Per una migliore comprensione di questo articolo, è vivamente consigliata la visione del film “Ritratto di Signora”, di J.Campion, e la lettura del relativo articolo di O.Ciapini.

A me sembra che questo “Ritratto” possa essere quello che molti di noi potrebbero tracciare con uguale capacità artistica. Nel libro “Teoria dell’inconscio esistenziale”, Antonio Mercurio scrive: “noi non sappiamo come la nostra vita sia influenzata da quello che abbiamo sofferto nella vita intrauterina, dal momento del concepimento alla nascita. Le esperienze vissute da ciascuno di noi nell’utero materno tendono, infatti, a riproporsi in vari momenti della nostra vita. Spesso le subiamo come coazioni a ripetere, senza comprenderne l’origine e senza mai trovare la chiave giusta per uscirne. Ma queste riedizioni della nostra vita intrauterina possono anche essere altrettante opportunità per trasformare profondamente e creativamente la nostra esistenza, verso la piena realizzazione del nostro progetto di Persona”. All’inizio del film la protagonista riceve una vantaggiosa proposta di matrimonio che rifiuta, per mettersi poi a viaggiare e imbattersi in tutto quello che seguirà. E’ follia o saggezza? In contatto con la sua saggezza profonda Isabel sa che il matrimonio rappresenta la capacità di donarsi.

Ma come può fare un dono o ricevere un dono, se la vita che ha ricevuto e conosciuto è basata sul furto? Come può donarsi, se è scissa e frammentata? Il suo Sé le dice che deve girare il mondo, viaggiare fuori e dentro di sé per tutto il tempo che le è necessario a riunificarsi e a costruire la libertà di scegliere. E’ ciò che Isabel farà incontrandosi con le parti oscure che ruotano intorno alla sua decisione di rimanere nel rapporto incestuoso con la madre: il suo femminile fallico e abortivo, l’assoluto del suo Io narcisistico che diviene facile preda della seduzione, l’orgoglio che le impedisce di vedere che ha bisogno degli altri se vuole trasformare qualcosa, il piacere di soffrire e di diventare una vittima, la voglia suicida, l’avidità e l’ invidia distruttiva che inquinano la possibilità di godere delle ricchezze ricevute. Sono parti che la lacerano e le impediscono di incontrarsi con se stessa e con tutta la sua bellezza. A volte ci vogliono anni per compiere tale viaggio, l’importante è non scoraggiarsi ed allenarsi ad ascoltare il proprio Sé attendendo con fiducia che “si accenda una luce dentro”, come spera fermamente la giovane Isabel che, per essere fedele al proprio progetto profondo, fa la follia di rinunciare ad un uomo nobile, ricco ed attraente, perché sa che la vera follia è quella di rimanere scissi ed in balia del principio del piacere che governa l’Io fetale, senza attraversare l’angoscia di morte per nascere al principio della gioia e al principio di realtà che governa l’Io adulto.

Isabel riceve in dono da Ralph una grossa ricchezza della quale, tuttavia, non riesce a godere: l’attende l’inferno rappresentato da Osmond e da madame Merle, inferno nel quale la protagonista entra volontariamente. Se il cugino rappresenta la sua ricchezza, la strega con il suo maschile fallico divorante è l’inferno personale della simbiosi con la madre che Isabel deve riattraversare per poter utilizzare creativamente tutta la sua ricchezza. La sua fuga dall’albero della conoscenza e della vita e da Edward , nella neve dell’inverno al termine del film, è una riedizione della fuga fatta anni prima da quel medesimo albero e da lord Warburton, nel fiore dell’estate: decisione allora necessaria e dialetticamente utile per conoscere ed integrare la parte scissa e totalmente inconscia del suo vissuto intrauterino. Da lì Isabel ha iniziato il suo viaggio. Noi sappiamo dalla cultura e dall’esperienza che esiste una simbiosi fra madre e figlio nei primi anni di vita dopo la nascita, ma non sapevamo che ce ne fosse una precedente, prima della nascita, che ci riguarda tutti e che ci impedisce di nascere e di crescere come uomini e come donne.

L’incesto intrauterino, di cui ci parla Antonio Mercurio quando ci propone la teoria dell’inconscio esistenziale, è stupendamente rappresentato nelle immagini e nelle musiche di questo film, in cui la protagonista è prigioniera della foresta dei ‘non nati’ per il suo attaccamento incestuoso con la madre. Se, come Isabel, ognuno di noi non riattraversa e non smaschera questo abbraccio per diventarne consapevole, se non entra nell’inferno personale di tale abbraccio per scoprire quanto gli piace farsi mangiare e che il meglio di sè sta proprio lì, in quel divoramento, non è possibile per l’uomo donarsi ad una donna e per la donna donarsi ad un uomo. Entrare nel proprio inferno personale è un’impresa ardua e dolorosa, sono necessari tutto l’amore e tutta la luce che ci vengono dal Sé personale e dal Sé cosmico, ai quali già nella vita intrauterina abbiamo risposto positivamente accogliendo tutto il loro sostegno per poter nascere. Ci vuole inoltre la ferma speranza di poter creare il passaggio verso l’uscita, attendendo con fiducia e vincendo la tentazione di fare o di sentirci vittime, di rispondere al furto subito derubandoci della nostra stessa vita, di isolarci nel nostro orgoglio senza chiedere l’aiuto esterno degli altri (il Sé corale) oltre che quello interno del Sé personale, aiuto di cui abbiamo bisogno per affrontare tali prove dolorose con successo.

Se la vita ha scolpito Isabel non risparmiandole dolori, violenze e scissioni sin dalla vita intrauterina, la luce alla fine si è accesa, dentro e fuori di lei, per illuminare la via della trasformazione e dell’arte, per darle la possibilità di diventare l’artista che ha il potere di dare una forma nuova alla sua esistenza . Dopo il lungo e doloroso esilio , Isabel può finalmente recuperare la bellezza perduta della vita, ma può soprattutto sognare di creare insieme ad un uomo una bellezza nuova, di qualità e potenza infinitamente superiore a quella ricevuta. Ce la farà a capovolgersi e a nascere di nuovo! E’ la decisione di una seconda nascita ed è quella più difficile da compiere. Dipende dalla sua e dalla nostra libertà, conquistata al prezzo di tante sofferenze, assumerci fino in fondo la responsabilità di creare la fusione del maschile e del femminile, dentro e fuori di noi, per donarci fino in fondo ad un uomo o a una donna che vuole amarci ed entrare con noi nel vasto oceano dell’utero intracosmico, di cui ci parla Antonio Mercurio quando ci invita a diventare degli Ulissidi, per creare, Ulisse e Penelope insieme, la bellezza e la pienezza della vita!

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