Si tende a ridurre il numero dei parti cesarei che in Italia hanno raggiunto il tetto del 35.2 per cento quando l’Oms invita a non superare il tetto del 15 per cento.

E’ pronta la legge che obbliga in tutti i “punti nascita” la terapia contro il dolore, del tutto gratuita. E che consente alla donna di partorire in qualunque struttura pubblica o privata e addirittura a casa, con il rimborso di tutte le spese. In qualunque struttura, pubblica o privata, la donna potrà essere accompagnata dall’ostetrica o dal medico di fiducia che l’ha seguita durante i nove mesi. La Legge permette di scegliere- con il consenso del medico- qualunque modalità di parto, da quello tradizionale a quello innovativo, tipo il parto in acqua. Ancora: dimessa dalla struttura, la donna potrà essere seguita, sempre gratuitamente, dall’ostetrica che l’ha assistita e dal pediatra. L’annuncio è stato dato dall’On. Giuseppe Palumbo, è un ginecologo, relatore della legge sulla nascita all’80° Congresso della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia. “E’ una legge rivoluzionaria – dice Palumbo – tutta dedicata alla tutela dei diritti della partoriente e alla salvaguardia del nascituro. Norme trasversali che partono da una mozione che ha ottenuto in Parlamento l’unanimità”.

Palumbo, che è Presidente della Commissione Sanità della Camera, ha anticipato i passi salienti della legge sulla nascita davanti ai colleghi riuniti a Congresso suscitando unanimi consensi. ” E’ una Legge che attendevamo da sempre, una Legge importante” commenta il professore Nicola Ragni che con il professore Emilio Imparato presiede il Congresso SIGO.

Scelta del punto parto, anche in casa.
La donna può scegliere il luogo dove partorire, struttura pubblica o privata, senza alcuna spesa. Se desidera partorire in casa, deve essere autorizzata da un ginecologo o da un’ostetrica che certifichi che non esistono rischi. Tutte le spese del parto in casa sono a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Tipo di parto. La donna può scegliere, con il consenso del medico, la modalità che ritiene più idonea per mettere al mondo il figlio, da quella tradizionale a quelle innovative, tipo il parto in acqua. Non è richiesta alcuna spesa a carico della partoriente. Stop al dolore. E’ forse la norma più attesa dalla donna e dalla Società. La legge introduce l’obbligo, in tutti i “punti nascita”, pubblici o privati, di applicare l’analgesia durante il travaglio, compresa l’epidurale.

“E’ una norma molto importante – commenta Palumbo – perché attualmente almeno l’80 per cento dei “punti nascita” non consentono di soddisfare il desiderio della donna di non soffrire. E’ una norma di grande civiltà che non dovrà richiedere alcuna spesa alla partoriente”. Dopo il parto. La donna dimessa dal “punto nascita”, pubblico o privato, o se anche ha partorito in casa, potrà essere seguita dall’ostetrica che l’ha assistita e da un pediatra. A pagare ci pensa il Servizio Sanitario Nazionale. Palumbo ha detto ai giornalisti che con questa legge si tende a ridurre il numero dei parti cesarei che in Italia hanno raggiunto il tetto del 35.2 per cento quando l’Oms invita a non superare il tetto del 15 per cento. L’iter della legge è completato con le ultime audizioni. Il passo successivo, ha affermato Palumbo, è l’approvazione della legge in Commissione, in sede legislativa o in aula. Si ritiene che dopo l’estate, comunque entro l’anno, anche l’Italia avrà una legge civile che tutela mamma e figlio.

I numeri del parto (Fonte Cedap – Ministero della Salute)
In Italia nel 2002 si sono avuti 529898 parti.

Su cento donne che hanno partorito 10,2 sono di cittadinanza non italiana con il primato in Lombardia dove l’indice è del 16,1. Le madri straniere, in prevalenza, provengono dall’Europa dell’Est. In Italia si diventa madre fra i 30 e i 39 anni nel 60 per cento dei casi mentre fra le straniere la maggioranza ha un’età fra i 20 e i 29 anni.
Dove si nasce: Su 100 parti 87 avvengono negli Istituti di cura pubblici, il 12 nelle case di cura e solo lo 0,4 per cento a domicilio. C’è un dato, in particolare, che colpisce: all’Ospedale Sant’Anna di Torino, dove avvengono ottomila parti l’anno, un gruppo specializzato assiste le donne che vogliono partorire in casa: ebbene, sono solo 50 in un anno le partorienti che danno alla luce un figlio a casa. La regione dove si partorisce di più nel pubblico è la Basilicata (99,97), seguita dal Veneto (99,86). La regione dove si sceglie di meno la struttura pubblica è la Campania (51,52) ma è anche la regione con il più alto numero di parti in case di cure accreditate (44,85) e non accreditate (2,10). Parto in casa Come detto lo 0,4 per cento delle donne italiane partoriscono in casa.

La regione dove si partorisce di più in casa è la Sicilia con l’8,3 per cento. Tutte le altre regioni sono sotto lo 0,5 per cento.
Dolore : solo 1 donna fra 10, il dato è del dottor Moscarini, presidente dell’Agui, hanno chiesto di partorire senza dolore ottiene l’epidurale. A chiederlo sono soprattutto le giovani, quelle che hanno un titolo di studio più alto. Non ci sono differenze fra chi risiede in grandi città e piccoli centri e nemmeno fra le regioni.

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Direttore dell'Istituto Solaris - Sophia University of Rome. Allievo del Prof. Antonio Mercurio. Psicologo, Psicoterapeuta, Antropologo cosmoartista, Counselor Trainer della FAIP Counseling. Ha scritto otto libri, centinaia di articoli per molte riviste, tenuto numerose conferenze e partecipato a molti congressi nazionali e internazionali.

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