In Italia un paziente su dieci viene colpito da un’infezione contratta durante il ricovero in ospedale, con conseguenze fatali nel tre per cento dei casi. A lanciare nuovamente l’allarme su un’emergenza che ha costi sanitari e sociali altissimi è stato Pier Luigi Bartoletti, segretario della Fimmg del Lazio, nel corso di un incontro organizzato nell’ambito di Meridiano Sanità, il progetto promosso da Ambrosetti – The European House per delineare un nuovo modello di assistenza sanitaria nel nostro Paese.

I dati dell’Istituto Superiore di Sanità richiamati da Bartoletti parlano chiaro: circa 500.000 pazienti ogni anno vengono colpiti da infezioni ospedaliere, il 48 per cento dei quali risiede al Sud, il 30 per cento al Nord e il 22 per cento nel centro Italia. Nel caso di infezione ospedaliera, i tempi di permanenza aumentano di 2,5 volte il tempo di ricovero, i costi di ricovero di almeno tre volte ed inoltre, dopo la dimissione, aumentano anche i costi a carico del medico di famiglia e dell’assistenza domiciliare.

“Le infezioni ospedaliere sono oggi una grande sfida ai sistemi di salute pubblica, perché sono un insieme variegato di condizioni diverse sotto il profilo microbiologico, fisiologico ed epidemiologico che hanno un grande impatto sia sui costi sanitari che sociali” ha dichiarato Pier Luigi Bartoletti.

Purtroppo i sistemi di sorveglianza e di controllo nei confronti delle infezioni ospedaliere e le azioni per ridurne gli effetti sono ancora piuttosto disomogenei da paese a paese e a livello nazionale, anche se negli ultimi anni sono stati fatti e sperimentati numerosi programmi.

In Italia, il Ministero della Sanità ha emanato due Circolari, (la n. 52/1985 e la n. 8/1988) nelle quali vengono definiti i requisiti di base dei programmi di controllo e viene costituito un comitato di controllo per la lotta alle infezioni in ciascuna struttura ospedaliera con la disponibilità di un’infermiera dedicata principalmente ad attività di sorveglianza e controllo.

La riduzione dell’incidenza di infezioni ospedaliere di almeno il 25% rientrava tra gli obiettivi prioritari del Piano Sanitario Nazionale 1998-2000, che faceva espresso riferimento alle infezioni ospedaliere delle vie urinarie, della ferita chirurgica, alle polmoniti postoperatorie o associate a ventilazione meccanica e alle infezioni associate a cateteri intravascolari.

“In Italia però – ha sottolineato Bartoletti – non è ancora stato attivato un sistema di sorveglianza nazionale e uno dei problemi individuati da alcuni studi è la carenza di personale dedicato ai sistemi di rilevazione e identificazione”.

Proprio per mettere a fuoco i problemi più urgenti della Sanità italiana e facilitare la ricerca di soluzioni efficaci e condivise, Ambrosetti-The European House ha avviato il progetto Meridiano Sanità, una consultazione approfondita e a largo raggio che coinvolge tutti i principali attori del sistema sanitario, riuniti in sette tavoli tecnici coordinati da Umberto Veronesi, Elio Guzzanti, Innocenzo Cipolletta e Giacomo Vaciago. Da questi tavoli scaturiranno proposte di riforma della sanità, che verranno messe all’attenzione delle forze politiche che, dopo le elezioni del 9 aprile, avranno la responsabilità di governare.

Fonte: Salute Europa

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