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The Burning plain


Cinema, cinematerapia, antropologia esistenziale, sophiart Lettura antropologica esistenziale del film " The Burning plain" di G. Arriaga

Cinema, cinematerapia, antropologia esistenziale, sophiart Dentro ogni essere umano c’è un progetto c’è un Sé dove sono scritti i nostri talenti, le nostre potenzialità. Può accadere che di fronte ad un grande dolore o di fronte ad una colpa l’Io non sia capace di affrontare il dolore e decida di fuggire. Così facendo però si fugge dalla propria vita creando una grande menzogna che copre una grande disperazione. La vita però bussa alla porta varie volte ed il Sé ci parla dentro e fuori di noi chiedendoci di riprendere il cammino di crescita interrotto. Questo è quello che accade a Silvia che aveva deciso di fuggire dalla propria vita perché piena di sensi di colpa per aver causato la morte accidentale della madre. I sensi di colpa le avevano impedito di poter godere della propria maternità e per questo motivo Silvia aveva abbandonato la figlia appena nata ed il suo uomo che l’amava. Sotto forma di un messicano il suo Sé si presenterà però nella sua gelida ed efficiente vita chiedendole di ricordare il suo passato e così Silvia potrà chiedere perdono alla figlia e perdonarsi, creando bellezza dal dolore con l’amore.

Ex pugile, scrittore e sceneggiatore, nel suo primo film, Guillermo Arriaga ci racconta una storia di amore e di dolore, un intreccio tra diversi personaggi separati dal tempo e dallo spazio. Silvia è la responsabile di un ristorante di lusso a Portland. Fredda ed efficiente è intimamente percossa da onde tumultuose di un mare in tempesta. Sta sprecando la sua vita passando da un uomo all’altro, disprezza il suo corpo e pensa continuamente alla morte per fuggire da un passato ingombrante. E’ piena di sensi di colpa e di dolore perché due eventi sono rimasti profondamente impressi dentro di lei e questi ricordi sono presenti nella sua mente ogni giorno. Gina e Nick si amano in maniera clandestina perché entrambi hanno una famiglia da cui non riescono a staccarsi. Maria è un’adolescente che aiuta il padre nel suo lavoro di pilota. Storie raccontate che s’intrecciano in una mappa spazio temporale in cui amore, gelosia, dovere , vendetta e perdono si esprimono con forza. Il regista sembra suggerirci, attraverso la sua scelta stilistica di raccontare la storia sovrapponendo piani temporali diversi, che nell’inconscio il tempo non esiste.

La storia ci permette una riflessione su come i sensi di colpa possono rovinare la vita di una persona. Certi eventi non si possono cancellare fuggendo, rimangono sempre presenti dentro di noi. La storia viene raccontata come se fosse un puzzle. All’inizio vediamo una casa isolata bruciare in una pianura. Poi una donna affacciarsi alla finestra. Dopo aver consumato uno dei tanti rapporti occasionali Silvia guarda fuori dalla stanza ed il mare ed il cielo si fondono e riemerge il ricordo di una terra dove brucia una casa. Silvia ricorda così la sua adolescenza, quando viveva in famiglia con i suoi tre fratelli minori, la madre ed il padre. Una famiglia come tante, con il padre spesso assente per lavoro e madre casalinga. Mariana, questo il vero nome di Silvia, spesso aiutava la madre nell’accudire i figli. Gina, la madre, era una buona madre di famiglia ma amava segretamente un uomo Nick, messicano, sposato con figli grandi. Era una storia d’amore impossibile. I due si vedevano segretamente e s’incontravano in una casa isolata nel deserto. Era una storia d’amore ritagliata dentro ciò che è giusto e doveroso.

La storia racconta il conflitto che spesso viviamo tra dovere e passione, tra regola e trasgressione. Silvia ricorda i suoi sospetti e di come aveva cominciato a controllare la madre che capendo la sofferenza della figlia aveva deciso di rinunciare a se stessa, tentando inutilmente di porre fine alla storia. Seguendo segretamente la madre Mariana la vede mentre fa l’amore con il suo amante. La ragazza si sente profondamente tradita e così progetta una punizione, brucerà la casa e così costringerà la madre ad uscire e tutto tornerà come prima. Ma il fuoco è più forte di quanto Mariana possa immaginare ed arriva sino alla bombola del gas facendola esplodere. Se il progetto di Mariana era quello di separare i due amanti avrà ottenuto invece di averli uniti per sempre nel fuoco della loro passione. I colpevoli sono stati puniti e bruceranno per sempre nel fuoco dell’inferno. Il fuoco della loro passione li ha bruciati. I figli dei due amanti si dividono in colpevolisti e innocentisti. C’e’ chi li condanna per sempre all’inferno e c’è chi vuole capire. Mariana, figlia di Gina e Santiago, figlio di Nick, vogliono capire e tra di loro inizia una storia d’amore.

Si attiva così un nuovo conflitto tra l’amore e l’odio. L’amore che unisce due giovani e l’odio di due famiglie ferite. Ma l’amore è più forte dell’odio e i due giovani fuggono verso una loro vita e da questo amore nasce una bella bimba. Mariana però si sente in colpa per la morte della madre. Lei è dominata dal pensiero che una colpa vuole una punizione e per questo motivo non si ritiene degna di ricevere questo stupendo dono della vita. “Non me la meritavo” e quindi fugge lasciando la figlia e l’uomo che amava e da cui era riamata. L’io di Mariana non è in grado di accogliere il dolore e la sua colpa e si difende con la fuga. Mariana diventerà così Silvia, una donna bella ed efficiente che spreca la sua vita, incapace d’amarsi e d’amare. Ma la vita che Silvia ha congelato torna nuovamente a bussare alla sua porta. Il suo Sé si presenterà sotto la forma di un uomo sconosciuto, un messicano che le vuole far conoscere la figlia che lei ha abbandonato. Di fronte alla possibilità di ritoccare nuovamente il dolore l’io si difende in tanti modi ed uno di questi è la fuga e Silvia è tentata di fuggire nuovamente rifiutando la realtà.

Poi per fortuna cambierà idea e metterà tutta la sua determinazione per cercare di farsi accettare dalla figlia e farsi perdonare. Potrà così riprendere il cammino interrotto e sviluppare un progetto di coppia e di famiglia che lei stessa aveva distrutto. Potrà riprendere a vivere la sua vita senza fuggire sviluppando il suo Sé. Impariamo ad essere artisti della nostra vita superando i sensi di colpa e trasformando il dolore in bellezza. Il dolore è un energia potente. E’ una forza cosmica. L’Io si difende come può dal dolore con tanti meccanismi di difesa. Impariamo ad elaborare i sensi di colpa, perdonando e perdonandoci, e sviluppiamo un Io-artista capace di manipolare l’energia del dolore creando bellezza. Così fanno gli artisti creando le loro opere d’arte.







Domenico Carbone  ->

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Articolo pubblicato il: 09/06/2010

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