La Cosmo-Art e la Coppia

Fame d’amore – innamorarsi in cucina

A che titolo, in quale veste l’amore entra in cucina? Forse è solo una storia romantica, ma un piatto particolarmente buono ci fa dire: si sente che ci hai messo amore.

Il cibo cucinato con amore non riempie solo la pancia a totale soddisfazione del principio del piacere, ma dona nutrimento alla fame di amore che ci spinge, o dovrebbe spingerci ogni giorno a domandarci: cosa posso fare per amarmi, per prendermi cura di me, per accrescere la capacità di amare un’altra persona e essere riamato?

Fame insaziabile

La fame di amore richiama il tema dell’avidità, che dolorosamente racchiude in se l’urgenza ma anche l’impossibilità di soddisfare la fame stessa.

Non a caso la Cosmo-Art considera l’avidità un veleno esistenziale ovvero la risposta difensiva e reattiva ad una frustrazione, per meglio dire ad un vuoto di amore.

Il paradosso dell’avidità a cui attribuire valenza velenosa per la felicità dei partner all’interno della coppia, è che l’avido non tollera di sentire il vuoto e non accetta di sentirsi pieno.

L’avido si nutre del suo stesso lamento, divora senza neanche assaporare il gusto, tende a voler possedere la vita dell’altro senza mai accorgersi della ricchezza e dei doni che riceve, perché se fosse pieno non potrebbe lamentarsi del vuoto.

Il vuoto nella vita adulta può essere attraversato e consapevolmente esplorato nelle componenti dolorose che lo costituiscono e via via trasformato in un pieno di decisioni nuove e progetti di cui innamorarsi.

L’amore nutrimento per l’anima

Accettando la proposta di considerare l’arte della cucina come metafora dell’arte di amare e di donare, possiamo impastare gli ingredienti ovverosia la nostra storia personale, manipolarne con arte e saggezza gli aspetti più duri fino ad ammorbidirli per sciogliere nodi e complicità che tengono imbrigliate le nostre migliori energie che potranno così essere impiegate per creare ricette appetitose e meravigliosi progetti di cui nutrirci a più livelli.

Soddisfatta la fame di amore, percepito il pieno seppure non in maniera assoluta, potremo liberamente decidere se darci nuovi valori di riferimento e passare responsabilmente dall’avidità al dono.

Rimanendo nella metafora, attraverso l’arte del cucinare possiamo comunicare in maniera subliminale e trasmettere messaggi, ad esempio: mi amo e sono capace di amarti, ho imparato a prendermi cura del vuoto e del dolore in esso contenuto e a trasformarlo. Sono pieno di doni che ho recuperato dentro di me e posso donarli e scambiarli nella reciprocità.

E’ dunque centrati nell’amore per noi stessi che possiamo superare e trascendere la pretesa nonché illusione che sia l’altro seppure la persona amata, a dover riempire il vuoto antico e a saziare la fame di amore, possiamo smettere di divorare e di farci divorare.

Trasformando noi stessi porteremo inevitabilmente qualità, bontà e bellezza in ogni ambito della nostra esistenza, perché tutto diventa semplicemente e naturalmente espressione di un modo di essere.

In conclusione, è in questi termini che l’amore può essere considerato a pieno titolo l’ingrediente fondamentale, perchè nessuna trasformazione può compiersi, nessuna bellezza si può creare senza l’amore.

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