Morte

    Con il termine morte – l’Antropologia Cosmoartistica – indica la capacità e l’accettazione dell’individuo di saper affrontare una morte simbolica, esistenziale, (non fisica o biologica) vista sempre come metafora di una trasformazione interiore e di un passaggio di crescita spirituale. Viene utilizzato il termine morte per indicare che tali passaggi di trasformazione interiore, possono talvolta essere molto dolorosi: in ogni caso si intende sempre una morte metaforica di una parte interiore della Persona.

    Ad ogni morte segue sempre una rinascita che conduce la Persona alla realizzazione del proprio progetto esistenziale contenuto nel Sè (Io trascendentale). Superare la morte per averla attraversata molteplici volte, così come insegna il mito di Ulisse (definito l’uomo dai mille patimenti), è questo il senso di darsi una vita immortale secondo l’Antropologia Cosmoartistica.

    Esistono diverse modalità per confrontarsi con la morte, prima fra tutte morire al desiderio d’imporre la propria volontà agli altri. Una seconda modalità è rinunciare al proprio narcisismo (Io narcisistico) e dare la morte all’Ideale dell’Io (fra cui l’Ideale di Perfezione): entrambe sono posseduti dall’onnipotenza e ritengono di non aver bisogno di nessuno. Un terzo modo, che si riscontra ad esempio al verificarsi dell’orda primitiva, è scegliere tra la decisione di dare la morte al terzo escluso o di dare la morte al bisogno di escludere l’altro. In questo caso, quando il senso di far fuori l’altro assume una valenza molto forte, violenta, l’unica soluzione è accettare di entrare nella morte (simbolica) invece che dare la morte. Ovvero aprirsi all’amore circolare come dono che elimina ogni possesso esclusivo dell’altro, visto come oggetto d’amore che vorremmo conservare esclusivamente come nostro. Un quarto modo per confrontarsi con la morte è rinunciare al desiderio e alla ricerca dell’oggetto d’amore ideale, come se da questo dovessero dipendere le sorti della vita, e decidere invece di integrare le parti buone e cattive, belle brutte, positive e negative degli oggetti d’amore reali, armonizzando così l’amore e l’odio presenti in ogni aspetto.

    Il quinto ed ultimo modo è accettare di perdere l’oggetto d’amore reale, legato ai vissuti del passato, ambivalenti ma rassicuranti, e dietro il quale si nascondono false identità, categorie mentali inquinate dall’odio rimosso, percezioni fantasmatiche che non permettono la vera nascita della Persona.

    (Cfr: Mercurio A., La Sophia-Analisi e il Principio della Gioia, Ed. S.U.R., Roma, 2011, pgg.70,71,72,73,74,75,76,77)

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