Una guida alla costruzione della salute

Ecco i due opposti per eccellenza. Quando pensiamo al benessere, istintivamente, ci viene da opporlo allo stato di malattia, immaginando che essi siano due stati fisici separati e autonomi. Sembra quasi che la malattia ci colpisca un po’ all’improvviso, senza che se ne potessero prevedere – se non con pochi giorni di anticipo – le prime avvisaglie. Questo modo di pensare classifica la salute come uno stato naturale che permanentemente dovrebbe appartenerci, senza che sia necessario fare alcunché per poterla mantenere; la malattia invece è uno stato di sfortunata disgrazia che ci ha colpito senza che siamo in grado di individuare le nostre responsabilità. Questo modo di pensare scinde lo stato di salute da quello di malattia, inducendo una forma mentale schizofrenica e fuorviante. La medicina ufficiale spesso non ci aiuta a liberarci da questa modalità di pensiero perché si occupa soltanto della malattia, mentre ritiene la salute e il benessere al di fuori del suo campo professionale. Il medico sa come intervenire in caso di patologia conclamata: i suoi strumenti – nel migliore dei casi – sono molteplici e multifunzionali.

Si trova invece un po’ imbarazzato se si trova di fronte alla richiesta del mantenimento di uno stato di salute: in questo caso i suoi strumenti sono pochissimi e spesso poco funzionali. Spesso si affida ad un ragionevole buon senso e a qualche “ricetta della nonna”. Fortunatamente questa forma mentale sta velocemente cambiando. Il medico illuminato comincia a riconoscere che l’oggetto del suo intervento professionale non può essere ridotto alla malattia, ma va rivolto verso il Soggetto, l’individuo, la Persona. Rivolgersi solo alla malattia, come ha fatto la scienza ufficiale per almeno 4 secoli (con indubbi e straordinari risultati), tende però a spostare pericolosamente l’attenzione – in maniera quasi morbosa – verso un singolo e particolare stato, mentre continua a perdere di vista l’insieme. E’ come se nell’osservare un vasto panorama dall’alto di una collina, ponessimo davanti agli occhi un filtro opaco che consente la vista di un solo albero, oscurando il resto della foresta, il ruscello, il volo degli uccelli, le nuvole multiformi, il colore del cielo, ecc. L’informazione che riceviamo così diventa parziale ed insufficiente: forse potremo ammirare con maggiore attenzione i particolari di quel singolo albero senza distrazioni.

Ma stiamo davvero osservando la realtà? La realtà è invece la Persona, nel suo complesso. Forse qualcuno potrà obiettare che questo approccio – detto olistico – potrebbe farci perdere di vista il singolo sintomo facendoci smarrire nella complessità della Persona. E questo è vero: la persona è un universo ancora per molti versi misterioso, ma questo non deve distrarci dal nostro autentico obiettivo. La scienza è ancora troppo giovane per sondare e comprendere a fondo questo universo, ma la ricerca medica e psicologica deve – con grande umiltà – rivolgersi sempre verso la Persona nel suo insieme. Lo stato di una Persona è influenzato da molteplici variabili in costante cambiamento. I pranoterapeuti, gli operatori reiki, e altri professionisti, ritengono che la variabile principale sia l’energia vitale che – a seconda della disciplina – viene chiamata prana o ki. L’energia vitale è visibile, secondo alcuni, attraverso l’analisi dell’aura: quegli anelli multicolore che circondano il corpo di una persona. L’aura sembrerebbe essere molto sensibile all’equilibrio generale della persona, e ogni cambiamento in questi equilibri verrebbe registrato con un cambiamento nella forma o nel colore degli anelli.

Anche la floriterapia, meglio conosciuta come i “Terapia con Fiori di Bach” ritiene che la salute sia il risultato di un equilibrio complesso. Viene data particolare importanza agli stati emotivi, mentali e spirituali della Persona che influenzerebbero poi gli stati corporei. In poche parole, uno squilibrio emotivo, mentale o spirituale provocherebbe un disagio generale che poi verrebbe manifestato in un’area precisa del corpo sotto forma di una determinata malattia. La teoria degli organi bersaglio non è affatto nuova in medicina. La stessa Neurologia ufficiale riconosce negli organi il punto finale di un lungo percorso di sostanze composte da molecole ormonali. In altre parole, alcune aree del cervello come l’ipotalamo e l’ipofisi, secernono ormoni particolari che – attraversando il corpo – vanno a stimolare o inibire la funzione di un’organo, a seconda delle necessità. Funzionano così ad esempio, la tiroide, le ghiandole surrenali, il cuore, i testicoli e le ovaie e molti altri organi che vengono attivati o inibiti dal sistema nervoso autonomo. E’ quindi il cervello – nel suo settore di funzionamento autonomo e non sottoposto alla coscienza – a regolare grandissime aree corporee.

Già dagli inizi secolo scorso la Psicologia – che muoveva i suoi primi passi come scienza – riconosceva che alcune funzioni organiche venivano profondamente influenzate dagli stati mentali. Rabbia, risentimento, odio, timidezza, amore, vergogna, invidia, ecc, hanno dei corrispettivi corporei sotto forma di manifestazioni visibili: sudori, contrazioni muscolari, rossori, palpitazioni, ecc. Tutte manifestazioni che vengono prodotte autonomamente dal sistema autonomo e che non possono essere controllate dal soggetto. Più recentemente la Psico-fisiologia ha dimostrato che il cronicizzarsi di alcune di queste manifestazioni autonome, provocava disturbi e perfino malattie. Venne così ad aprirsi quella grande area di ricerca che si chiama psicosomatica, la quale cominciò ad occuparsi di artrosi, contratture, malattie cardiache, gastriti ed ulcere, malattie del fegato, dermatiti e malattie della pelle, asma, malattie degli organi riproduttori, ecc. E’ ormai riconosciuto che molte patologie hanno la loro ORIGINE negli stati mentali della Persona: questa “causa prima” determina poi una sorta di predisposizione fisiologica del corpo a ricevere la malattia, ad esempio abbassando le naturali difese immunologiche e assimilando batteri e virus che – in altre circostanze – sarebbero stati tenuti tranquillamente sotto controllo dagli anticorpi.

