Angoscia di morte

    Per angoscia di morte – secondo l’Antropologia Cosmoartica – s’intende la decisione della persona di riaffrontare attivamente i traumi della vita intrauterina riattraversandoli consapevolmente, al fine di spogliarli della loro pericolosità, di trasformare l’immenso dolore in essi contenuto per estrapolarne l’energia necessaria a recuperare la bellezza perduta e creare la bellezza seconda.

    Se si bonifica la vita intrauterina, si recupera la bellezza della vita e si recuperano tutte le migliori energie per poter trasformare sè stessi. Affrontando il dolore e l’angoscia di  morte si può creare un altro tipo di bellezza che, avendo incontrato e superato la morte, diventa bellezza seconda immortale.

    L’Antropologia esistenziale propone tali passaggi trasformativi attraverso il mito di Ulisse narrato nell’Odissea di Omero.

    Il viaggio di ritorno ad Itaca dell’ eroe greco, definito da Omero come l’uomo dai mille patimenti, è come una regressione profonda nel trauma della sua vita intrauterina, decisa e consapevole. I mostri che incontra Ulisse sono i mostri che egli ha già incontrato nell’utero di sua madre e che deve riattraversare e rivivere in tutta la sua drammaticità per liberarsene per sempre, per lasciare il mondo materno ed entrare sempre di più nel mondo paterno. Movimento indispensabile per passare dalla dimensione terrena a quella cosmica, dal padre biologico al padre cosmico che ha affidato ad Ulisse il progetto di creare bellezza seconda immortale. Da vittima dei suoi traumi e dei suoi dolori Ulisse diventa artista che sa trasformare la sua vita e quella dell’universo in un’opera d’arte immortale.

    Essendo i miti per definizione, espressioni archetipiche di temi universali, l’Antropologia esistenziale promuove e diffonde tali processi trasformativi attraverso il mito di Ulisse, elevandolo a patrimonio antropologico dell’intera umanità. La modalità con cui questi processi  avvengono e cioè con dolore, saggezza ed arte appartengono alla metodologia della Cosmo-Art.

    (Cfr: Mercurio A., “Ipotesi su Ulisse”, Ed. S.U.R., Roma 2007, pgg. 31,32, 59,60)

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