Difficile, ma non impossibile. Un ragazzo di provincia, figlio di contadini aretini, che – giunto ad Holliwood, alla mecca del cinema – vince 3 Oscar. Parlo ovviamente di Roberto Benigni e del grandissimo successo che sta ottenendo con il film “La vita è bella”, conquistando ambitissimi premi. Dietro a tutto ciò naturalmente, la macchina del cinema che – una volta tanto – sostiene concretamente uno dei suoi migliori autori, spingendolo fino ad ottenere i premi più desiderati del mondo del cinema. Ma oltre a questo concreto sostegno fatto di milioni spesi in pubblicità e in Public Relations, il film di Benigni riscuote un successo presso il pubblico che va al di là della potenza propagandistica. Alle persone, il film piace davvero. E non importa che l’Olocauso sia stato trattato e ritrattato migliaia di volte in migliaia di film: nel film di Benigni non si riesce a trovare neppure un filo di retorica, neppure una minima concessione alla facile emozione di circostanza. Il film è autentico, perchè parla direttamente al cuore. I commenti: Massimo D’Alema. “Consentitemi di esprimere una grande soddisfazione personale per il successo conseguito da Roberto Benigni, che onora il cinema e la cultura italiana oltre ad essere un meritato, grande successo personale”.

Renzo Arbore. “Sono felicissimo per Roberto Benigni, avevo visto giusto quando lo individuai tanti anni fa come talento asslutamente straordinario. Ovviamente ne sono anche un po’ orgoglioso. Questo film, dato il tema, è il più ambizioso ceh un attore-regista potesse realizzare. Ma del resto lui ha sempre puntato in alto e questa volta ha colpito la luna”. Carlo Verdone. “La cosa mi ha fatto particolarmente piacere e mi ha commosso per un motivo semplice. Il mio pensiero è tornato al lontano 1977 quando vidi e conobbi per la prima volta Benigni al teatro dell’Alberico a Roma, una cantina di pochi posti dove lui stava debuttando con ‘Cioni Mario’. Anche io avrei debuttato lì dopo pochi mesi. Riconoscere sul palco di Los Angeles un collega e un amico che faceva i primi passi con me mi ha commosso. Allora eravamo sfigati, senza una lira in tasca e con un punto interrogativo al posto del futuro. Sono veramente felice. E’ un gran bel film, notevolissimo anche dal punto di vista pedagogico. E poi ci aiuta ad inserirci finalmente sul mercato americano dove siamo quasi sempre assenti”.

Giuliano Ferrara. “I californiani sono convinti di aver inventato loro la pizza napoletana, quindi possono anche convincersi che Roberto Benigni sia l’erede di Chaplin. Benigni non ha vinto tre ma quattro Oscar e il più importante è quello che gli ha dato Art Spiegelman con la famosa vignetta del New Yorker”. Dario Fo. “Il fatto che abbia vinto l’Oscar perché considerato il miglior attore del mondo è esaltante. Plaudo a lui con sincerità. Ha dimostrato che ridere non è una mancanza di serietà, anzi. L’ironia e la leggerezza sono una una delle forme più alte di intelligenza. Prima del premio avevo letto che alcune comunità ebraiche erano contro il film, contro il fatto che si potessere fare umorismo e satira su un momento di tragedia. In realtà, a mio avviso questa satira esalta la tragedia. Mi fa piacere constatare che c’è stata intelligenza nel giudizio. Io non so se sia un film perfetto oppure no, e non mi interessa più di tanto. Io so solo che La vita è bella mi ha fatto commuovere. C’è chi dice che vi siano smagliature nel montaggio e nella regia, o altre imperfezioni. Io so solo che dopo le risate, dopo la commozione eravamo in sala annientati dal dolore.

Lo ripeto, sono orgoglioso che Benigni abbia vinto l’Oscar”. E lui, Roberto, cosa dice? Sogni e realtà. “Mi sembra di essere in un sogno. Come si fa a reagire a un sogno? Come si fa a misurare la gioia? Dopo aver ricevuto la prima statuetta ero già soddisfatto. Non avrei mai pensato di ricevere la seconda. Sto vivendo una gioia immensa”. L’Italia. “Sono orgoglioso per l’Italia e per il cinema italiano. Ma ci pensate? Nessun attore aveva mai vinto l’Oscar con un film straniero”. Azioni e reazioni. “Quando ho sentito fare il mio nome non credevo alle mie orecchie. Ma sono rimasto più tranquillo. Mi ero già sfogato la prima volta. Quando ho vinto il primo Oscar, dalla felicità avrei voluto saltare in collo a Spielberg, poi mi sono vergognato e mi sono limitato a salire in piedi sulla spalliera. Non avevo preparato un discorso di ringraziamento. Sarebbe stato un atto di superbia. Appena giunto sul palco ho abbracciato forte forte Sofia. Non sapevo cosa fare. Mi sarei messo a ballare il valzer”. La vita e il cinema. “(I tre Oscar) cambieranno la mia vita, spero che lo facciano in meglio.

E’ un cambiamento andare a un ristorante diverso, figuriamoci ricevere tre Oscar. Ma continuerò a fare piccoli film, seguirò la mia strada. Non mi monterò la testa, ve lo prometto”. La famiglia. “Nicoletta è d’accordo con la mia esuberanza perché per me lei è tutto il mondo. Oltre ad essere la mia musa poetica è anche una bravissima attrice. Senza di lei non ci sarebbe stata ‘La vita è bella’. In questo momento vorrei essere a Vergaio, con i miei genitori. So che hanno organizzato una nottata in bianco, tipo mondiali di calcio, per fare il tifo per me. Sono tanto contento anche per loro”. Gli altri. “Tenevo a ringraziare tutti gli attori del mio film, con Nicoletta in prima fila. Il film è stato uno sforzo collettivo. Senza la bravura degli altri attori sarei stato una farfalla senza ali”. La colonna sonora. “Nicola Piovani era emozionatissimo. Già parla poco inglese, in quelle condizioni è già stato bravo a dire quello che ha detto”.

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