Il giorno che ho scoperto gli hamburgher

Gira che ti rigira …..

A volte ti confronti con qualche rivoluzione copernicana, e altre volte invece, con un percorso circolare, che parte da un punto, e poi – gira gira – ti riporta esattamente al punto di partenza. Cominciamo dall’inizio di questa storia.

 

1977 –  Torno da scuola: capellone, camicia a fiori, jeans a zampa di elefante. E trovo mia madre trafelata in cucina che prepara le sue solite, noiosissime polpettine al sugo di pomodoro, mentre il cane scodinzola tutto intorno, eccitato dall’odore di carne macinata. Da perfetto preadolescente, non perdo l’occasione per allenare la mia presunzione.

 

 “Le solite polpettine al sugo di zia Mariuzza. Ma è mai possibile? Andiamo da zio Turiddo, e ci prepara le polpettine al sugo, andiamo da nonna Rosina e prepara le polpettine al sugo. Non se ne può più!“.

La barbosa cucina tradizionale sicula mi perseguitava. Era il tempo del telefim Happy Days in cui Fonzie andava al Drive-In insieme a Ron Howard a mangiare i suoi eccitanti ed iperbolici hamburgher, mentre io evidentemente ero stato condannato ad annegare nelle solite, barbose e soporifere polpettine al sugo. Ogni santo giorno, mia madre preparava il pranzo per mio padre, tre figli maschi adolescenti e il cane, maschio pure lui, non so perchè, sempre in calore. Insomma, a casa non mancavano nè il testosterone, nè l’appetito da locuste.

Vuoi gli hamburgher? Vuoi gli hamburger?” – mi ripete fissandomi con un tono tra lo stanco e il paziente.

 

Bene. Eccoteli” – Acchiappa lesta una manciata di carne dalla ciotola: con un lancio perfetto la fa atterrare (splat!) sul tagliere di legno, e poi velocemente – con il fondo di una padella – gli sferra una padellata (dong!), chirurgica come un laser.

 

Ed ecco, come al rallenty di una scena da film, mentre lentamente la padella si solleva, fotogramma dopo fotogramma, ricevo il dono di assistere, proprio sotto i miei occhi, alla creazione del mio primo hamburgher. Non ci posso credere. Un hamburgher! Un vero hamburgher! Proprio come quelli di Fonzie!!

 

E mentre sono ancora con lì, a bocca aperta, basito e con il cervello incenerito per la velocità degli eventi, mia madre incalza.
E mò vuoi il checiapp (trad: Ketchup)? Vuoi pure il checiapp?“.
Non faccio a tempo ad accennare uno stralunato assenso con il capo, che – rapida – già ha preso la scodella con il sugo di pomodoro: ci aggiunge un pizzico di zucchero, mezzo cucchiaino di aceto, e gli dà una girata sbirgativa.

 

Tò, pigliati il checiapp e mangiati stò hamburgher“.

 

Io sono estasiato dalla scena epica e creazionistica che si è svolta, in un lampo, sotto i miei occhi. Nel giro di una manciata di secondi, tutto il mondo fino ad allora conosciuto, ha subito uno stravolgimento epocale. L’Ontogenesi riepiloga la Filogenesi: nelle orecchie sembra di udire i solenni tamburi di “2001 Odissea nello spazio“. Improvvisamente, dalla profondissima oscurità delle lontane ere geologiche abitate da zio turiddo e da nonna rosina, emerge la sfolgorante luce di un nuovo universo. E’ bastata una padellata per cambiare il mondo. Non so se essere immensamente toccato o profondamente grato per ciò a cui ho potuto assistere: il sacrificio e la morte di una polpettina e la creazione – dal nulla – di un hamburger (in Italia, i MacDonald ancora non esistevano).

 

Sono ancora sotto shock per l’immensità che si è svolta davanti a me, e lentamente con il piatto in mano, fissando commosso l’hamburger, mi avvicino al tavolo. Vado ad assaggiare il mio primo! – vero!! – hamburgher!!!

