Madre divorante

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    Con il termine di  Madre divorante –  l’Antropologia Cosmoartistica – indica il complesso dei condizionamenti, dei comportamenti e degli atteggiamenti interiorizzati connessi all’inconscio fattuale e ai vissuti divoranti sperimentati nella vita intrauterina. Questo imprinting iniziale, poiché introiettato in una fase precoce dell’Io, nella condizione adulta tenderà a riprodursi all’esterno, attraverso le varie modalità con cui la Madre divorante si manifesta, influenzando la realtà: fatti oggettivi, situazioni concrete, persone e avvenimenti reali continuano a divorare la persona con la stessa modalità intrauterina, riproducendo gli antichi traumi, il dolore e l’angoscia di morte provati nella fase prenatale.

    Il meccanismo del divoramento diventa parte attiva dell’individuo che l’ha subito, il quale a sua volta, attraverso il processo dell’identificazione, tenderà a riprodurre tale modalità divorante sugli altri.

    Secondo la rilettura del mito di Ulisse proposto dalla Cosmo-Art, sono Madri simboliche divoranti il Ciclope Polifemo, i Lestrigoni antropofagi, il mostro a sei teste Scilla, la maga Circe che trasforma gli uomini in porci, la ninfa Calipso che trattiene Ulisse sette anni sull’ isola di Ogigia, i Proci che divorano la vita con le loro infinite pretese. Anche la madre di Ulisse, Anticlea, è una madre divorante, possessiva e abbandonica .

    (Cfr: Mercurio A., “Ipotesi su Ulisse”, Ed. S.U.R., Roma 2007, pgg 55,59,60)

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