Volontà omicida

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    La volontà omicida – secondo l’Antropologia Cosmoartistica – è un veleno esistenziale presente nell’Io a partire dalla vita intrauterina, generato come risposta smisurata e orgogliosa dell’uomo alla ferita inferta all’Io fetale. La volontà omicida, che nella fase prenatale è gestita dai meccanismi di difesa dell’Io fetale (rimozione, negazione, scissione ecc..), nella vita adulta, può risvegliarsi a fronte di una situazione, di paura, di rabbia, di angoscia rispetto alla quale la persona si sente minacciata. Il desiderio di distruggere l’altro, di imporre il proprio dominio è dettato dalla necessità dell’Io di poter affermare il proprio potere e placare il senso (antico) d’ impotenza.

    Secondo quanto afferma l’Antropologia esistenziale: qualunque atteggiamento materno, che non sia rispettoso del figlio e della sua dignità di persona ma anche delle sue pretese megalomaniche, lo ferisce profondamente. Il delitto di lesa maestà non nasce nel palazzo del re ma nell’utero ed ha due componenti primarie: da una parte l’onnipotenza dell’Io fetale e dall’altra la sua estrema fragilità e impotenza. L’onnipotenza alimenta l’orgoglio e l’impotenza alimenta l’odio e la vendetta.

    (Fonte: Mercurio A., “Ipotesi su Ulisse”, Ed. S.U.R., Roma 2007,  pag. 60)

    Quindi, la ferita che genera la volontà omicida (come pure la volontà suicida ed il progetto vendicativo), è diversa dalla ferita narcisistica, invece di origine traumatica, che colpisce l’Io fetale (vedi definizione).

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