 

E mentre sono ancora stravolto dal lampo di luce di conoscenza cosmica che mi ha appena folgorato, faccio una nuova e ancora più straordinaria scoperta.

 

Ecco: qui mi fermo un attimo, perchè questa è una cosa che voglio rivelare a tutti. Perchè è giusto che la conoscenza sia un valore universale e condiviso, e che l’Umanità possa progredire unita e solidale: gli hamburgher col checiapp hanno lo stesso sapore delle polpettine al sugo di mia madre! Ma Fonzie, lo sa?

   

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Esperto in operazioni di lavanderia e gestore di Hotel (Zihuatanejo, Mexico).

5 COMMENTI

  1. Ciao Randall,
    Mi piace il tuo racconto, e mi ha fatto ricordare a quando ho mangiato il mio primo hamburger. Ero già grandicello, prima volta al mc donald ( a Bari, tempo dell’università) … mi stupì quanto fossero piccoli e così – essendo in compagnia di un mio amico di paese anche lui alla sua “prima volta” – abbiamo fatto a gara a chi lo finisse prima; ho vinto io con morsi :-).
    Potenza della condivisione.
    Sai mi diletto a scrivere e curo un blog personale. Recentemente ho avviato una esplorazione narrativa di me a e – come tu ti sei ispirato all’hamburger io mi sono ispirato al cellulare o meglio ai cellulari che ho posseduto :-).
    Una cosa nata per gioco ma che pian piano ha permesso sia a me che a tanti followers di raccontare anche di se, un risultato inatteso.
    Nell’ultimo racconto, il n. 6 ad esempio ho narrato del periodo in cui ho avuto un cellulare motorola…era il 2007 e mi ha accompagnato fino al 2009.
    In quel tempo la cosa più bella che ho raccontato è stata la nascita di mia figlia.
    Una persona mi ha condiviso nei commenti una parte della sua storia, sempre nel periodo che io propongo. Ed ha raccontato del suo dolore per la perdita di un figlio.
    La condivisione smuove i macigni sul nostro cuore e infonde coraggio.
    Il giorno in cui ho pubblicato il racconto n 6 ero combattuto tra la narrazione ed il dolore che avevo nel cuore. Quello stesso giorno avrei narrato il periodo che ha riguardato anche la nascita di mia figlia. Caso ha voluto che proprio quel giorno, il 16 maggio, un anno prima, ho perso un figlio e mentre scrivevo il post il dolore era forte.
    Nel mio post ho preso il cuore e l’ho costretto a vedere e cantare il bello che c’è, ma non ti nego che l’ho fatto anche con un senso di rabbia ( chissà forse anche nei confronti della vita) per quello che non c’è.
    Tra i tanti commenti una persona mi ha fatto un grande dono, permettendomi di vedere il dolore che ancora fatico a vedere e che rimuovo o tengo contenuto sotto una coltre di rabbia.
    Il commento mi ha steso per la sua chiarezza e mi ha dato forza. Grazie a lei ho sentito che la vita mi permetteva con quella occasione di riappropiarmi un pezzettinod i più della mia storia, che stavo rimuovendo in un silenzioso silenzio.
    Niente…ti volevo ringraziare e dirti che mi piace leggerti e lo trovo molto utile il narrare storie della ns vita, qualunque sia l’elemento che ce lo fa ricordare.
    Dopo aver letto il tuo articolo ho chiamato mia madre, che anche lei fa delle polpette buonissime.
    Viva le mamme, per quanto di buono sanno fare. E viva noi per quanto di buono riusciamo a fare…ed a raccontare.
    Grazie alla vita che mi ha messo in condizione oggi di non dimenticare, o fare finta di non sapere e di non provare…dolore.
    Un salutone e alla prossima storia.
    Leonardo

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