padre con bambino

Cronaca di un incontro di Cinematerapia con i giovani: Io e mio padre.

Demolire la figura paterna è un esercizio comune e diffuso? Per discutere di questo tema, si è svolto il 20 novembre 2011 presso l’Istituto Solaris di Roma il secondo incontro del corso “La Cinematerapia e i giovani” sul tema “Io e mio padre: com’è e come vorrei che fosse il rapporto con mio padre”. Sono stati anche proiettati, a scopo culturale e didattico, alcuni brani del film: “Les choristes” di Christophe Barratier. La scelta di questo tema è ben spiegata dalle parole che introducevano la chiave di lettura del film, letta dai partecipanti all’inizio dell’incontro: “Di padre nella nostra società se ne parla tanto e in vari modi: per glorificarlo, per offenderlo, per santificarlo o per distruggerlo. E ciò dimostra quanto sia grande e diffuso il bisogno di padre. Quanto sia grande e ampia la ricerca di un padre” (“Verso la madre verso il padre” di Giampiero Ciappina e Paola Capriani).

E’ da questo “bisogno diffuso” che abbiamo cercato di capire quanto la figura paterna sia importante e necessaria per la nostra esistenza, a volte passiamo tutta la vita negando questa realtà, anzi, tutto il mondo intorno a noi è fatto di luoghi comuni che cercano di demolire la figura paterna: i figli così imparano a ritenere il padre un accessorio di cui possono fare tranquillamente a meno, oppure a crearsi un modello di padre irreale ed ideale che sicuramente non collima col vero padre che hanno vicino e che non è e non sarà mai come lo vorrebbero.

Dopo la visione del film abbiamo quindi lavorato per mettere in evidenza la difficoltà e i limiti del padre per vederlo come effettivamente è, per imparare ad amarlo nonostante questi, imparare ad accoglierci e ad accoglierlo e considerare il fatto che in fondo se lui non ci fosse stato noi non saremmo neanche nati. E poi chi siamo noi per giudicarlo o per distruggerlo? Conosciamo tutta la sua storia? Fino a che punto lo abbiamo ascoltato e ci siamo sforzati di capirlo, di capire le sue paure, le sue insicurezze, le sue fragilità, le sue assenze o le sue invasioni? Durante il dibattito i concetti che sono emersi dalle testimonianze scritte dei ragazzi sono stati soprattutto tre: – latitanza /assenza del padre nella loro vita quotidiana – figura fredda ed incapace di mostrare affetto ed emozioni – figura del padre privata del suo ruolo Le emozioni che sono state espresse e “scoperte”, grazie alla visione del film e a tutto l’incontro, sono state la rabbia e il senso di vuoto. Si è parlato poi però di quanto sia inutile restare attaccati alla propria rabbia e a quel risentimento che ci impedisce di trovare altre strade, altre soluzioni, altre vite.

Le proposte emerse in quella sede sono state: – è possibile imparare ad accettare nostro padre indipendentemente dalla sua presenza – è possibile imparare a vedere la figura paterna più estesa rispetto al padre biologico: può essere paterno anche un professore, uno zio, un terapeuta, un fidanzato della mamma.

“Quando non si ha un buon padre, bisogna procurarsene uno.” (Friedrich Nietzsche, “Umano, troppo umano” 1878)
Attraverso un esercizio di scrittura abbiamo proseguito i lavori invitando i ragazzi a scrivere una lettera d’amore al proprio padre. E’ stato un momento molto emozionante: abbiamo visto come i ragazzi sono riusciti ad entrare molto bene nel tema e a raccontare le loro storie. La parola magica che si è cercato di affermare con decisione e forza è stata “perdono”. Perché perdonare non significa accettare tutto come se niente fosse, ma lasciare andare il passato e decidere di voler bene a nostro padre lo stesso, semplicemente perché perdonare lui alla fine significa voler bene anche a se stessi! Ci siamo salutati riconoscendoci un bellissimo lavoro su questa figura genitoriale così importante per la nostra vita passata, presente e futura, e ci siamo portati via un pieno di pace e di speranza.

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