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Contrastare l'invecchiamento della pelle in modo naturale


 Invecchiamento cutaneo e rimedi naturali

Che anche la pelle invecchi è un'osservazione alquanto banale. Non è invece banale che non è tutto invecchiamento quello che si legge sulla cute. O meglio, l'invecchiamento cutaneo ha due aspetti i cui effetti si sommano, ma che sono profondamente diversi. Il primo è l'invecchiamento cronologico, cioè quello determinato dal puro e semplice passare del tempo, l'altro è il fotoinvecchiamento cioè quello dovuto all'esposizione ai raggi solari. Ovviamente, nell'invecchiamento cronologico rientrano anche gli insulti dovuti ad agenti esterni diversi dalla radiazione solare .

I meccanismi dell'invecchiamento cronologico, come per qualsiasi organo, consistono in una progressiva riduzione delle funzioni. Nel caso della cute, infatti, lo strato più esterno (l'epidermide) vede ridursi la funzione barriera, in quanto le cellule che producono la cheratina (cheratinociti) si vanno via via esaurendo, questo si traduce anche in un assottigliamento del tessuto, che assume quella trasparenza che non si vede nelle persone giovani. Anche nel derma, che è lo strato sottostante cui spettano le funzioni di sostegno, avviene qualcosa di analogo. In particolare sono i fibroblasti ad andare in crisi, facendo venire meno la produzione di quelle sostanze che costruiscono la cosiddetta matrice, cioè la parte del tessuto cutaneo che non è costituita da cellule ma da sostanze da queste prodotte.

Collagene ed elastina, per esempio. Questo impoverimento del tessuto fa sì che la cute diventi meno elastica e "piena” . Il fotoinvecchiamento segue invece un'altra strada, che è quella del danno ossidativo. La luce solare, ma più precisamente i raggi ultravioletti, sono energia e quando questa energia incontra la materia vivente produce dei danni "rompendo" letteralmente le molecole e dando quindi vita ad altre sostanze che non hanno un ruolo fisiologico. I più pericolosi sono i radicali liberi, composti dell'ossigeno, che a loro volta possono andare a distruggere, come una biglia lanciata in mezzo ad altre, le strutture della cellula. Normalmente la cellula ha in sé meccanismi di difesa tali da annullare l'azione dei radicali liberi, ma non quando, per esempio, con l'esposizione continua e prolungata agli ultravioletti, la produzione di radicali liberi aumenta oltre un certo livello. Il risultato è che gli enzimi riparatori non riescono più a riportare alle condizioni originali le strutture cellulari che, quindi, si autoeliminano con il meccanismo dell'apoptosi o morte programmata.

I danni prodotti dal fotoinvecchiamento sono diversi da quelli inferti dal tempo. Il sintomo più evidente riguarda l'epidermide, che diventa secca e ruvida a causa dell'iperproduzione dei cheratinociti; inoltre può aumentare la produzione di sebo, così come possono presentarsi delle zone di cute depigmentata (lentiggini, cheratosi). Anche i vasi sanguigni della pelle, a causa della degenerazione delle fibre elastiche indotta sempre dagli UV, subiscono delle modificazioni, dilatandosi e dando origine alle teleangectasie, note più comunemente come couperose. Di fatto, comunque, i due meccanismi di invecchiamento si sommano e, in sintesi, si può dire che nella peggiore delle ipotesi (massimo danno cronologico, grande esposizione agli UV) il risultato è una cute più sottile e meno elastica con inestetismi rilevanti . In un certo senso, il fatto che le modificazioni della cute siano dovute a due meccanismi differenti consente di diminuire il danno. Infatti se per ora è solo un'ipotesi intervenire sull'invecchiamento cronologico, a dispetto delle pretese dei prodotti cosmetici, è possibile in qualche misura attenuare il fotoinvecchiamento.

