Fai della tua vita un’opera d’arte

Mario Sghembo al mercato della frutta

All’epoca dei fatti Mario Sghembo era alto e magro. Con lo sguardo irrequieto sembrava sempre che cercasse qualcosa. Un’occupazione soprattutto. Un lavoro che gli bastasse e che gli confermasse che quello che sentiva dentro, non erano favolette. Insomma, Mario Sghembo aveva l’età per decollare, ma talvolta gli pareva di rimanere sempre fermo sulla pista di rullaggio in eterna attesa dell’OK della torre di controllo.

Quella mattina così importante, finalmente, era arrivata. Era venerdì: e con solo mezza brioche nello stomaco per evitare che la pancia schizzasse via, con un pò di agitazione prese il 38 per quattro fermate fino a sotto il cavalcavia. Poi scese davanti alla vecchia scuola elementare e, a passo svelto in mezzo ad una folla urlante di ragazzini con la cartella sulle spalle, si diresse verso lo svincolo con via tiburtina. Era una bella giornata fresca.

Qualsiasi cosa mi dovessero chiedere” – ripeteva fra sè e sè – “sarò in grado di rispondere. In fondo è solo un colloquio di lavoro, mica l’apocalisse“.

Sempre all’epoca dei fatti, al civico 74 di via Tiburtina, c’era un portinaio che leggeva il giornale, mentre la cenere ricurva della sigaretta gocciolava sulle pagine della gazzetta dello sport.

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International Market Service, al settimo piano“, disse il portinaio senza neppure alzare gli occhi, stretti per il fumo che gli investiva la faccia. “Attenzione!” – aggiunse poi strascicando le parole – “… che la porta dell’ascensore … non chiude bene. Ogni tanto … si incastra“.

Mario Sghembo diede un’occhiata malfidata alla porta marrone scuro dell’ascensore. Esitò un istante. Poi senza dire nulla, si avviò a destra per le scale. “Ci manca solo che proprio stamattina rimango chiuso nell’ascensore. La puntualità al primo colloquio è essenziale“.

Allora Sghembo, lei è qui per il colloquio, vero?” disse la dottoressa sfogliando distrattamente il curriculum, mentre una tazza fucsia, colma di caffè americano, spandeva un forte aroma nella stanza. Sulla scrivania campeggiavano: una foto di famiglia con un bimbo in uniforme da boy-scout, una agenda piena di scarabocchi e una bella orchidea dello stesso colore fucsia della tazza di caffè. Sul monitor del computer, un grande foglio Excel faceva bella mostra di sè.
Io rappresento la International Market Service” – continuò la dottoressa come se stesse recitando una filastrocca – “e la posizione che stiamo cercando, è quella dell’uomo delle fotocopie“. “Mi dica … Sghembo, mi dica, … allora quali sono le sue esperienze? …. Cosa vuole fare nella vita? … E’ sposato? Divorziato? Apolide, presbite, anglicano, … E’ mai stato in Kazakistan? … Conosce gli origami della quarta dinastia? Come se la cava con il babilonese moderno?“.

Mario faticava un pò. La contraerea stentava leggermente, contro la raffica di quesiti della dottoressa in tailleur bianco ottico. Poi, verso la fine, arrivò la domanda fatidica.

Senta Sghembo, mi dica …” – e lo fissò dritto negli occhi – “.. ma lei … lo sa usare Excel?
In quell’istante Mario ebbe l’infausta sensazione che la sedia di legno sulla quale era seduto, avesse dato un segno di cedimento, come una specie di scricchiolio sinistro, prima di crollare.

“… Excel? …. mmm … dunque … vediamo …

Sghembo ci dispiace, guardi…. noi cerchiamo una figura con degli hard-skill polivalenti, esa-acrobatica, multidimensionale, con un framework escatologico ed euristico avanzato, che sappia a memoria il Deuteronomio fino al settimo libro sacro del Pantateuco, mentre poi con l’altra mano gira il sugo, che se no, si attacca alla pentola. Sghembo… non ci siamo… Excel è fondamentale, indispensabile. Se avesse saputo usare Excel, l’avremmo assunta qui alla International Market Service. Ma così… ci dispiace“. E in un solo sorso, finì il suo caffè.

Il portinaio, ancora chino sulla gazzetta, non l’aveva neppure visto uscire. E l’aria di via tiburtina era ancora fresca. Mario rigirò la mano nel fondo della tasca dei pantaloni. Ci trovò 10 euro, qualche monetina e un post-it spiegazzato con una frase di Antonio Mercurio: “Fai della tua vita un’opera d’arte“.

Passeggiando lungo il marciapiede, costeggiò il negozio di ferramenta con l’insegna arancione, l’agenzia di viaggi con i depliant di luoghi esotici in vetrina, il fioraio bengalese che sorride sempre: e senza accorgersene, arrivò fino al mercato della frutta. Era pieno di sole e di colori.

