Vedere L’Italia attraverso i Valori dello yoga.

La non violenza sarà la prima qualità che lo yogi dovrà impegnare per servire la nascita della sua consapevolezza spirituale. Fin dove io sono non violento, fin lì può espandersi la mia coscienza. Chi non ha considerazione per l’universo non può aderirvi; sia chi nuoce agli animali non può veder la consapevolezza espandersi ad essi; così chi alimenta in sé canali di intolleranza o mancanza di rispetto per altri esseri e “mondi viventi”, non potrà prendere coscienza di essi. Uno yogi vedrà l’universalità di questo primo yama e capirà che dedicarsi alla non violenza e dedicarsi alla nascita di una consapevolezza illimitata e pura sono due fili della stessa treccia. Così ogniqualvolta scavo trincee e pongo contrapposizioni violente sto confinando la mia consapevolezza entro una struttura di identità limitata. Uno yogi vede come effetto del suo impegno in questo yama l’emergere di attitudini pacifiche anche negli altri esseri con cui è in contatto. La non violenza così praticata è un abbracciare un’energia di innocenza che lava via tutt’intorno le tendenze alla contrapposizione. Possiamo vedere come alcuni esseri portino e diffondono pace con la loro presenza mentre altri esseri generano squilibri, disarmonie e conflitti. La non violenza per uno yogi significa essere pace affinché ci sia pace; significa capire come la nostra attitudine, se non è innocente, possa generare conflitti anche senza che in noi ci sia tale proposito.

Con la qualità della verità si riceve l’iniziazione nel cammino di conoscenza dell’anima. Ci sono molte qualità fondamentali che vanno assorbite nella struttura caratteriale dello yogi e nella sua pratica spirituale. Ma è stando nella verità che si possono ricevere gli insegnamenti superiori, perché solo attraverso la verità si consegue la conoscenza. Non ci possono essere mascheramenti, manipolazioni, falsificazioni, queste modificazioni rendono la mente inadatta a far scorrere il flusso di luce dell’anima. Così più si è lontani dalla verità, più si manipola se stessi e il mondo, più si vive nella distorsione e nel fraintendimento e più viene equivocato anche il messaggio spirituale e viene offuscata la visione interiore del divino. Solo nell’essere veri si può permettere alla realtà di rivelarsi e farsi comprendere. Questa verità è interiore chiarezza e piena corrispondenza tra parole e vita. Bello sarebbe che tutti insieme si riuscisse a creare un linguaggio così puro ed elevato per esprimere e condividere i più ampi valori interiori di ciascuno.

Oggi vedo che siamo lontani da questa realizzazione collettiva, ma ho pure la convinzione che ci sia in molti la ricerca per voler creare nuovi ponti di comunicazione con l’altro, proprio nell’aspirazione di condividere più profondamente il senso della realtà e uscire finalmente da una frantumazione nella quale in tanti si sono smarriti in un soggettivismo tra discordanti credi.

Di fronte al risveglio dell’onestà il dominio della follia vacilla e pare costretto a camuffarsi sempre più dietro a grandiose speculazioni sia finanziarie che ideologiche. Guardate questa linea “quasi” perfettamente dritta unire Lisbona a Kiev, attraversa con i suoi binari la terraferma di mezzo pianeta. Quasi dritta, perché ad un certo punto del suo percorso si piega brusca a Sud, prosegue per una manciata di chilometri in maniera strana, e poi di nuovo brusca, balza a nord per ritornare perfettamente dritta: cosa è successo? Forse la ferrovia deve raggirare un ostacolo insormontabile? Un lago? Un cratere? Una montagna? Al contrario, essa buca le Alpi, ci entra dentro, le attraversa una volta – tagliandole appunto a sud – e dopo pochi chilometri un altro traforo per riattraversare le montagne e ritornare a nord.

Gli avidi vogliono fare due trafori nelle Alpi per far passare vagoni di mercanzie. L’avidità muove la finanza e la politica e spinge la società nel dominio della follia. Questa follia, questa avidità sono alimentate dall’insicurezza interiore, dalla paura per il futuro, dall’incapacità di sperimentare fiducia. Gli antichi mistici dello yoga ci invitano a purificarci da questo potente veleno che annebbia la mente fagocitandola in una rete di illusioni detta maya. In essa non riusciremo a viver felici e non potremo adempiere al desiderio interiore di autoconsapevolezza dell’anima. E’ vero, dicono i mistici, ci vuole molta determinazione nel scegliere di vivere in onestà senza cadere nella servitù delle tendenze avide di una mente distorta, ma è attraverso l’onestà che uno yogi riceve in dono pietre preziose.

Nella vita di uno yogi è prioritaria la conoscenza dell’essenza. C’è osservazione interiore, studio della conoscenza mistica, del Sé e del mondo. Una domanda attraversa ogni osservazione e distaccata analisi: “è reale ciò?”. E’ una ricerca che si orienta sia verso ciò che ha una forma e un nome, sia verso ciò che è senza nome e senza forma. Puoi comprendere ad esempio che l’indolenza instaurerà stati depressivi e vedere come essi siano forme che assume la mente. Uno yogi cerca di scostare questi “veli sottili” e continuerà fino a togliere l’ultimo velo.

Il distacco dal possesso conduce al samadhi, l’unione spirituale. Tale distacco dalle più radicate inclinazioni al possesso tocca ogni ambito della vita di uno yogi. Così importante è possedere una casa, un lavoro, una famiglia, un nome. Come distaccarsi da questi possessi per abbandonarsi con fiducia alla libertà, senza ricercare le stesse sicurezze e attaccamenti all’interno di una congregazione religiosa? Si può vivere praticamente la negazione del vincolo matrimoniale e della famiglia e allo stesso tempo farsi pubblici difensori della sacralità di queste istituzioni? Sembra di sì. Il sacro vincolo del matrimonio è il fondamento dell’unica vera famiglia legalmente riconosciuta, questo in sintesi il pensiero che si è voluto manifestare nelle piazze d’Italia; ideologia promossa, oltre che dalla Chiesa, anche da capi politici che spesso sono separati o divorziati, né ciò appare paradossale. Eppure proprio l’esperienza diretta della loro vita dimostra contro la loro stessa posizione ideologica. Tanto radicato è diventato il bisogno psicologico di possesso, che può succedere di separarsi da un matrimonio che ha vissuto il suo tempo, ma non ci si riesce a staccare dalla divinizzazione di questa istituzione; e tante altre istituzioni, dai palazzi del potere, alla proprietà privata, abbiamo sacralizzato con la legge, con l’ideologia e con la religione.

Tanto è cambiata l’umanità. Quando un tempo si vedeva e si cantava il Vento Sacro e non la bandiera che sventola. Cinque punti devono esser controllati: non violenza, verità, onestà, conoscenza, distacco.

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