Perchè gli ottimisti decideranno come va il mondo

Recentemente si fa un gran parlare di questa importante novità dell’Intelligenza Artificiale (AI). E’ un tema che ha ispirato romanzi e film di fantascienza, ma soprattutto è qualcosa di sempre più reale e tangibile. I moderni robot e i più recenti dispositivi dotati di forme di intelligenza artificiale più o meno sofisticata stanno dimostrando le loro alte potenzialità tecnologiche e questo lascia pensare che l’AI rappresenti una parte importante del futuro.
Ma cos’è esattamente un’intelligenza artificiale?
L’intelligenza artificiale si può definire come lo studio di sistemi che, inseriti in un ambiente, riescono, attraverso l’interazione con esso, a trovare soluzioni a specifici problemi.
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L’intelligenza artificiale si distingue in intelligenza artificiale debole e intelligenza artificiale forte. L’intelligenza artificiale debole lavora solo in determinati ambienti e risolve solo i relativi problemi. Un esempio di intelligenza artificiale debole può essere un software in grado di giocare a scacchi. Insomma un’intelligenza artificiale debole è limitata ad un contesto. L’intelligenza artificiale forte invece è un’intelligenza che opera in senso più generale, fino ad arrivare a svolgere un insieme di funzioni tipiche di un essere umano.

 

L’intelligenza artificiale è diversa da un normale software
La caratteristica più importante dell’intelligenza artificiale è quella di apprendere ed evolvere. Un normale software, dato un determinato input, risponde sempre con lo stesso output. L’intelligenza artificiale è invece in grado di apprendere e imparare ad offrire gli output più adatti per la circostanza. Se ad esempio si considerano i moderni sistemi di scrittura intelligente si può osservare come essi riescano a proporre parole contestualizzate al discorso che si sta scrivendo, insomma un po’ come quando due persone parlano e chi ascolta intuisce in anticipo cosa dirà l’altro.
L’obiettivo con cui si realizza un AI è quello di avere un potente elaboratore capace di prendere autonomamente le decisioni più appropriate. Tale esigenza decisionale rappresenta l’aspetto più problematico delle AI.
Le reti neurali artificiali che si stanno affermando sono sempre più sofisticate e riescono sempre meglio a simulare il comportamento umano. Includono la capacità di percepire gli stimoli esterni, quindi la possibilità di reagire ad essi con un ragionamento logico, e attraverso la pianificazione di strategie. Le reti neurali sono oggi utilizzate per moltissimi scopi diversi: droni sentinella, cybersecurity, in medicine per il riconoscimento delle radiografie e analisi TAC, analisi delle espressioni delle immagini, prevedere il futuro (prevedere il tempo, gli attacchi terroristici, gli incidenti stradali, i furti nei supermercati, ecc.) produrre opere d’arte.

In particolare, ascoltate questa musica composta da una rete neurale, usando lo style “Beatles”:

Un altro uso delle reti neurali è nel progetto artistico Electric Sheep, ispirato al romanzo di fantascienza “Do Androids Dream of Electric Sheep?” scritto da Philip K. Dick nel 1968, da cui è stato tratto il celebre film Blade Runner di Ridley Scott (1982), e che nel 2015 è stato utilizzato all’interno del Laboratorio di Atelier Video dell’Istituto Solaris.

La strada da percorrere è tuttavia ancora lunga. Per avere processi decisionali intelligenti le AI devono avere piena conoscenza dell’ambiente e del contesto in cui sono inserite. Insomma un’ontologia di base che vada a costituire il fondamento su cui si svilupperà l’apprendimento di nuove informazioni e strategie di comportamento. L’apprendimento può avvenire secondo diverse modalità. Un possibile approccio lascia che l’AI auto-apprenda le informazioni necessarie. Atri approcci vanno a rinforzare le conoscenze già acquisite oppure supervisionano costantemente il processo.
In questa fase storica alcuni esperimenti della University of Illinois di Chicago hanno dimostrato che le facoltà deduttive e cognitive della AI sono comparabili a quelle di bambini di 4 anni. Un risultato che lascia intuire quanto c’è ancora da lavorare per avere un automa in grado di simulare il comportamento di un umano adulto. Proprio l’idea di avere macchine simili all’uomo ha animato la fantasia di registi e scrittori e posto importanti temi etici riguardo all’uso di così raffinati dispositivi. Negli scenari più pessimistici le macchine, nel loro percorso evolutivo, potrebbero apprendere il desiderio di annientare l’uomo e prendere il controllo del mondo.

Perché gli ottimisti decideranno come va il mondo
Le più inquietanti teorie sui possibili sviluppi futuri delle intelligenze artificiali arrivano un pò da tutte le parti. Uno dei più noti pessimisti sul futuro dell’umanità è il prof. Stephen Hawking, oggi alla medesima cattedra di matematica che fu di Isaac Newton. Secondo Hawking, l’AI è prossima alla singolarità, un evento istantaneo secondo il quale tutti i milioni di computer e cloud interconnessi, in una frazione di secondo (che sarebbe ormai prossima) essi prenderanno coscienza di sè e – di conseguenza – una sorta di controllo consapevole, indipendente dalla volontà umana.

Qualcosa di molto più piccolo, in effetti, è già accaduto. Recentemente una rete neurale attivata da alcuni scienziati di Google, autonomamente ha creato un suo sistema per criptare i dati. In pratica ha imparato a proteggere i suoi messaggi da occhi indiscreti, compresi quelli umani. Il traguardo è stato raggiunto dagli scienziati di Google Brain, il progetto di intelligenza artificiale sul modello delle reti neurali (“deep learning”), e illustrato in uno studio pubblicato su arXiv. Ovviamente, il dato significativo è che nessun umano aveva insegnato alla rete neurale di criptare i dati, nè come farlo. Semplicemente la rete ha imparato da sola, valutando in modo del tutto autonomo, che in quella specifica situazione era utile e necessario nascondere i dati.

Al contrario dei catastrofisti, siamo ampiamente convinti che l’AI, promettendo di essere un importante salto qualitativo dell’umanità, abbia effettivamente scatenato i più profondi fantasmi e le più arcaiche paure umane (vedi il film “Matrix“, giusto per citare solo uno dei più recenti film sull’Apocalisse). Se si osserva la storia della tecnologia degli ultimi quaranta anni, si nota che le teorie di chi è stato più ottimista si sono rivelate le migliori e si sono realizzate a vantaggio di tutti, nonostante i momenti di difficoltà e crisi che si sono avuti negli anni. Attualmente anche una semplice porta può essere infatti computerizzata, e questo grazie a chi ha creduto che tutto ciò fosse possibile e ha lavorato perché venisse realizzato. Con le AI andrà allo stesso modo, e queste nuove forme di intelligenza potranno ampliare le capacità umane. Siamo dell’idea infatti che l’intelligenza delle macchine aiuterà il progresso umano, sarà ampiamente utilizzata positivamente, come, d’altra parte, avviene da sempre nella storia della tecnologia.

 

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Randall Stevens
Esperto in operazioni di lavanderia e gestore di Hotel (Zihuatanejo, Mexico).