L’elenco delle malattie che la medicina ufficiale ritiene causate da un’origine mentale aumenta di giorno di ingiorno. Sono certo che con il tempo e l’avanzare delle tecniche di ricerca, verrà dimostrato che TUTTE le malattie hanno una causa mentale conscia o inconscia. Molti studiosi stanno confermando ad esempio, che gli stati influenzali – quelli che annualmente colpiscono milioni di persone causando generalmente solo raffreddore e un po’ di tosse – sono più frequenti durante stati momentanei di depressione. In altre parole – STATISTICAMENTE – l’influenza ha maggiori possibilità di infettarci se quando siamo esposti al virus, viviamo anche un momento di stanchezza generale, apatia, abulia, ecc. Ecco allora che le più avanzate frontiere della ricerca sull’uomo, ritiene che in generale, gli stati fisici siano DETERMINATI da stati mentali: in altre parole, dai nostri pensieri. Alcune moderne tecniche usate soprattutto negli Stati Uniti, ma anche in Italia, hanno dimostrato che i nostri pensieri non sono fissi ed immutabili, come spesso si tende ad immaginare. I pensieri sono creati dalla nostra mente in base alle esperienze del passato: essi tendono dunque ad influenzare fortemente il nostro futuro.

Se siamo sfortunati, o se abbiamo la tendenza a cacciarci sempre nei soliti impicci, è perché noi profondamente e spesso inconsciamente PENSIAMO di meritarci quella sfortuna o quell’impiccio. In altri casi, se viviamo una determinata situazione è perché PENSIAMO che – per quando difficile o dolorosa – sia utile ed importante vivere quella situazione. Spesso la decisione profonda di attraversare un dolore non è presa dall’Io cosciente (che spende quasi tutte le sue energie per stare costantemente il più possibile alla larga da dolore e sofferenza), ma da un Io spirituale – che ad esempio la Sophianalisi chiama Sé personale – e che agisce per il bene autentico della Persona. Nella pratica clinica è sempre più evidente che le circostanze (fisiche, emotive, sentimentali, esistenziali) di una Persona sono spesso fortemente determinate da ciò che questa pensa di se stessa o che gli è stato insegnato di pensare su se stessa. In altre parole, la persona è spinta a realizzare ciò che pensa di se stessa e che gli altri pensano che lei debba fare ed essere. Questa struttura di pensieri e di fantasie costituiscono spesso il 90% della nostra personalità.

Purtroppo molto spesso tale struttura di pensieri diventa rigida, e ogni volta che la persona vuole cambiare (o è costretta a farlo dagli eventi), la struttura resiste al cambiamento, diventando un’inflessibile auto-prigione. La chiave per l’uscita della prigione o dalla malattia è dunque nella nostra struttura di pensiero: quella che ci è stata insegnata e quella che abbiamo assimilato per essere amati dagli altri. Cambiare condizione di vita significa cambiare prima di tutto i pensieri che la determinano: possiamo cominciare a pensare che abbiamo diritto ad una vita felice, ad una casa, ad un lavoro onesto, ad un guadagno adeguato. Sembra facile! Provate a controllare quante volte vi passano per la mente pensieri del tipo: … non ce la faccio, … è impossibile, … andrà tutto male, … nessuno mi vuole bene, … gli altri mi perseguitano, …non sopravviverò. Scoprirete che questi pensieri o altri simili, vi attraversano la mente molte più volte di quanto avreste immaginato. Solo che il loro passaggio è molto silenzioso, praticamente impercettibile senza un allenamento e un’attenzione vigile e costante.

Scoprirete che il corpus dei vostri pensieri è abbondamente riempito da penseri negativi, disfattisti, cinici, scoraggianti, umilianti, di una logica falsamente realista, falsamente raziocinante e invece molto sconfortante e deprimente. Scoprirete che per molti anni anni avete nutrito la vostra mente e avete costruito l’immagine di voi stessi con pochissimi pensieri positivi, incoraggianti, felici, fiduciosi, amorosi, amichevoli, affettuosi, appassionati, confortanti, rassicuranti. La chiave per l’uscita dalla prigione della vostra vecchia personalità sta nel coraggio di abbandonare la paura che attanaglia il vostro cuore. Sta nel coraggio di scegliere l’amore a piene mani, di scegliere la strada dell’amore e di abbandonare quella dell’odio e del rancore. Sembrerebbe ovvio: ma non lo è affatto! E’ un esercizio che non siamo abituati a compiere: un filo sottile su che ci fa continuamente perdere l’equilibrio.

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Direttore dell'Istituto Solaris - Sophia University of Rome. Allievo del Prof. Antonio Mercurio. Psicologo, Psicoterapeuta, Antropologo cosmoartista, Counselor Trainer della FAIP Counseling. Ha scritto otto libri, centinaia di articoli per molte riviste, tenuto numerose conferenze e partecipato a molti congressi nazionali e internazionali.

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