In quel momento, chissà perchè e percome, si ricordò che l’anziana signora del quarto piano un giorno gli aveva raccontato, di un tempo quando era giovane, di quanto le fosse piaciuto girare per i banconi del mercato. E di quanto ora, che faticava a camminare, gli mancasse quel turbinare vivace, quel vociare allegro della gente, gli strilli dei venditori, l’uomo degli ananas che offriva frutta colorata esibendola orgoglioso.
Preso dall’entusiasmo, con il cuore in gola ma senza pensarci troppo, raccolse gli ultimi 10 euro e andò verso un bancone che sbrilluccicava di rosso rubino intenso. Acquistò qualche pomodoro san marzano che sembrava dire … “song’ è napule, paisà… ” e si diresse verso casa. Li offrì con un sorriso, alla signora del quarto piano, la quale gli dette 13 euro, una tazza di tè nero e un paio di biscotti con la cannella fatti in casa.

Allora Mario Sghembo tornò al mercato della frutta. E stavolta con 13 euro comprò l’uva sultanina, qualche mela antica di toscana, un gambo di sedano verde smeraldo. Poi fece il giro del quartiere, suonando ad ogni porta con il sorriso e vendette tutto, ricavando ogni volta qualche euro in più.
Con il tempo, Mario Sghembo comprò una bicicletta con il cesto sul manubrio per trasportare la frutta più comodamente. Con gran sorpresa, non si sentiva più fermo sulla pista di rullaggio. Tempo dopo, prese un motorino, e poi ancora un furgoncino, perchè gli affari andavano bene e tutti nel quartiere, volevano il sorriso con la frutta di Mario Sghembo. Vendere frutta gli piaceva, lo faceva sentire realizzato. Prese con sè un ragazzo che lo aiutasse, e poi altri due, e decise di acquistare un camioncino con le cassette della frutta bene in vista.

Molti anni dopo, quando poi si trattò di dover acquistare una intera flotta di camioncini e gestire diverse decine di dipendenti, Mario si rivolse ad una azienda di Resource Management Advanced Strategies Technologies Polifonic Corporation: sempre lungo via tiburtina, dopo il Grande Raccordo Anulare, direzione Tivoli. Il funzionario con la cravatta a pois blu e la pochette fin troppo esibita, aveva un tono di voce squillante. Sulla scrivania campeggiavano: una medaglia di ottone del circolo del tennis, una agenda piena di scarabocchi e il tappetino del mouse con la foto di Sabrina Ferilli di quando la Roma aveva vinto lo scudetto. Sul monitor del computer, un grande foglio Excel faceva ancora bella mostra di sè.

Allora Dott. Sghembo, questo è il prospetto multitasking del business plan per il suo investimento con lo spread più vantaggioso del mercato. Che ne pensa? Le piace? Le piace? Le piace?

Mario era contento. Il prospetto era zeppo di numeri, righe e tante frecce colorate che correvano e sfrecciavano di qua e di là, e andavano da una parte all’altra del foglio e disegnavano iperboliche visioni ascetiche. Addirittura, nell’altro foglio c’erano perfino alcuni grafici a bolle, a barre, e a torta. Era il segno inequivocabile che la torre di controllo oramai aveva dato l’OK, e che quello lì, doveva essere un prospetto davvero molto importante.

Noi, entro dieci giorni… massimo dodici … massimo massimo quattordici” – continuò il funzionario con la pochette – “le inviamo sulla sua posta elettronica certificata, questo prospetto in formato Excel, e lei ce lo rimanda indietro firmato. Va bene? Va bene? Va bene?

Come dice Dott. Sghembo? Non conosce Excel? Ma è incredibile!“.

Mario non si sentiva affatto sminuito, e chiese se poteva avere il prospetto su carta.

Ma certamente. Ci mancherebbe! Per un Cliente come lei Dott. Sghembo … con il suo capitale, con il suo talento. Ha realizzato in pochi anni una fortuna, addirittura senza neppure conoscere Excel. Pensì un pò dove sarebbe adesso, con le sue capacità, se pure avesse conosciuto Excel…“, concluse il funzionario con un tono ammiccante.

Mario rimase in silenzio. E ripensò a quel giorno di tanti anni fa, quando nei pantaloni aveva trovato quel post-it mezzo spiegazzato. Lo conservava ancora. Lo estrasse dalla tasca e lo rilesse, sussurando a bassa voce: “Fai della tua vita un’opera d’arte“.

E poi pensò tra sè: “Dove sarei adesso se avessi conosciuto Excel? … Sarei alla International Market Service, a fare l’uomo delle fotocopie“.

L’aria di via tiburtina era ancora fresca. E Mario passeggiando lungo il marciapiede, costeggiò il negozio di ferramenta con l’insegna arancione, l’agenzia di viaggi con i depliant di luoghi esotici in vetrina, il fioraio bengalese che sorride sempre: e arrivò fino al vecchio mercato della frutta.

Era pieno di sole e di colori.

 

Ispirato a fatti realmente accaduti.

 

 

 

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Ex operaio di falegnameria. Attualmente, gestore di Hotel (Zihuatanejo, Mexico).

8 COMMENTI

  1. Un dono queste righe così leggere e profonde allo stesso tempo. Mi fanno pensare a quante volte la Vita ci fa un favore, senza che noi ce ne accorgiamo e possiamo ringraziarla…ma fortunatamente arriva il tempo per ogni cosa! Grazie di cuore, Randal.
    Claudia

  2. Mi piace molto la visione che si possa fare della propria Vita un’opera d’arte.
    Metterò un post-it nel mio cuore per non dimenticarlo.
    Grazie Randal.
    Luana

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