non possono essere vissute senza la libertà e il dovuto tempo da dedicare. Curare, infatti, senza il dedicarsi, è impossibile. Da questa serie di considerazioni veniamo al gioco, che, preso nel suo senso più autentico, ha un valore iniziatico ed educativo di prim’ordine. Giocare infatti implica tempo da offrire alla parte più creativa di noi stessi, per fare esperienza, per imparare a vivere emozioni e, con gli altri, imparare a socializzare. Ora il Natale è sempre stato un tempo per stare insieme, in famiglia, con gli amici, con i più cari. E’ vero che la nostra società ha accorciato anche le feste. Tutto infatti si consuma in fretta e furia, male e con nervosismo, ma le feste sono sempre un grande richiamo che risuona in noi profondamente, ora come tempo da vivere bene, ora come monito a fermarsi, a saper intessere e magari ritrovare rapporti autentici. Il Natale diventa l’occasione per volersi bene di più e non è per niente retorica, per dedicarsi più tempo, fare maggiore attenzione all’altro. Ecco anche spiegato il significato dei doni, segni del più grande dono di Dio all’uomo: il Figlio suo.

Spinta da queste considerazioni, voglio proporvi di giocare di più insieme, genitori e figli (giochi da fare ce ne sono tanti). Vedrete che il tempo passato tra voi sarà un richiamo a un amore più grande e anche questo vorrà dire aver curato il Natale come si deve. Sarà necessario, però, curare alcune disposizioni di fondo specie da parte dei più grandi, gli adulti appunto. Anzitutto quella di uscire dai binari dalle consuetudini e dalla monotonia quotidiana. Dedicare un po’ di tempo a guardare attentamente i più piccoli per cogliere aspetti inediti, i loro gusti, le modalità di relazione, rispettando i loro tempi. In poche parole “immedesimarsi”. Un ottimo gioco ad esempio è sempre quello di entrare in contatto corporeo con i bambini. Può essere l’occasione giusta per riscoprire esercizi fisici molto semplici da fare insieme. Ma è utile anche il gioco sotto forma di narrazione, o la rievocazione di fatti del passato che hanno coinvolto tutta la famiglia, condendoli con un pizzico di fantasia e ironia in più. Ottimi poi sono i giochi da tavolo che richiedono coinvolgimento di tutto il gruppo.

Insomma si deve dare spazio all’immaginazione. Tutto ciò è molto salutare perché nel tempo che dedichiamo al gioco, la nostra mente si rigenera, il nostro corpo si distende e il cuore entra in sintonia con gli altri. L’effetto, lo vedrete, sarà a dir poco vitalizzante. Lettura consigliata: Gianni Rodari, La grammatica della fantasia, Enaudi, Torino 2002. Il testo riporta racconti, giochi, modalità di espressione.

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