Incontro Raffaello in un grande albergo della provincia di Siena e subito mi colpisce molto per la sua freschezza e per la sua costante positività. E’ molto giovane ma ci tiene a dire che ‘si è mosso’, ha girato e viaggiato parecchio. Ha vissuto in diverse città per diverso tempo e da ogni esperienza ha imparato molto. Mi incuriosisce per la sua particolare capacità di fondere assieme discipline che potrebbero apparire lontane, la Scrittura e il Fitness, e che invece Raffaello ha saputo assimilare con particolare saggezza. Ha un sorriso che cattura e gli piace chiacchierare, e questa sua schietta immediatezza gli ha fatto incontrare e conoscere molte persone. “Sono molto fortunato”, ripete spesso. “La vita mi ha dato molto”.
- G.C.: Bè, allora presentiamoci
Ho 32 anni e sono nato a Taranto. Ho una doppia laurea, prima all’ISEF presso l’Università di Urbino e poi in Comunicazione all’Università di Roma. Oltre all’attività di Istruttore di Fitness, ho un’altra attività di scrittore, dove mi diletto a scrivere dei romanzi. Ho scritto tre libri, mentre il quarto uscirà a Natale 2008.
- G.C.: Qual è l’obiettivo della tua ricerca letteraria e personale?
Scrivere mi piace molto. È fondamentale secondo me avere degli obiettivi nella vita, a breve, a medio e a lungo termine. I libri mi aiutano a conoscermi meglio, a scrivere di me, a capirmi, a capire situazioni. La vita è abbastanza curiosa. Se si guarda a 360 gradi, c’è molta poesia dentro, ed è bello scriverci sopra.
- G.C.: Cos’è che ti ha spinto a scrivere?
Io scrivo per me ovviamente. Sai, c’è chi ha il diario, chi prova a scrivere poesie. Io scrivo da quando ero bambino. Ero molto timido e scrivevo quelle che erano le mie riflessioni che forse avevo paura di dire, di rivelare, di esternare. Con il tempo poi le cose sono cambiate e ho deciso di inventare delle storie. Ho provato ad inviarle ad un editore a cui sono piaciute, e da lì poi è partita la macchina. Poi ho vinto un concorso di scrittura, e poi insomma, sta andando….
- G.C.: Quindi oltre l’identità di Istruttore di Fitness, sei anche uno scrittore.
Si. Mi diverto a cambiare pelle. Combattivo di giorno, e riflessivo sulla vita e sull’esistenza, la notte.
- G.C.: Potremmo dire che sei un esperto di crescita fisica e di crescita spirituale. Qual è secondo te il rapporto tra allenamento e crescita personale?
L’allenamento, inteso come costanza nel perseguire le proprie mete, è fondamentale. Essere perseveranti è determinante per conseguire gli obiettivi. La regolarità e la tenacia sono piccoli obiettivi ma fondamentali. Dedicare a se stessi un’ora o due al giorno, è un impegno importante perché si coltiva l’amore per se stessi, vuol dire che ci si vuol bene. E poi chi si vuol bene, riesce a stare bene con se stesso.
- G.C.: Secondo il tuo punto di vista perché sono così importanti la costanza e la continuità?
Non è tanto importante essere rigidi con il raggiungimento di determinati obiettivi, o volerli raggiungere a tutti i costi. Ma qualunque essi siano, è la costanza e la coerenza che te li fa ottenere. Poi ognuno fa quello che può. Ma senza coerenza e regolarità, non si va da nessuna parte. Se sono costante riuscirò sicuramente a raggiungere gli obiettivi nella mia vita personale. Se io domani voglio arrivare a scrivere il mio quinto libro e voglio che esca a Natale, so che devo impegnarmi con assiduità. Qualunque siano le mie mete, che sia perdere peso o che sia stare bene mentalmente, so che devo farlo solo attraverso la regolarità e la costanza.
- G.C.: Quindi, l’elemento mi pare che sottolinei è l’importanza della perseveranza. Giusto?
La perseveranza è fondamentale nella vita. Se noi potessimo portare sempre la perseveranza nella nostra vita, mettendola insieme alla voglia di crescere, alla voglia anche di superare i propri limiti, penso che tante esperienze negative si potrebbero evitare.
- G.C.: E nella tua vita, quale ruolo ha avuto la perseveranza?
Innanzitutto io sono un entusiasta. Credo che bisognerebbe essere sempre entusiasti della vita, giorno dopo giorno, di tutto quello che ci viene dato, nel bene e nel male. E poi ce la giochiamo. Io sono uno che se la gioca, che si butta, che prova e riprova costantemente. E il risultato prima o poi arriva.
- G.C.: Che consiglio daresti alle persone che cercano di conseguire i propri obiettivi esistenziali. Non solo dal punto di vista fisico, ma anche dal punto di vista psicologico o spirituale?
Il primo consiglio è quello di conoscere bene se stessi. A volte è importante fare silenzio e ascoltare. Tante volte ci alziamo e ci domandiamo: oggi cosa succederà? E invece no, a volte è importante sapersi fermare, ascoltarsi profondamente, approfittare di quei momenti per conoscersi. E poi le esperienze ci guidano e ci fanno crescere, e così possiamo proporle ad altri.
- G.C.: Quindi basta soltanto aspettare con le mani in mano?
No, certo. Bisogna imparare a darsi da fare. Ti racconto un aneddoto. In un mio libro c’è il personaggio di Brian, che decide di riconquistare la moglie che però non vede ormai da due anni.
E quindi fa tutto affinché la vicenda si pieghi in direzione della sua volontà e faccia rincontrare lui e la moglie. La considerazione che lo assilla, la riflessione che Brian si pone costantemente è “Sono io che devo andare incontro al mondo e non attendere che il destino mi faccia cadere le cose in mano”. Secondo me c’è una profonda correlazione tra ciò che facciamo e ciò che il destino ci propone. È come se il destino ci proponesse un inizio, uno spunto, una proposta. Ma poi il percorso lo decidiamo noi. Certo bisogna sempre perseverare e mai abbattersi. C’è anche il buio. La vita non è come un film. Nei film non ci sono tempi morti, nella vita ce li abbiamo, ce li hanno tutti. Nel senso che dobbiamo rispettare le nostre fasi di pausa, di riflessione: saper aspettare ma anche saper perseverare. Poi i risultati arrivano, magari non subito, ma alla fine arrivano.
|