Ed è anche relativamente semplice. In primo luogo evitando i campionati di abbronzatura e, poi, utilizzando i prodotti cosmetici (per esempio le creme da giorno) dotate di filtro solare anche nella vita di tutti i giorni e non soltanto in spiaggia o ai monti. Più difficile agire sul danno ossidativo, cioè contrastare l'azione dei radicali liberi, se non in modo indiretto, cioè privilegiando gli alimenti di origine vegetale ricchi di antiossidanti (vitamine A ed E in primo luogo e altri minerali). Un aspetto poco noto è che anche il fumo, producendo un'enorme quantità di radicali liberi, contribuisce a danneggiare la cute. E questa è senz'altro una ragione in più per smettere . Quindi la cute rappresenta l'organo spia dell'invecchiamento corporeo, anche perché essa è continuamente sotto i nostri occhi. L'invecchiamento della pelle dipende dall'età, dal tipo di pelle, dal tempo di esposizione ai raggi solari e da fattori ormonali .

Le precauzioni per mitigare i fenomeno dell’aging cutaneo sono : Corretto uso di detergenti
Creme idratanti
Schermi solari
Alfa-idrossiacidi
Dieta equilibrata
Eliminazione del fumo

Al primo posto c'è la detersione. Un corretto uso dei detergenti cutanei può avere notevoli effetti sulla cute. I più comuni e più usati sono i tensioattivi anionici, cioè i normali saponi in barra. Essi, di basso costo, hanno un alto potere schiumogeno ed un ph alcalino. Tuttavia, oltre a rimuovere sporco, secrezioni e cellule morte, asportano anche il film idrolipidico con conseguente secchezza cutanea. I Syndet (detergenti sintetici) sono solidi o liquidi, hanno un basso potere schiumogeno, ph acido (simile a quello della pelle), contengono tensioattivi in quantità ridotta e sono ricchi di sostanze idratanti. I Syndet, quindi, sono da preferire ai normali saponi da parte di coloro che hanno una cute particolarmente secca e che si lavano spesso. Le creme idratanti contengono quasi sempre glicerina ed urea ed hanno la funzione di trattenere l'acqua. Devono essere applicate maggiormente nelle zone fotoesposte (volto), senza trascurare di applicarle anche sul corpo dopo lavaggi frequenti. E' fondamentale proteggere la cute in estate ed ancora maggiori precauzioni devono usare le persone dalla cute chiara. Bisogna evitare lunghe esposizioni ai raggi U.V. poiché gli U.V.B provocano eritemi cutanei, mentre gli U.V.A penetrano in profondità e possono danneggiare il derma . Il peeling chimico è una forma accelerata di esfoliazione che avviene attraverso l'uso di sostanze chimiche ad azione caustica. Gli effetti di questa applicazione varia a seconda della concentrazione e del pH della sostanza. Sostanze blandi provocano un semplice sfaldamento dello strato corneo, mentre sostanze più aggressive determinano necrosi e infiammazione nei diversi strati dell'epidermide, del derma papillare o del derma reticolare.

Le modificazioni a livello cutaneo si verificano attraverso tre meccanismi:
Stimolazione del turnover cellulare attraverso la rimozione delle cellule morte dello strato corneo.
Distruzione di strati di cute che presentano specifici problemi che vengono così sostituiti da cute normale (per esempio pigmentazione anomala e cheratosi attiniche)
Indurre una risposta infiammatoria nei tessuti più profondi, con sintesi da parte del derma, di nuovo collagene e sostanza fondamentale.

Fra gli alfa-idrossiacidi il più conosciuto ed usato è l’acido glicolico che, a seconda delle concentrazioni, esercita un peeling dello strato corneo.

Ha un effetto benefico nell'eliminazione delle macchie cutanee (cheratosi senili, melasma, ecc..) e nel ridurre le piccole rughe del volto. Molto importante è consigliare una dieta equilibrata, ricca di alimenti vegetali e di frutto, povera in grassi animali, in alcolici ed alimenti nervini . Sono oggi impiegati molti presidi chimici e fisici per forme avanzate di invecchiamento cutaneo . Ad esempio le iniezioni di tossina botulinica che agisce provocando un blocco del rilascio dell'aceticolina e quindi della contrazione muscolare. Essa è molto indicata per quelle rughe di espressione (frontali, glabellari, perioculari) che risentono solo parzialmente del riempimento con acido ialuronico. Infatti, essendo rughe di espressione, durante il movimento continuano a manifestarsi e solo la tossina è in grado di cancellarle. In particolare,le rughe perioculari per la loro sottigliezza mal si adattano alla iniezione di fillers. Gli effetti collaterali sono molto rari se l'iniezione viene eseguita da mani esperte. Sono impiegati anche fillers piuttosto fluidi. Con il termine inglese di filler si intende una sostanza atta a essere introdotta nella cute per riempire il volume o riempire la ruga stessa.

