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La relazione con l’Altro. Quali opportunità?

La relazione con l’Altro è certamente qualcosa a cui nessuno può sottrarsi, salvo decidere di ritirarsi su un’isola deserta. È un ambito con il quale ci confrontiamo ogni giorno, che può persino rappresentare in determinate circostanze una fonte di disagio e frustrazione. Eppure la relazione con l’altro può rappresentare nella nostra vita un elemento rispetto al quale non possediamo alcuna consapevolezza. Che sia il partner, nostra madre, piuttosto che il vicino di casa o il collega, l’Altro da noi ci pone di fronte alla necessità di relazionarci; e le relazioni interpersonali richiedono concretamente la capacità di ascolto, di comunicazione, la capacità di confronto e mediazione. In base alla persona che ci troviamo di fronte, tali aspetti delle relazioni possono apparire più o meno pacifici e immediati. E quando la relazione con l’altro è più contrastata e impegnativa, essa rappresenta per noi esclusivamente una difficoltà da gestire, o può piuttosto essere un’opportunità per la nostra crescita?

La relazione con l’altro mi fa da specchio

Proprio attraverso quella relazione possiamo vedere e conoscere meglio noi stessi. Esattamente come accadrebbe ponendoci davanti ad uno specchio! Sebbene aderire a questa nuova, affascinante prospettiva possa non essere cosa immediatamente scontata, possiamo provare a ragionare per assurdo e chiederci: “e se davvero fosse così, e se davvero potessimo specchiarci, rifletterci nelle persone che incrociano il nostro cammino?” In questo caso dunque, quale sarebbe il significato profondo di questa affermazione? Potrebbe forse significare che l’ostilità che trovo nell’altro è la mia stessa ostilità? Che la rabbia, la frustrazione, l’assenza di speranza che l’altro è così bravo a farmi vedere, sono la mia rabbia, la mia frustrazione, la mia assenza di speranza? Io e l’altro siamo più simili di quanto ciascuno di noi si consenta di accettare: questo è certamente un aspetto significativo, malgrado generi comprensibilmente non poche resistenze. L’emozione e i vissuti talvolta velenosi che l’altro porta nella relazione possono spingermi dunque ad interrogarmi su quale forma quella stessa emozione e quegli stessi veleni assumano nella mia vita. Ma c’è sicuramente dell’altro.

La relazione con l’altro è una fonte di apprendimento

I contenuti verbali ed emotivi propri della persona con cui mi relaziono, più o meno conformi ai miei valori piuttosto che alle mie aspettative, mi offrono la possibilità di conoscere la mia reazione ad essi. Se l’altro mi rifiuta, questo vissuto cosa genera in me? Se i suoi comportamenti mi fanno contattare l’impotenza, io come mi comporto? Mi deprimo, mi arrabbio…? Se l’altro è aggressivo, reagisco aggredendo più forte o retrocedo nel masochismo? Se il rapporto con lui è difficile, come mi posiziono interiormente di fronte a questo dato di fatto? Dò tutte le colpe a lui o mi assumo tutte le responsabilità di questo fallimento? O magari in tutti questi casi, piuttosto che assumere tali posizioni estreme, ho la capacità di fare sintesi, di mediare e di giungere a conclusioni più equilibrate e costruttive? Ecco che la relazione con l’Altro è una preziosissima fonte di apprendimento su me stesso: attraverso di essa posso vedere meglio le mie ferite, le mie fragilità, le mie rigidità, il mio odio ma anche i miei punti di forza, la mia costruttività, la mia fiducia, il mio amore, la mia capacità di perdonare.

 

 

 

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