film blu

Questo e’ un film adatto a chi, nella sua vita, ha perso l’amore almeno una volta. A chi ha desiderato distruggere tutto. A chi ha cancellato il passato sperando cosi’ di prendere le distanze dal dolore, dalla delusione

Che fare quando la vita , ti ruba gli affetti piu’ importanti ? Che fare quando i tuoi sogni si infrangono contro un albero in una curva? Che fare quando, l’amore se ne e’ andato e senti un grande vuoto dentro di te? Julie e’ una bella donna, ricca, con un marito artista famoso che l’ama e con una figlia. Sembra avere tutto dalla vita. Improvvisamente, per un banale guasto ai freni della macchina, avviene un grave incidente ed il marito e la figlia muoiono sul colpo. Julie si salva ma sembra avere perso il senso della vita. Tenta il suicidio , ma non riesce. Il dolore e’ troppo forte e Julie ne prende le distanze. Non piange, non si dispera, non riesce a darsi pace. Julie si sente abbandonata, tradita. Un odio profondo emerge con forza. Decide cosi’ di cancellare il suo passato, di distruggere sistematicamente le tracce della sua storia, via la musica, via la casa, via i ricordi. Porta con se solo un lampadario di vetro blu come ricordo della figlia. Nella casa nuova Julie si chiude nel suo odio verso la vita che le ha rubato tutto. Ma il suo progetto di vendetta non e’ totale e lentamente la vita con le sue proposte offre a Julie nuove prospettive.

Si oppone al tentativo di cacciare dal condominio una giovane donna che fa la prostituta e comincia con lei un rapporto d’amicizia. Quella musica che ha cercato di distruggere e’ gia’ nell’aria, qualcuno, un barbone col flauto, gia’ la sta suonando. Ed il passato lentamente rientra e Julie scopre cosi’ una verita’ scottante. Il marito aveva un’altra donna che aspetta un figlio. Julie va a trovare la vecchia madre malata che sta in un ospizio e l’incontro e’ di una grande tristezza perche’ la madre malata non la riconosce. Perche’ Kiewslowsky insiste nel mostrarci le immagini della madre che guarda in televisione persone che si tuffano nel vuoto con la corda elastica ? Perche’ Julie al momento della perdita dell’amore ha avuto una reazione cosi’ distruttiva? Avrebbe potuto continuare a comporre musica o a riempire il grosso vuoto con la creativita’, con l’amore. Perche’ ha tentato di distruggersi e di distruggere ? Possiamo fare un’ipotesi che e’ stimolata dall’immagine del rapporto con la madre. Possiamo ipotizzare che Julie dentro l’utero della madre abbia vissuto quell’assenza, quel vuoto che adesso vive con forza.

La voglia di distruggere e di distruggersi rimane sepolta dentro l’inconscio come una mina vagante pronta ad esplodere. Julie ha la possibita’ di immergersi dentro quel momento esistenziale. Il primo grande vuoto forse lo ha provato nella pancia della madre ed adesso questo vuoto lo riprova. L’Io fetale sente il vuoto e l’abbandono ed e’ costretto a incapsulare tutta la rabbia dentro di se. L’Io non puo’ sviluppare una sana capacita’ di amare se stesso e quindi Julie e’ centrata sul desiderio di avere quell’utero accettante e presente che non ha avuto. Attraverso questa esperienza di grande vuoto Julie puo’ rivivere un’antica realta’ per superarla. Julie puo’ cosi’ dimostrare a se stessa di essere artista sia nella musica che nella vita. Dovra’ fare anche lei un tuffo. Il tuffo e’ la decisione di smettere di odiarsi e di odiare la vita , ma anzi accoglierla come un dono senza volerla possedere, perche’ l’arte appartiene all’umanita’ intera . Nella sua onnipotenza vendicativa Julie voleva distruggere l’opera artistica del marito e per poco non e’ riuscita allo scopo, ma per fortuna il manoscritto e’ stato salvato da mani amorevoli. Cosi’ anche il patrimonio genetico del marito non e’ andato distrutto. Un altro grembo ha accolto il suo seme. Julie capisce che puo’ continuare ad amare il marito, amando il figlio che ha avuto con un’altra donna e puo’ donare la sua creativita’ artistica ad un uomo lasciandolo libero di creare una sinfonia per l’ Europa Unita che e’ la sinfonia di uomini liberi che sanno amarsi rispettando le proprie individualita’.

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