fortunato depero

Quando la vita ci impone uno Stop allora scopriamo le profondità che ignoravamo. Nei casi migliori si è affascinati dalla ricchezza e dalla bellezza che riscopriamo, altre volte si è spaventati come di fronte ad un opera dai colori vivaci e dalle figure poco delineate e inquietanti.

Agli inizi del XX secolo in Italia si sviluppa un movimento artistico conosciuto come Futurismo. Le forme artistiche tutte vengono esplorate dai futuristi. Dal 6 dicembre 2007 al 27 gennaio 2008 presso l’auditorium Parco della Musica di Roma si è tenuta la mostra dedicata a Fortunato Depero, artista poliedrico aderente al movimento artistico futurista. Abbiamo pensato di fare un giro tra le sue opere. L’esposizione romana è dedicata ai bozzetti per costumi e scenografie realizzate dall’artista nella sua esperienza di collaborazione con importanti coreografi teatrali tra cui principalmente Diaghilev. L’esperienza dei cd. “Balli Plastici” hanno arricchito quella che è la storia del teatro musicale italiano. I “Balli Plastici” sono rappresentazioni in cui gli artisti in scena sono sostituiti da marionette.

L’aria è franca e serena, una musica incisiva ed evocativa di velocità d’altri tempi si impone piacevolmente come compagna di un giro tra i disegni e bozzetti dell’artista. Si viene accolti da una rappresentanza di marionette realizzate per la messa in opera dei “Balli Plastici”.

Personaggi pesanti tenuti in piedi da fili trasparenti, come mani invisibili che dirigono l’agire di ogni uomo a scapito di quanto fisica sia la loro imponente presenza. Una serie di baffuti giganti con occhi di luci e abiti metallici pronti alla danza meccanica. Una rappresentazione di uomini vivi ma con abiti meccanizzati. Dov’è la vostra libertà? Sembrano voler dire. Quanto vi è di vero dietro le presenze più o meno pesanti. Siamo solo pesantezza e staticità? E i fili sono presenti a voler suggerire una volontà che può essere invece finta e indotta da mani manovranti. C’è anche questo nella libertà che crediamo di possedere, sembrano voler suggerire. Nei disegni vi è un senso di corpi in potenza. Dominati da una forza meccanica sono comunque intenti a raccogliersi energeticamente, in maniera fetale, per poter volare verso l’alto. Mi colpiscono le figure che sembrano pronte per un decollo esistenziale. I colori suggeriscono la sintesi dei piani rappresentativi. Ciò che ad un primo sguardo appare un armonia di colori ad una più attenta visione svela profondità di piani. Ciò evocano in me un emozione curiosa intorno al senso della profondità di ciò vediamo rappresentato.

La vita appare in maniera fuggente e priva di profondità fin quando ad essa ci si appresta in maniera distratta. Quante volte non ci fermiamo a guardarci dentro? Troppe volte guardiamo il mondo e le sue rappresentazioni allo stesso modo di come guardiamo, o meglio non guardiamo, al nostro mondo interiore. Quando la vita ci impone uno stop allora scopriamo le profondità che ignoravamo. Nei casi migliori si è affascinati dalla ricchezza e dalla bellezza che riscopriamo, altre volte si è spaventati come di fronte ad un opera dai colori vivaci e dalle figure poco delineate e inquietanti.

Depero, futurista firmatario del manifesto del movimento che si prefiggeva di modificare tutti gli ambiti del vivere. In lui e nelle sue opere è chiara la volontà di esprimere la forza. Una forza espressa in immagini forti e geometriche, una forza che rompe gli schemi e che vuole portare con se, ed in un sol colpo, tutti gli equilibri del mondo assonnato e spaventato dei primi anni del ‘900. Eppure questa invocazione al movimento ed alla forza oggi si affievoliscono nell’aria fresca e piovosa di un sabato d’inverno stranamente caldo. Genti passeggiano lungo i portici dell’Auditorium mentre una bambina prova a far sua una delle marionette di Depero tirandola a se per giocarci. Intorno ci sono voci di persone, la bambina a vedermi scrivere manifesta festosamente voglia e bramosia di imitazione. Donare un foglio è poca cosa per me e un mare di possibilità espressive per lei. In questa mattina c’è posto anche per la sua arte. Una voce dice che questi quadri mettono paura, la voce è di un anziana signora bella nel suo spavento.

Ritmo di ballerina + Clown è un opera del 1914, in quell’anno ci fu una guerra tra le tante che sembrano non avere fine ancor’oggi. Il quadro inquieta nella percezione immediata di un sorriso a denti stridenti, come in un sogghigno che preannuncia dolore. L’immagine di un momento della storia italiana e mondiale e chissà di quanti momenti della vita di ogni persona. Quanti clawn sogghignanti e a dentri stridenti emergono nelle vite portando il solo messaggio paura? E allora occorre andare in profondità. Guardare intorno e ampliare lo sguardo. Così si vedono file di ballerine sorridenti in maniera coinvolgente.

Sulla destra emerge a pennellate forti come a voler squarciare la notte ed il dolore esistenziale di quel tempo, e di ogni persona, un bel sole dai raggi che fendono sino a terra. C’era la paura e c’era anche dell’altro. Anche la signora si ravvede e dice: “ E’ Bello!”.

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