Si parla molto dei rischi dei prodotti transgenici, ancora non provati, e assai poco di quelli derivanti dal massiccio uso di antibiotici, i cui guai planetari sono ben noti e verificati, ovvero la crescente resistenza o immunità acquisita dai ceppi batterici nei confronti delle medicine antibiotiche, per cui è sempre più difficile curare le comuni malattie infettive. Secondo uno studio del Comitato economico e sociale dell’Unione europea, polmoniti e otiti da pneumococchi sono ormai infezioni diffusissime perché il pneumococco ha acquisito resistenza alla penicillina. I batteri della tubercolosi, altra malattia in forte espansione anche perché favorita dall’epidemia di AIDS, sono diventati multiresistenti agli antibiotici e costituiscono un enorme problema non solo nei paesi in via di sviluppo. Sono cresciute le infezioni da salmonella e, per lo stesso motivo, quelle da stafilococco aureo e da enterococchi. Nei paesi in via di sviluppo ceppi di batteri multiresistenti che causano dissenteria sono all’origine di un’elevata mortalità. I batteri diventano resistenti grazie a trasformazioni genetiche casuali, come quella della parete cellulare, che può cambiare al punto di impedire alle molecole di antibiotico di penetrare nella cellula; oppure possono acquisire enzimi in grado di distruggere l’antibiotico, giovandosi di un trasferimento di geni da altri batteri, anche di specie diverse, che conferiscono resistenza a numerosi antibiotici nello stesso tempo.

Poiché la maggior parte dei batteri si moltiplica in tempi molto brevi, tale resistenza può diffondersi velocemente, funzionando secondo il principio della pressione selettiva. Le cause, secondo il Comitato economico e sociale della CE, stanno principalmente nell’uso indiscriminato di antibiotici, gran parte dei quali sono impiegati per il trattamento delle infezioni dell’apparato respiratorio dovute a virus, che non sono attaccati dagli antibiotici. Ma il medico dispone di strumenti limitati per stabilire se un’infezione è di origine virale o batterica e, nel dubbio, prescrive gli antibiotici, che lasciano in vita i batteri resistenti dandogli l’opportunità di moltiplicarsi ulteriormente e di sopravvivere a dosi medicinali sempre più massicce e mirate. Anche i pazienti stessi abusano di antibiotici per curare inutilmente semplici malattie dovute a virus, come i raffreddori. In particolare, però, il Comitato economico e sociale europeo punta il dito contro la somministrazione di antibiotici in agro-zootecnia, che si trasferisce nella catena alimentare. In alcuni paesi oltre il 50 per cento della produzione totale di composti antimicrobici viene utilizzato per bestiame, pesci e vegetali, in gran parte sotto forma di additivi nei mangimi al semplice scopo di promuovere la crescita degli animali o, in agricoltura, per prevenire malattie batteriche delle piante.

L’unico Stato europeo che ha vietato l’impiego degli antibiotici come promotori di crescita degli animali è la Svezia, che ha ottenuto una deroga dall’Unione europea scaduta il 31 dicembre 1998. Eppure è stato dimostrato che la somministrazione di antibiotici determina negli animali la selezione di batteri resistenti che in seguito si trasmettono all’uomo attraverso la catena alimentare; ma nella CE il problema è ancora oggetto di discussioni e per ora si è deciso soltanto di ridurre il numero degli antibiotici consentiti nell’alimentazione animale, non le quantità.

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