I fillers si dividono in semisintetici, sintetici e biologici in base alla loro origine. I filler semisintetici sono prodotti di origine biologica trattati dall'industria che en modifica alcune caratteristiche. Il capostipite dei fillers semisintetici è il collageno,che costituisce il principale costituente fibroso del derma. Esso è molto conosciuto col nome di zyderm I II e zyplast ed è costituito da collageno bovino e richiede test di allergenicità. Attualmente viene più utilizzato come filler l'acido ialuronico, costituito da glucosoaminoglicani. Esso presenta notevole igroscopicità.Può essere di origine aviaria (Hylan B )o batterica (Restylane). La permanenza nella cute varia da tre a sei mesi. Tra le novità più interessanti ricordiamo un biomateriale a base di destranomeri a carica positiva (Sephadex) sospesi in un idrogel copolimero di acido ialuronico di sintesi ad alta concentrazione..L'effetto del destrano è quello di provocare la formazione di una fitta rete di connettivo in modo da aumentare la durata dell'impianto. I dermal filler sintetici, prodotti sono materiali artificiali:la loro principale caratteristica è di essere permanenti:essi non vengono metabolizzati dall'organismo ospitante,dal quale sono accettati come corpi estranei.

Appartengono a questa categoria l'olio di silicone,il goretex,il bioplastique,l'artecoll e il dermalive.L'olio di silicone è proibito in Italia dall'agosto 1994 a causa delle frequenti complicanze che possono essere anche molto gravi. I più usati attualmente sono l'artecoll e il dermalive, che sono costituiti da microsfere di polimetilmetacrilato sospese in una soluzione di collageno bovino o di acido ialuronico.Tra i prodotti sintetici ricordiamo l'idrossiapatite di calcio,che è un analogo sintetico del costituente organico dell'osso e l'Aquamid , anch'esso filler non riassorbibile. Un prodotto molto particolare,di recente introduzione, è il New-Fill, costituito da una sospensione di microparticelle di acido poli-lattico in una soluzione di caramellosi sodica. Non si tratta di un filler tradizionale ma di un prodotto,approvato nel 1999 dalla comunità europea, che provoca un effetto di riempimento a mezzo di un processo di neocollagenesi: ciò determina un aumento dello spessore del derma :con questa metodica le rughe non vengono riempite ma scompaiono o si attenuano per la distensione dei tessuti.

I risultati sono ancora buoni a distanza di 20 mesi. Possono essere trattate in questo modo anche le lipoatrofie (guance incavate, ecc.). Il prodotto va iniettato seguendo un ciclo di tre sedute distanziate da 30-40 gg. Il paziente dovrà eseguire a casa un energico massaggio,pari a quello eseguito dal medico. La laserterapia di ringiovanimento del viso (laser-resurfacing) si esegue con laser a CO2 . Esso consente un attacco energico (fatto in ambulatorio ma con sedazione e in presenza di anestesista) a tutte le rughe fini ,in particolare,quelle perioculari e periorali . Meno bene rispondono le rughe di espressione (glabellari, frontali, zampe di gallina) per le quali risulta più indicata la tossina botulinica e il solco naso labiale per il quale rimane più indicato il filler tradizionale. L'effetto principale del resurfacing consiste nell'accorciamento delle fibre elastiche con aumento della tensione elastica cutanea e un conseguente effetto di lifting secondario. Questo appare dovuto all'azione del laser CO2 la cui lunghezza d'onda viene assorbita dall'acqua cutanea contenuta sia nell'epidermide che nel derma.

