Odio rimosso

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    Odio rimosso

    L’odio rimosso –  secondo l’Antropologia Cosmoartistica – è l’odio accumulato e represso che ciascuna persona porta dentro di sé, senza saperlo, sin dalla vita intrauterina, ed è legato ai traumi della fase prenatale. Un trauma genera prima dolore, poi rabbia, poi odio. Ma se il feto vuole sopravvivere e nascere integro deve reprimere la rabbia e l’odio e poi rimuoverli. Se l’operazione riesce il feto si salva, diversamente è l’aborto. La repressione e la rimozione dell’odio, in fase prenatale, sono preziosi meccanismi di difesa per salvaguardare la vita del feto, ma non reggono a lungo. Il rimosso torna e ritorna nella vita postuterina. Nella vita intrauterina, abbiamo salvato la vita biologica che ci era stata donata, ma se siamo nati biologicamente, non è affatto vero che siamo nati totalmente. La parte che odia e che rimuove è rimasta dentro l’utero: l’odio coattivo dei “non nati” trasforma la vita in una continua coazione a ripetere che avvelena la loro esistenza e quella di chi gli sta accanto.

    L’odio rimosso si compone di due aspetti: l’uno appartiene all’Io psichico, l’altro all’Io persona. La radice dell’odio appartiene al principio del piacere e dunque all’ all’Io psichico. Non appena l’ Io psichico trova un ostacolo al suo piacere, egli trascina l’Io persona ad adottare le sue soluzioni tipiche, che in genere sono tre: o differenziare nel tempo il raggiungimento della meta del piacere, o volere la distruzione immediata dell’altro che rappresenta l’ostacolo, o differire l’uno e l’altra e realizzarli, entrambi, in seguito.

     

    (Fonte: Mercurio A., “Ipotesi su Ulisse”, Ed. S.U.R., Roma 2007,  pgg. 31,42, 48)

     

     

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