Chattare fa male?

Ascoltando distrattamente la radio nella mia auto, in mezzo al traffico del mattino, mi sono accorta in ritardo dell’intervista ad una psicologa riguardo all’abitudine di chattare. Purtroppo ho perso dei dati importanti, quali il nome della dottoressa ed il titolo del libro di cui si stava parlando. Ho fatto però in tempo a sentire alcune parti incisive di questa intervista, dalla quale emergeva che la dottoressa, assieme ad un team di colleghi, ha studiato almeno 40 casi di “dipendenza da chat”. Dipendenza che nasconde aspetti patologici della personalità. Non è certo su questi che voglio soffermarmi, non essendo psicologa. Ma mi è sembrato di capire che l’idea di fondo, al di là della dipendenza vera e propria, fosse che l’abitudine stessa di chattare non venisse considerata molto “sana”. Anzi, l’intero mondo Internet è stato messo in discussione per la sua capacità di incollare la gente davanti ad un computer alienandola dal mondo reale. Essendo una assidua frequentatrice di Internet mi viene spontaneo difendere questo prezioso mezzo di informazione, questa sorta di enciclopedia planetaria.

E’ uno strumento di conoscenza così come lo sono i libri. Gli utilizzatori di Internet con i quali sono a contatto (e non sono pochi) lo usano esattamente per questa ragione. Una volta si definivano “topi da biblioteca” coloro che passavano ore ed ore immersi nei libri. Oggi possiamo dire che esistono anche i “topi da web”! Sostanzialmente non vedo molta differenza tra le due cose… Ho provato anche a frequentare le chat. Ne ero molto incuriosita e ne ho “testate” diverse. Qui, effettivamente, il mondo virtuale si fa davvero complesso e riconosco che presenta aspetti inquietanti e talvolta anche a rischio. Alcune chat sono frequentate quasi esclusivamente a scopo sessuale: una sessualità a dir poco “equivoca”. In altre ci si incontra per condividere interessi. In altre ancora semplicemente per fare quattro chiacchiere la sera. Ho conversato con studenti, professionisti, laureati, impiegati ed anche con un simpaticissimo casellante autostradale. Tutte persone che vivono una normalissima quotidianità, con la loro rete di relazioni sociali nel mondo reale. Cosa cercano le persone in chat? Come counsellor posso dire di avere sentito nelle persone il bisogno di uscire dal quotidiano, dallo “stato mentale” del quotidiano, allontanandosi per un po’ da ciò che si ripete inevitabilmente tutti i giorni e che, francamente, annoia un po’.

Siamo tutti stritolati dalla ripetitività. Il tempo per frequentare posti nuovi ed incontrare nuove persone è oggettivamente molto limitato. Aggiungerei anche che il tempo non condizionato dagli impegni ci vede spesso troppo stanchi per avere voglia di uscire e buttarci in nuove esperienze che richiederebbero ancora impegno di energia. Attraverso la chat, nella quiete della propria casa, in tuta e pantofole, molte persone semplicemente appagano la loro voglia di novità, di conoscenze nuove e storie nuove da ascoltare, entrando nello stato mentale dell’”avventura”, non solo nella sua accezione erotico-sentimentale, ma in quello più ampio delle possibilità inesplorate. E’ per molti un piacere innocente, un momento di evasione che reputo migliore del trascorrere il proprio tempo libero “scanalando” da un programma televisivo all’altro: la televisione ci isola, la chat, anche solo virtualmente, ci mette in contatto con gli altri.

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