Il danno termico indotto dal laser determina un a formazione di collageno nuovo. Prima del trattamento la pelle andrà preparata con acido retinoico e schiarenti ,i quali andranno ripresi dopo 4 settimane dall'intervento. La paziente dovrà stare una decina di giorni applicando pomate antibiotiche e cicatrizzanti,molta cautela andrà riservata all'esposizione solare.Il decorso post operatorio, non presenta particolari problemi. I risultati non sono mai soddisfacenti al 100 % ma sono comunque notevoli. In ogni caso dopo sei mesi è possibile eseguire una ulteriore seduta per migliorare i risultati numerose piante medicinali possono essere utilizzate per ridurre le manifestazioni estetiche dell’invecchiamento . Qui ci occuperemo soprattutto di principi depigmentanti utili in caso di inestetiche macchie senili o cute cheratosica e pigmentata.

Esaminiamo i principi più incisivi e documentati:
Broussonetia papyrifera (Gelso di carta): Contiene un benzediolo che inibisce la sintesi di melanina. Tuttavia è irritante (al pari dell'acido benzoico) per cute, occhi e mucose. Se ne sconsiglia l'uso in soggetti con cute disreativa, con fitotipo chiaro o atopici.
Camelia sinensis kuntze (Thè verde): I suoi componenti tannici inibiscono la tirosinasi e contrastano efficacemente il trasporto di melanosomi maturi dai melanociti ai cheratinociti. Tuttavia, come altri principi ricchi in tannino, va evitato su cute con precancerosi (cheratosi solare, ad esempio). Secondo studi cinesi non controllati associato, per via topica, al Ganoderma lucidum (Reishi), ha un'azione schiarente più vigorosa.
Oryza sativa (Riso): La pula di riso è ricca di acido fitico. Questo estere esafosforico dell'inositolo è un vitamininoide che deve la sua azione alle propietà sequestranti sui metalli pesanti (Fe-Cu) necessari come cofattori per la tirosinasi. Attualmente si usa in prodotti cosmetici contenti estratti della seta, ricca in sericina, dotata di vigorosa azione antiossidante.
Salix alba (Salice): Contiene acido salicilico che inibisce la tirosinasi, la ialuronidasi e la formazine di speci attive dell'ossigeno. E' utile negli spot senili e nelle forme flogistiche post-infiammatorie
Zinziber aramaticum (Zenzero): I derivati sesquioterpenici bloccano la sintesi di melanina. Va usato a bassissime concentrazioni per la sua elevata azione irritante e revulsivante. Lo si sonsiglia in soggetti con quadri o tendenza eritrosica o rosaceiforme.

Secondo Fauron e Moatti sono molto utili, per via generale, infusi semplici di Genziana (30 g di radice infusi er 15 minuti in un litro d’acqua), Betulla (50 grammi di scorza infusi per 15 minuti in un litro di acqua) Tarassaco (50 grammi di fiori infusi per 20 minuti in un litro di acqua), da assumere a mesi alterni e due volte al dì.

Un eccellente infuso per uso esterno in caso di cute ipercromica, opaca, secca è composto da:
Parietaria pianta intera g 60
Prezzemolo gambi e foglie g 60.

Anche dell’Edera helix fatta cuocere in acqua bollente sino a riduzione di 2/3 della quantità iniziale ed al raggiungimento di una consistenza da purè. Il cataplasma va applicato fra due garze e tiepido, per 10 minuti, mattina e sera. Di recente segnalato il ruolo attivo della carnitina nella prevenzione dell’aging in campo dermatologico . Nell'invecchiamento cutaneo si assiste all'aumento delle dimensioni degli adipociti localizzati nel tessuto sottocutaneo ed alla diminuzione sia della numerosita’ che delle dimensioni dei fibrobiasto: istologicamente e biochimicamente, e’ stato dimostrato che la componente fibrosa dei tessuto connettivo dermico e’ soggetta a cambiamenti nel numero e nello spessore delle fibre collagene (incremento dei legami crociati dei collagene) e nell'attivita’ metabolica dei polisaccaridi presenti nel derma.

