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Rimanere fedeli al proprio cuore è assecondare la vita e il suo continuo divenire


cuore, creazione, trasformazione, fedeltà, omeopatia L’essere umano in bilico tra staticità e creazione-trasformazione

cuore, creazione, trasformazione, fedeltà, omeopatia Il termine fedeltà è spesso associato ad un’idea di staticità della persona che ne implica, cioè, la sua capacità di rimanere costantemente legata ad un proprio simile, ad una certa ideologia o ad un particolare ambiente sociale. Esso in realtà identifica, della persona stessa, o una certa difficoltà a modificare il proprio modo di essere e pensare o, in altri casi, e soprattutto in relazione a determinate ideologie, il proprio autocompiacimento per esser giunti ad una sorta di supposta comprensione definitiva di tematiche che, in ambiti diversi, interessano comunque l’agire e il sentire umano. Eppure l’essere umano resta egli stesso un continuo divenire, sia in senso evolutivo che involutivo, per cui il concetto di fedeltà, così come lo intendiamo noi, sembra stridere con questo aspetto della natura umana, che procede indipendentemente dalla nostra inclinazione. C’è da chiedersi allora se esista o meno una maniera per far convivere l’esigenza di restare sempre fedeli ad un’idea, ad una persona o ad un movimento sociale, con l’inevitabile cambiamento-trasformazione che agisce comunque dentro di noi.

E’ certo, tuttavia, che le relazioni affettive tra uomo e donna richiedano una promessa di fedeltà reciproca ogniqualvolta originino con lo scopo di perseguire quel progetto di prosecuzione della vita, che ha bisogno del sostegno illimitato dei suoi genitori - almeno fino alla sua completa autonomia - perché possa procedere correttamente e armoniosamente. In definitiva, dunque, l’esigenza di essere fedeli, come ci mostra proprio l’amore coniugale, è comunque inevitabile tutte le volte che una relazione, un’ideologia, o un insieme di persone si uniscono per definire un progetto da portare avanti nel tempo. Proprio in relazione alla variabile tempo, però, sono numerosi i progetti che poi sembrano naufragare, probabilmente per una debolezza di fondo dello stesso, che magari può richiedere un’aderenza costante a regole e precetti che mal si addicono, in effetti, ai reali bisogni delle persone coinvolte: è per questo, ad esempio, che molte relazioni sentimentali con il tempo si affievoliscono, così come tramontano quelle ideologie o movimenti sociali nati intorno ad un’idea troppo soggettiva e contingente.

Molti, tuttavia, sosterranno anche che spesso è proprio l’infedeltà di alcuni, in movimenti religiosi o politici, così come nelle relazioni coniugali, che frantuma il progetto originario, ed è quindi la poca serietà di alcuni che rovina il tutto, piuttosto che il proposito che sta all’origine stessa del progetto. E così la persona sempre fedele ad una certa idea, oppure ad una persona, indipendentemente dalla soddisfazione che il suo agire suscita in lei, è considerata comunque socialmente degna di rispetto e considerazione anche quando, effettivamente, i fatti dimostrano la debolezza dei suoi propositi. Chi, infatti, non guarda anche con una certa ammirazione quella persona che, accettando il tradimento del coniuge, spesso risolve nuovamente a suo vantaggio una situazione che sembrava decisamente compromessa, salvo poi ricrederci laddove il tradimento si ripetesse ancora? Quanti, ad esempio, considerano comunque degni di stima coloro che non modificano mai le proprie idee politiche o religiose anche al mutare dei tempi, che possono smascherarne, così, un certo anacronismo di fondo? Questa considerazione per simili individui nasce da un’idea di imperturbabilità degli stessi, che è confusa con quella di immutabilità dell’essere pur nella sua capacità di adattamento, e che porta dunque persone che non si scompongono mai delle proprie convinzioni, anche di fronte all’evidenza di fatti in aperto contrasto con il loro modo di pensare e di agire, a esser considerate comunque ferme e decise, e pertanto ammirevoli.

Certo non sono considerati tali coloro che non sposano mai un’ideologia, che sono votati sempre e comunque al tradimento del prossimo, che sono pronti a saltare sul carro del vincitore, infischiandosene di quello professato anche solo pochi istanti prima. In definitiva anche rispetto alla fedeltà l’essere umano sembra oscillare tra questi due diversi estremi comportamentali, e forse nella nostra società il secondo è il modello che si sta sempre più affermando come tipologia in grado di adattarsi meglio, e più prontamente, al variare delle circostanze, finendo come al solito per confondere la capacità di adattamento dell’individuo con il suo continuo cambiamento di ambienti, idee o persone, mosso comunque dall’idea di trarne sempre un qualche vantaggio personale. Esiste allora la possibilità di conciliare la necessità di restare fedeli ad un progetto pur conservando quella adattabilità a eventi e circostanze che quel progetto possono mettere in discussione, senza per questo farci apparire incostanti, e tanto meno incapaci di perseguire uno scopo valido dell’esistenza, che ci elevi al di sopra di meri tornaconto personali? L’unico modo per mantenersi fedeli nel tempo alle proprie idee e ai propri sentimenti, è forse quello di imparare ad ascoltare solo il proprio cuore: luogo di sintesi magistrale dei tanti stimoli che quotidianamente riceviamo, è sempre in grado di rivelarci la situazione personale, sociale ed ambientale più favorevole al nostro essere, conducendoci inevitabilmente lontano da tutto ciò che possa nuocerci, e svuotarci, giorno per giorno, di emozioni e sentimenti positivi.

Rimanere fedeli al proprio cuore significa, così, giorno per giorno, lasciarsi plasmare, fisicamente e mentalmente, attorno ad esso, lasciando dietro a noi tutto quello che possa esserci di zavorra lungo quel viaggio esistenziale che quotidianamente ci crea e ci trasforma. Il cuore in fin dei conti altro non è che la sede dalla vita stessa, identificazione sopraffine con il suo creatore, il rimanervi fedeli ci plasma a sua immagine e somiglianza, permettendoci di incontrarci a poco a poco prima di tutto con noi stessi, e poi con tutti quelli che, di questo viaggio, diverranno nostri inseparabili compagni, perché anche loro, come noi, incamminati su quel sentiero che all’eterno vuole ricondurci: luogo inizialmente solo metafisico, ma a poco a poco anche fisico, in cui il tempo si arresta e lo spazio si dissolve, e dove la vita prende forma nella sua espressione più bella e più evoluta. Rimanere fedeli al proprio cuore indica in definitiva la piena fedeltà a quella bellezza suprema che è la vita stessa, sola dimensione dove idee e sentimenti prendono finalmente forma e sostanza, andando a costituire quell’unica realtà mai più modificabile.









Francesco Candeloro  ->

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Articolo pubblicato il: 03/09/2011

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