nido rondini

Genio e creatività in cucina

Il sociologo Domenico De Masi durante un suo magistrale intervento presso lo IAB-Forum di Milano parlando ai giovani del loro futuro e citando Paul Valery ha detto pressappoco così : “vi auguro di essere leggeri non come una piuma ma come una rondine perché le rondini volano leggere ma il loro volo è dritto, diretto così dovrete fare voi”. Questa frase mi ha molto colpito e proverò a spiegarvi, per quanto posso, come ho cercato di interpretarla. La primavera ci manca un po’ vero? E’ stato un inverno difficile, ci siamo sentiti tutti bloccati (non solo per la neve), soprattutto nella creatività. E’ volato lo spread, i licenziamenti purtroppo sono all’ordine del giorno, i nuovi posti di lavoro invece una chimera e chi più ne ha più ne metta. Con una tale cornice è facile scivolare nella trappola del vittimismo e noi italiani in questo siamo maestri. Siamo, però, anche i più creativi, ed io voglio provare a parlare proprio della creatività. Le persone impiegano le loro migliori energie nell’arte di arrangiarsi con idee spesso geniali ma che restano lettera morta perché tronche di comunicazione, di circolarità: è come se la paura di esporsi, di raccontare quanto di bello e di creativo fatto, avesse la meglio e riuscisse a trattenere l’energia impedendone il ricircolo.

Io invece non sono mai stata gelosa delle mie cose, di ciò che ho imparato e di cui oggi ho dimestichezza e, proprio in tema di sospirata e tanto attesa primavera, vi racconto di come l’anno scorso, in questo periodo, sono riuscita con pochissimi soldi e tanto amore a far tornare il sorriso ad una mia cara amica e a farla ripartire nuovamente verso il suo “progetto”. Era stata lasciata di botto dal suo ragazzo, era provata ed affranta così ho preso un giorno di ferie e mi sono dedicata a lei (ma pure a me). Sono andata dietro casa (c’è una specie di collinetta e so che i padroni non ci portano i cani perché è incolta e con l’erba alta) e ho raccolto tutti i fiori di campo che ho trovato, ne ho fatto un grande mazzo che, una volta a casa, ho diviso. I papaveri e le spighette verdi insieme al tarassaco, che per ironia della sorte viene volgarmente chiamato “pisciacane” (cercate su Wikipedia se non mi credete), sono diventati un bellissimo centrotavola colorato (ovviamente solo per l’espace d’un matin ma ce li siamo fatti bastare), i fiori di malva li ho usati per fare un’ottima minestra di riso mentre quelli blu di cicoria hanno vivacizzato l’insalata.

Ed ecco la “chicca”: da un muro di cinta di un palazzo antico e malmesso pendevano dei bellissimi grappoli di glicine, con striature che andavano dal lilla al pervinca, di certo cresciuti spontaneamente e quindi non trattati con antiparassitari e, visto che pendevano tanto al di fuori del muro, ne ho colti furtivamente quattro o cinque grappoli. Una volta a casa, li ho lavati velocemente con acqua fredda e bicarbonato, asciugati ben bene, avvolti in pastella e … fritti! Meravigliosi… Dopo questo “pasto colorato” e poche lacrimucce la mia amica è ripartita alla grande, tempo sei mesi si è laureata, ha trovato lavoro e del fidanzato ha dimenticato perfino il nome perché l’altro giorno, al telefono, quando le ho chiesto se avesse notizie di Marco, con voce perplessa mi ha chiesto: “Marco chi?”

Di seguito la ricetta per una pastella veloce:
gr 300 di farina
1 dl di birra
1 dl di acqua minerale naturale
cubetti di ghiaccio
sale o zucchero q.b. (a seconda dell’utilizzo perché questa base si può utilizzare sia per il dolce che per il salato)
Mescolare la farina alla birra poco alla volta, diluire con l’acqua necessaria, girare energicamente con la frusta e far riposare per qualche minuto.

Unire tre o quattro cubetti di ghiaccio, far freddare e togliere il ghiaccio non scongelato (il ghiaccio rende la pasta croccante). Passare i fiori lavati e asciugati nella pastella poi friggerli nell’olio bollente. Cospargerli con un po’ di sale o zucchero semolato (vedi sopra). Servirli caldi.

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