Ai cambiamenti sopra menzionati, si sovrappongono fattori endogeni (la produzione di radicali liberi dell'ossigeno e’ una delle maggiori cause di invecchiamento) e ambientali (la radiazione solare) che determinano sia un'accelerazione dei processi di invecchiamento cutaneo che una trasformazione patologica dei processo stesso. La capacita’ ottimale di reazione cellulare a stimoli nocivi durante l'invecchiamento passa attraverso il mantenimento della produzione energetica e dei bilanciamento osmotico. La carnitina e’ coinvolta nel metabolismo intermedio dei lipidi e dei carboidrati, essenziale per la funzione cellulare. Le attivita’ piu’ conosciute della carnitina sono la beta-ossidazione mitocondriale degli acidi grassi a lunga catena e la regolazione dell'utilizzo del glucosio. Tuttavia la carnitina e i suoi esteri intervengono anche in altre funzioni che determinano la stabilizzazione delle membrane, cio’ diventa essenziale ai fini dei processi di riparazione cellulare e per la funzionalita’ della stessa cellula. Poiche’ le modificazioni della forma cellulare sono indicative di alterazioni della attivita’ metabolica si e’ ritenuto opportuno indagare gli effetti delle carnitine sull'invecchiamento cutaneo.

Studi pilota sono stati condotti su modelli animali (adipociti sottocutanei di ratto) e modelli umani (linee cellulari di fibroblasti cutanei sottoposti a danno ossidativo da parte di radicali liberi dell'ossigeno). I risultati ottenuti evidenziano l'efficacia delle carnitine nel mantenere l'equilibrio cellulare tra processi anabolici e catabolici a livello cutaneo durante l'invecchiamento. Un insieme di evidenze sperimentali induce a pensare che la somministrazione di L-carnitina e dei suoi esteri abbia un significativo effetto citoprotettivo anche a livello dell'endotelio vasale contro diversi stimoli ossidativi e cio’ in clinica si evidenzia con il mantenimento prolungato della competenza vascolare in condizioni di squilibrio metabolico che tenderebbe altrimenti a favorire l'edema e la lipidosi tissutale. Recinti ricerche hanno dimostrato l'effetto positivo delle carnitine nella velocita’ di flusso capillare e sulla durata del blocco di flusso durante stimolazione fredda locale. L’insieme di questi dati indica l'uso preventivo e terapeutico della L-carnitina e dei suoi esteri nell'invecchiamento cutaneo normale e patologico.

Anche l’impiego per bocca di acido alfalipoico (con vigorosa azione antiradicalica) è in grado di migliorare i quadri iniziali . Va poi tenuto presente il ruolo attivo di diversi principi omeopatici alla 7CH, 3 granuli tre volte al dì, da usarci per cicli di 3-4 mesi con altrettanti di riposo.

I rimedi più indicati sono:
Alumina: Pelle secca, indurita e rugosa, con tendenza alle fissurazioni. Indicato negli anziani con calo della libido, avversione per i feculenti, le patate e la carne, stipsi cronica e forti note depressive.
Artemisia abrothanum: Viso grinzoso, pelle disidratata che conserva le pieghe da pinzamento. Alvo alterno, freddolosità, debolezza estrema.
Chlorpromazine: Discromie, smagliature. Il soggetto mostra orticaria solare o fotosensibilità. Sono presenti melanconia, apatia ed irritabilità.
Lycopodium: Tendenza alle rughe sulla fronte, ingrigirsi dei capelli, macchie giallastre o brunastre sulle tempie e sull’addome (verruche seborroiche). Disturbi digestivi, pirosi gastrica, perdita di fiducia nelle proprie capacità, scoramento.
Natrum muriaticum: Tipico rimedio di donne con smagliature, rughe, assottigliamento cutaneo. Avversione per il pane e i grassi. Stipsi con feci disidratate che si sbriciolano all’emissione. Predilezione per gli alimenti salati: acciughe salate, bottarga, frutti di mare, ostriche, ecc. Il paziente è imbronciato, si isola, più avere accessi di collera .
Sarsaparilla: Aspetto senile del volto: cute secca, indurita, rugosa, grinzosa, facilmente screpolata alle estremità. Magrezza o dimagrimento nella parte superiore del corpo (importatane fare una diagnosi differenziale con Natrum muriaticum ). Depressione, con alternanza di cattivo umore e di scoraggiamento ansioso.
Sepia: Pelle atona, giallastra cosparsa di rughe. Magrezza, pessimismo, disgusto per ogni tipo di alimenti.

