La Cosmo-Art e il dolore

Sono grata a quel dolore – incredibile ma vero!

Dolore e maternità sono due parole che non vanno d’accordo, non devono farlo.

So che potrà suonare ‘politically’ ed anche ‘socially’ scorretto ma quando debbo ripensare ad un momento di dolore della mia vita la mente corre al periodo successivo la nascita di mio figlio.
Ebbene si, i primi mesi da mamma, sono stati l’esperienza che più mi ha costretto a guardarmi dentro e a trasformarmi.
L’essere umano è per sua natura pigro e tendente alla stasi (soprattutto emotiva) e soltanto spinto da esperienze ‘forti’ decide a volte di aprire finalmente gli occhi!
Ebbene, durante quei mesi, ho dovuto aprire i miei occhi.
Durante i periodi di crisi, di forte cambiamento, se si è sviluppata una sufficiente dose di amore per se stessi, ci si prende cura del passaggio importante che si sta affrontando facendosi sostenere, cercando momenti di raccoglimento, di riflessione, di intimità con i propri pensieri e ciò che si sta vivendo.
Impresa questa ai limiti dell’impossibile quando c’è di fronte a te una creaturina dipendente da te in tutto e per tutto, che richiede cure e attenzioni 24 ore al giorno, senza sosta.
Non credo durante il periodo a volte idilliaco della gravidanza ci si renda davvero conto di tutto ciò che ci aspetta dopo il parto.

Dolore e maternità: sono una cattiva madre?

Ho attravversato in quei momenti bui un profondo senso di perdita, ho assistito ad una vera e propria morte di alcune mie parti interne.
E la morte non fa piacere, mai.
Oltretutto, da un punto di vista sociale – a mio modo di vedere molto superficiale – denunciare questo tipo di sentimento da adito ad un’equazione errata: perdita di una propria parte = infelicità di fronte al neonato = cattiva madre.
La società e i media ci impongono infatti di recitare ad ogni costo la parte di madri beate e sempre felici, anche dopo una quindicina di notti insonni o con il corpo trasformato e
dolente, ai limiti della possibilità di riconoscere noi stesse attraverso di esso.

Dolore e maternità: il mio percorso di crescita personale

Grazie al percorso di crescita e formazione già intrapreso da anni ho fatto appello a degli ausili per attraversare quella mareggiata che mi sospingeva lontano dalle coste conosciute e verso terre lontane e ancora tutte da esplorare:

1) ho deciso di mostrare il mio terrore e la mia fragilità di quel momento e di aprirmi all’aiuto e al sostegno degli altri;

2) ho attraversato fino in fondo i marosi dei sensi di colpa e della profonda inadeguatezza fino a vedermi per ciò che ero e che sono, a nudo, davanti allo specchio della nuova me;

3) ho accettato la mia totale e assoluta imperfezione, di fronte a montagne di vestitini sporchi, stanchezza irrecuperabile e paura di non essere all’altezza del compito assegnato;

4) mi sono ripetuta in ogni istante il mantra creato apposta per superare le difficoltà di quel momento: “per quanto duro e doloroso possa sembrarmi, io ne uscirò cresciuta e rinforzata!”.

Tutto questo mi ha aiutata e oggi so con certezza irrremovibile che quel passaggio durissimo, dolorosissimo e molto impegnativo è stato il più significativo della mia intera vita.
Sono cresciuta, mi sono resa flessibile ed umile sotto il peso delle mille paure, ho guardato dritte negli occhi tutte le mie illusioni e le mie fragilità e da lì sono ripartita verso la mia nuova identità di madre, di donna responsabile della propria vita e del proprio benessere.
Sono davvero grata a quel dolore che ha spaccato il guscio marmoreo nel quale vivevo ormai rinchiusa da anni e, proprio da quelle crepe, è iniziata a filtrare la luce dorata che giaceva compressa dentro di me.

scuola counseling

2 COMMENTI

  1. Cara Tiziana, grazie per questo articolo importante e tanto significativo per noi madri. E’ proprio vero ,la nascita dei figli e un momento della vita caratterizzato da grandi trasformazioni. Anche se sono una madre adottiva condivido le tue parole e il tuo prezioso vissuto.
    Federica

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