Immortalità

    L’immortalità (o vita eterna) è il concetto di sopravvivere in eterno o per un periodo di tempo indeterminato, senza affrontare la morte o superando la morte stessa.

    (Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Immortalit%C3%A0)

    L’Antropologia esistenziale propone il concetto di immortalità secondo la visione simbolica del superamento della morte che avviene tramite la trasformazione del dolore utilizzando la Saggezza e l’Arte, come afferma la Cosmo-Art attraverso il mito di Ulisse.

    Ulisse rinuncia all’immortalità degli dei, per creare un tipo di bellezza che non morirà mai, la bellezza seconda immortale, frutto dell’agire artistico dell’uomo che vuole fare della sua vita un’opera d’arte.

    Ogni volta che Ulisse, da uomo e non da eroe, affronta il dolore, affronta anche una morte e una nuova nascita.

    Ogni sua nascita ha una triplice dimensione:

    1) è una nascita dall’utero materno

    2) è una nascita dell’Io adulto dall’Io fetale

    3) è una nascita dall’utero intracosmico verso un mondo ultracosmico, attraverso un campo di energia che è proprio della bellezza seconda.

    (Cfr:Mercurio A.,“Teoremi e Assiomi della Cosmo-Art”, Ed. S.U.R., Roma, 2004, pg. 53)

    L’immortalità conquistata da Ulisse è nata dalla sua stessa capacità di affrontare continue trasformazioni interiori decidendo di morire alla sua dimensione fetale intrauterina, rappresentata, simbolicamente, dal suo viaggio di ritorno ad Itaca. Da Io Artista, sviluppa la sua capacità di morire e rinascere più volte sotto altre forme, in una fusione costante di essere e divenire, senza più soffrire né morire ma operando continuamente la sintesi dei suoi opposti: l’Io col Sé (Ulisse e Atena), l’Io col Tu (Ulisse e Penelope), l’Io col Cosmo (Ulisse e Zeus), l’amore con l’odio (la forza amorosa), ecc… Da queste continue fusioni dei suoi opposti nasce la bellezza seconda immortale ed emerge la dimensione artistica umana.

    L’Antropologia cosmoartistica chiama, quindi, immortalità la capacità di fermare il tempo, fermando il ciclo della morte e rinascita e, al tempo stesso, la capacità di creare il tempo e di condensare il tempo di tutti i tempi in una stessa e unica forma di vita che insieme è e diviene. Questo è quello che accade ad ogni singola opera d’arte che è capace di creare bellezza immortale.

    Se l’universo dovesse contrarsi e morire e non espandersi più all’infinito, […] prima che arrivi la sua morte fisica, potrà, attraverso l’agire artistico dell’uomo che crea bellezza seconda, darsi un’anima immortale capace di espandersi ancora quando la materia, invece, avrà finito di espandersi.

    L’opera d’arte ha in sé una forma di vita immortale che sempre è e sempre diviene e continua a vivere anche quando è morto l’artista che l’ha creata.

    Questa vita immortale [….] è stata prodotta dall’uomo la cui vita è mortale.

    (Fonte: Mercurio A., “Teoremi e Assiomi della Cosmo-Art”, Ed. S.U.R., Roma, 2004, pgg.41,82)

    Afferma ancora l’Antropologia cosmoartistica: siamo immortali nel senso che il giorno in cui il corpo fisico si dissolverà, l’amore e l’essere che abbiamo saputo sviluppare trasmuterà il nostro Io Persona in un essere vivente che possiede la vita per sempre al di là del legame con la vita fisica corporea. Solo per questa strada è possibile immaginare di poter vincere la morte […]

    (Fonte: Mercurio A., “La Sophia-Analisi e il Principio della Gioia”, Ed. S.U.R., Roma, 2011, pg.74)

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