Ciò su cui, invece, non si insiste mai abbastanza, è il ruolo centrale dell’alimentazione. Nonostante l'innegabile miglioramento delle condizioni economiche e sociali nel mondo occidentale, la maggiore disponibilità di alimenti, si può manifestare anche con un continuo aumento delle malattie croniche e degenerative legate agli eccessi a tavola. Anche in Italia, nella popolazione "over65", l'obesità, il diabete di tipo 2 e le cardiovasculopatie (aterosclerosi), rappresentano un grosso capitolo di disagio e sono alla base della frequente ospedalizzazione degli anziani.

Almeno 3 motivi potrebbero indurre i meno giovani ad incorrere in scelte alimentari errate . modificazioni fisiologiche (non malattie) della percezione del gusto e rallentamento delle funzioni digestive e intestinali, potrebbero indirizzare le scelte verso alcune categorie di alimenti più graditi (per esempio più morbidi, più rapidi da cucinare o addirittura da non cucinare) a scapito di altri che pure contengono principi nutrizionali importanti:
  • una riduzione con sbilanciamento dei fabbisogni energetici e nutritivi (finisce la vita lavorativa e sociale e le attività fisiche sono spesso molto ridotte)
  • l'anziano spesso vive da solo o qualche volta in compagnia della depressione.


Fermo restando che non esistono dei cibi miracolosi per l'anziano, ecco alcuni consigli e regole semplici che sembrano più adatte per non perdersi mai il piacere della buona tavola cercando di preservare anche una lunga e buona qualità della vita:
  • contenere il peso corporeo controllandolo periodicamente magari insieme con il proprio medico è buona regola per non appesantire il carico scheletrico
  • variare il più possibile l'alimentazione quotidiana
  • contenere il consumo dei cibi grassi, del sale da cucina e dell'alcol cercando di privilegiare le proteine e gli zuccheri complessi come riserve energetiche
  • cercare di consumare tutti i giorni ortaggi e frutta freschi sia cotti che crudi <
  • bere acqua in quantità pari ad un'eliminazione urinaria adeguata
  • piuttosto che appesantire uno dei pasti principali, frazionare l'alimentazione l'alimentazione quotidiana in 3 - 5 pasti un po' più leggeri (3 principali e due merende)
  • riordinare gli orari dei pasti principali cercando di rispettarli e consumare la prima colazione, il pranzo e la cena, possibilmente in compagnia e seduti a tavola; masticare lentamente
  • se si gradisce un riposino dopo il pranzo, evitare di coricarsi subito dopo aver mangiato e lo stesso vale per la cena che dovrebbe essere meno calorica rispetto alla colazione e al pranzo
  • una bevanda calda dopo cena può favorire il sonno notturno (magari un bicchiere di latte)
  • anche nella stagione estiva uno dei pasti principali dovrebbe contenere alimenti cotti e caldi
  • pianificare per tempo gli acquisti alimentari e il menù (con una previsione che sia sufficiente per 2 o 3 giorni) per non rimanere senza scorte degli alimenti indispensabili (pane, latte fresco, pasta, verdure, frutta, acqua oligominerale).


Tutto sommato nulla di molto diverso da ciò che ogni adulto dovrebbe fare a tavola per mantenersi in forma. Ma forse per gli anziani qualche attenzione in più non guasterebbe, visto che esiste anche una fascia sommersa di problemi nutrizionali che riguardano la cattiva nutrizione in difetto e fra questi l’aging sia cutaneo che generale . La sintomatologia di una dieta carente è rappresentata da:
  • mancanza di appetito (per deficit di vitamina B o di sostanze proteiche);
  • perdita di peso (specie nei casi di carenza anche quantitativa calorica), che però tende ad un certo momento ad arrestarsi;
  • riduzione della temperatura corporea;
  • diminuzione del metabolismo di base;
  • bradicardia, tendenza agli edemi, disidratazione cellulare;
  • scarso spirito di iniziativa, abulia, tendenza alla depressione, sensazione soggettiva di invecchiamento;
  • modificazione dello stato di nutrizione della cute, con diminuzione dell’elasticità, aumento delle rughe, disidratazione (soprattutto per carenza vitaminica).


