Chi vogliamo essere? Giù la maschera!

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Chi vogliamo essere? Giù la maschera! Perché portiamo una maschera? Qual’è?

La maschera è nella fattispecie una immagine con cui ci presentiamo agli altri. Di solito questa immagine rappresenta ciò con cui ci sentiamo accettati in pubblico e con cui ci proponiamo nei rapporti con gli altri.

Siamo riconosciuti e riconoscibili nel nostro ruolo sociale che ci è stato dato. La nostra maschera l’abbiamo costruita minuziosamente durante la nostra vita. Abbiamo ricevuto, attraverso l’educazione, tante risposte al nostro agire. Sono state norme di comportamento che hanno incentivato o respinto il nostro modo di essere. Ci hanno permesso di modularci alle richieste che ci venivano dall’ambiente. Ci siamo così costruiti un immagine di noi riconosciuta e riconoscibile dagli altri e per noi.

Il nostro ruolo sociale: quale maschera?

Da quando siamo nati abbiamo costruito un ruolo che sentiamo appartenerci e in cui ci riconosciamo. Abbiamo bisogno di riconoscerci e così ci siamo identificati nel nostro ruolo. Il ruolo che impersoniamo spesso non lo abbiamo scelto, ma ci è stato assegnato da chi ci ha cresciuto. La nostra scelta è stata dettata da una necessità, da un bisogno di essere accettati ed amati, prima dalla nostra famiglia e poi dalla collettività.

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Secondo Jung, la Persona è una maschera della psiche collettiva che simula l’individualità. La “maschera” non è reale, è un compromesso tra individuo e società. L’individuo si cala in un ruolo sociale attraverso il quale interagisce nella collettività. La società, infatti, richiede ad ognuno di noi di svolgere un ruolo che spesso non ci appartiene totalmente o, comunque, ci rappresenta solo in parte.

Giù la maschera: ci siamo adattati

La maschera è funzionale all’adattamento dell’uomo, in quanto gli permette di modularsi e presentarsi in base alle richieste dell’esterno. Incarnare un ruolo, soprattutto se questo è socialmente condiviso, aiuta a semplificare le relazioni. Ma questo ci fa correre il pericolo di non sentirci autentici nel nostro essere.

Il rischio che si corre è un appiattimento del proprio essere in funzione della reiterazione di un ruolo sociale. La Persona può “annichilire” nell’animo privando l’individuo di tutta quella ricchezza, creatività, di tutto l’aspetto affettivo, emozionale, cognitivo che caratterizza l’essere umano. Incarnare un ruolo che non ci appartiene mette in ombra la nostra vera essenza , toglie forza al nostro vero essere privandolo dell’energia necessaria per esistere. 

La scelta di portare avanti in modo rigido un ruolo e la possibilità di sostituire la maschera al nostro essere autentico, sono delle difese che noi utilizziamo per proteggerci da una realtà dolorosa.

Chi vogliamo essere: giù le maschere

Una realtà che ci ha desiderato ad una condizione: quella di indossare una maschera. Abbiamo impersonato ed impersoniamo  diversi tipi di maschere:

quella del “Sono perfetta/o”, quella del “ti salvo io”, quella del “faccio  tutto io”, quella del “non ho bisogno di nessuno”; quella del “io non mi sbaglio mai“, “sono sempre distratta“, “non sono capace” “sono la piccola“, “quella del contestatore“, “del “non credo se non vedo” ecc…

Ma tutto questo ci porta pian piano ad una grande insoddisfazione e frustrazione del desiderio profondo che ci spinge verso la vita. Sono tutte “menzogne esistenziali” ci dice A. MercurioCiò vuol dire che ci siamo percepiti e visti secondo un codice usato da altri e che non ci appartiene pienamente. Il nostro , invece, ci spinge ogni giorno a trovare la nostra vera essenza: il nostro essere autentico.

Nasconderci dietro la maschera può essere stato salvifico e funzionale per un determinato periodo ma, oggi, possiamo darci una possibilità: quella di assumere questa consapevolezza per comprendere chi realmente siamo, chi vogliamo e decidiamo di essere.

Vale realmente la pena continuare ad impersonare la nostra maschera oggi che l’abbiamo svelata? Oppure decidiamo di vivere pienamente ed autenticamente nella nostra vera essenza?

Chi decido di essere oggi: a voi la scelta

Decidere di ri-nascere ad un nuovo modo di essere, quello che sentiamo appartenerci, ci permette di scoprire la preziosità della nostra storia non negando o demonizzando il passato. Questo è il dono più grande che possiamo farci. Scoprire chi siamo comporta una decisione di responsabilità verso di noi per solcare con coraggio la strada del perdono e della rinascita. Una strada talvolta ardua ma necessaria per poter iniziare a vivere pienamente e autenticamente.

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