Madre seducente e castrante

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    Madre seducente

    Con il termine di  Madre seducente e castrante –  l’Antropologia Cosmoartistica – indica il complesso dei condizionamenti, dei comportamenti e degli atteggiamenti interiorizzati connessi all’inconscio fattuale e ai vissuti seducenti e castranti sperimentati nella vita intrauterina. Questo imprinting iniziale, poiché introiettato in una fase precoce dell’ Io, nella condizione adulta tenderà a riprodursi all’esterno, attraverso le varie modalità con cui la Madre seducente e castrante si manifesta, influenzando la realtà: fatti oggettivi, situazioni concrete, persone e avvenimenti reali continuano a sedurre e poi castrare la persona con la stessa modalità intrauterina, riproducendo gli antichi  traumi, il dolore e l’angoscia di morte provati nella fase prenatale. Il meccanismo della seduzione e della castrazione diventa parte attiva dell’individuo che l’ha subito, il quale a sua volta, attraverso il processo dell’identificazione, tenderà a riprodurre tale modalità seducente e castrante sugli altri.

    Secondo la rilettura del mito di Ulisse proposto dalla Cosmo-Art, la maga Circe, le Sirene, la ninfa Calipso sono le rappresentanti simboliche di questa Madre che prima seduce e poi castra il figlio utilizzando prevalentemente l’arma dell’incesto intrauterino (vedi). Anche la madre di Edipo è una madre che seduce il figlio e lo manipola per i suoi bisogni.

    Secondo la teoria dell’Antropologia esistenziale, spesso la libertà dell’Io adulto si conquista proprio piegandosi alla necessità di ritornare nell’utero in maniera regressiva e decidendo di rivivere proiettivamente con figure materne sostitutive tutto quello che è stato vissuto un tempo e che poi è rimasto registrato nella memoria delle nostre cellule e nella memoria del nostro Io fetale. Rivivere attivamente e non passivamente, questo vissuto arcaico, può dare all’Io adulto la libertà e il potere di staccarsi definitivamente dal primo oggetto d’amore e dall’incesto con la madre. Solo così è possibile diventare capaci di amare veramente una donna.

    (Fonte: Mercurio A., “Ipotesi su Ulisse”, Ed. S.U.R., Roma 2007, pagg 61- 76)

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