Si tratta, quindi, di tutti fenomeni che possono facilmente passare sotto il quadro generale di invecchiamento, mentre spesso rappresentano un fenomeno di iponutrizione, e possono in tal caso essere almeno in parte corretti con l’instaurazione di un adatto regime alimentare.

E’ anche da tener presente che talvolta la "malnutrizione" è puramente a livello cellulare, e può essere conseguente non solo a un carente apporto, ma anche a una distribuzione insufficiente per turbe circolatorie, o ad un accumulo di scorie metaboliche con conseguente precoce o più grave invecchiamento tessutale.

Una dieta ben equilibrata per un soggetto anziano (sui 70 anni, di medio peso e statura) dovrebbe comprendere:
1. Protidi g 120 (pari al 20-25% in calorie)
2. Lipidi g 75 (pari al 20-25% in calorie)
3. Glicidi g 320 (pari al 55-60% in calorie)
4. per un totale di circa 2400-2500 calorie giornaliere (si considera, logicamente, un soggetto con vita media normale, senza lavoro particolare, ma in buon movimento, non allettato, autosufficiente).

In conclusione, per una corretta alimentazione, ricordiamo i consigli pratici proposti da Proudfit e Robinson :
1.qualcosa di caldo ad ogni pasto
2. una tazza di brodo all’inizio del pasto stimola l’appetito e facilita la digestione;
3. quattro o cinque piccoli pasti, invece di tre pesanti, favoriscono una completa digestione;
4. quando il pasto della sera è più leggero, il sonno è meno disturbato;
5. un bicchiere di latte caldo prima di coricarsi facilita il sonno.

La necessità di un introito ottimale di nutrienti ed antiossidanti per mantenere sano il Sistema Immunitario è in particolar modo importante negli anziani . L'immunodeficienza associata alla senescenza (talora denominata immunosenescenza) è in parte responsabile dei problemi della vecchiaia. In particolare, alcuni soggetti sviluppano un calo del numero di cellule-T. Le persone anziane sono più soggette a molte infezioni, malattie autoimmunitarie e cancro, rispetto ai giovani adulti. La formazione di radicali liberi aumenta nella vecchiaia e contribuisce, almeno in parte, a questo fenomeno. Due Studi hanno dimostrato che un'integrazione giornaliera con basse-moderate dosi di alcuni nutrienti migliora la funzionalità immunitaria negli individui anziani sani . Integrazioni a lungo termine con beta-carotene (50 mg a giorni alterni per 10-12 anni) sono risultate correlate ad una migliorata attività delle cellule killer naturali in anziani sani di sesso maschile.

Supplementi a base di Vitamina E sono risultati strettamente associati ad un miglioramento della funzionalità immunitaria in soggetti anziani anche quando questi presentavano un normale status di Vitamina E. Studi condotti su animali e sull'uomo indicano che la Vitamina E gioca un ruolo importante nel mantenimento della funzionalità del Sistema Immunitario. Anche una deficienza non rilevante di Vitamina E indebolirebbe la risposta immunitaria, mentre un'integrazione con dosi superiori a quelle raccomandate la migliorerebbe. La RDA corrente per la Vitamina E può non essere sufficiente a mantenere una ottimale funzionalità del Sistema Immunitario in individui anziani . I dati attualmente disponibili suggeriscono fortemente che i vegetariani anziani che abbiano consumato una vasta gamma di vegetali per la maggior parte della loro vita dovrebbero possedere una funzionalità immunitaria e d’organo (compreso quello cutaneo) migliore, rispetto ai non-vegetariani. Al momento sono auspicabili ulteriori ricerche atte a valutare la funzionalità immunitaria nei soggetti anziani vegetariani e non-vegetariani.

“L’unico modo per durare è invecchiare”
Italo Nostromo










Carlo Di Stanislao  ->

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Articolo pubblicato il: 28/03/2006

I commenti e i voti dei lettori
L'argomento mi interessa perchè cerco di fare del tutto per non invecchiare troppo presto (ho 52 anni e sono in menopausa) perciò tutti gli argomenti di questo genere non possono che farmi piacere - saluti, Voto: [10] - mgrazia
Informazione completa, lucida ed esaustiva, Voto: [10] - Andrea Lorenzo Arena
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Autore: Carlo Di Stanislao

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