Attualmente si fa un gran parlare di energia, di medicine energetiche e di varie concezioni circa l’essenza energetica dell’essere umano, ma l’esistenza di un’energia come funzione universale ed onnipresente, è sempre stata colta dall’uomo.

Molte di queste concezioni si possono ricondurre alle filosofie orientali che, da sempre, hanno fatto degli assunti energetici la colonna portante dei propri paradigmi. In questo ambito ritroviamo, ad esempio, il concetto di chi o ki su cui si basano discipline quali l’agopuntura, lo shiatzu ed anche molte arti marziali, oppure al concetto di prana, su cui si basa lo yoga. In occidente, grandi pensatori come Democrito, Keplero, Newton, Bergson, fino a giungere alle attuali concezioni della fisica moderna, ne hanno intuito l’esistenza e descritto la presenza, definendola in vari modi. In un precedente articolo (Alla scoperta dell’energia orgonica), abbiamo visto il percorso che ha portato W.Reich dalle concezioni freudiane circa l’energia libidica, alla definizione di un particolare tipo di energia: l’energia orgonica. In realtà Reich non ha scoperto un nuovo tipo di energia, ma si è dato un metodo di ricerca innovativo, che lo ha portato ad identificare un tipo di energia che è sempre esistito.
In “Etere, Dio e Diavolo” Reich afferma che egli in realtà ha fatto una sola scoperta: la funzione della pulsazione del plasma; presente ovunque, nel vivente e nel cosmo.

Attraverso la scoperta di questa funzione fondamentale della natura, Reich ha varcato le soglie della biogenesi, del funzionamento vitale, della funzione del misticismo e del meccanicismo come modalità di pensiero umano, fino a giungere alla comprensione di fenomeni metereologici, climatici e cosmici Reich scopre le leggi che governano l’energia orgonica, attraverso una modalità deduttivo-funzionale, da lui definita funzionalismo energetico, od orgonomico: quelle leggi di pensiero e funzioni sensoriali che è necessario possedere per scoprire il radicamento nella natura dell’uomo. Pertanto il pensiero funzionale reichiano rappresenta la tecnica deduttiva della persona non corazzata: uno strumento di lavoro pratico e decisivo e non una filosofia. Attraverso il ragionamento deduttivo-funzionale, Reich intuisce ed applica alcuni principi di metodologia di ricerca, molti dei quali ora condivisi dalla scienza “ufficiale”, che sinteticamente possiamo così riassumere:
1. Una teoria è valida soltanto se essa conduce alla scoperta di nuovi fatti fondamentali, non solo a dettagli di verità già note;
2. Quanto maggiore è l’ampiezza dei fatti logicamente concatenati dalla nuova teoria, tanto maggiore è la possibilità di giustezza della teoria stessa;
3. L’osservatore deve conoscere esattamente la propria posizione; egli deve sapere in quale ambito della natura si ritrova egli stesso ed il soggetto della propria ricerca. La sua stessa presenza influirà sulle osservazioni che egli compirà;
4. L’osservatore deve essere cosciente del funzionamento del proprio apparato sensoriale e percettivo.

Attraverso l’applicazione di questa metodologia, Reich scopre che alcune proprietà dell’energia orgonica non coincidono con proprietà tipiche delle forme di energia fino ad allora note alla fisica, come, ad esempio, l’energia potenziale o l’energia cinetica. Nella terminologia scientifica, le unità di forza ed energia sono intimamente connesse al movimento e alla massa. Reich scopre che l’energia orgonica è priva di massa: la sua qualità è rappresentata dal movimento. Una sua caratteristica peculiare è data dal fatto che il movimento non è imposto dall’esterno, come avviene per qualsiasi moto conosciuto dalla fisica classica, ma esso avviene spontaneamente.

La massa viene a formarsi attraverso l’incontro di due correnti di energia orgonica, in un processo definito di sovrapposizione o superimposizione. L’orgone, massa esente, rappresenta quindi il substrato fondamentale da cui deriva ogni tipo di energia e materia. Si possono individuare alcune modalità caratteristiche di movimento energetico: i moti ondulatori; la vibrazione ed il movimento rotatorio da ovest verso est. Tutti i moti ondulatori dell’energia orgonica, sono generati da moti vibratori. I moti ondulatori differiscono dalla vibrazione in quanto:

a) La vibrazione è un susseguirsi di espansione-contrazione; l’onda è una progressione continua di creste e di insenature;
b) Nella vibrazione il mezzo sembra muoversi dal centro verso tutte le direzioni; mentre nell’onda avviene un’oscillazione in alto e in basso;
c) La vibrazione è un processo essenzialmente discontinuo, il moto ondulatorio è continuo;
d) La vibrazione è una funzione a tre dimensioni; l’onda a due.

Nel 1945 Reich scopre la relazione funzionale tra vibrazione ed onda: entrambe derivano da un principio funzionale comune detto di pulsazione (indicato come VIBRAZIONE in Etere Dio e Diavolo ed indicato qui come pulsazione per evitare confusioni terminologiche) VIBRAZIONI / PULSAZIONE———< ONDE Tale principio rappresenta la relazione tra una funzione continua e una funzione discontinua e potrebbe rappresentare una possibile relazione tra la teoria quantistica di Planck e la meccanica classica delle onde.

Un altro movimento caratteristico dell’energia orgonica è dato dalla rotazione da ovest verso est dell’involucro energetico che ricopre il nostro pianeta. Tale movimento concorda con il moto di rotazione della Terra ed è coerente anche con il moto dei pianeti. Un fenomeno interessante si osserva prima dei temporali o dei tifoni: esiste un’inversione locale del moto. Questa apparente anomalia è spiegabile ricorrendo al principio del potenziale orgonomico. Le nubi temporalesche, potenzialmente più cariche dell’atmosfera circostante, attraggono energia , per cui si assiste ad una specie di “risucchio” dalla parte est verso ovest, dove si trova la nube, creando così una locale inversione del movimento. Lo stesso fenomeno di attrazione avviene ovviamente anche ad ovest della nube, soltanto che non si assiste ad alcuna inversione di moto perché questo è concorde con la rotazione originale. Nello spazio si formano unità orgoniche per concentrazione, che terminano la loro esistenza per dissipazione. L’energia perduta per scarica da alcune unità, verrebbe di nuovo raccolta per essere concentrata in altre unità.

Questo tipo di energia non rispetta le leggi del secondo principio della termodinamica, per cui viene definita antientropica. Secondo le leggi funzionali scoperte da Reich, l’energia orgonica fluisce dal sistema più debole, o più basso, verso il sistema più forte. Ciò viene definito potenziale orgonomico inverso. E’ in base a ciò che un sistema vivente, ad alto livello energetico rispetto all’ambiente circostante, trae energia dai livelli energetici più bassi con cui viene in contatto. Ad esempio, l’uomo trae energia dal cibo che consuma, una pianta dall’atmosfera che la circonda, una cellula dal proprio citoplasma. Tutta l’energia in eccesso viene scaricata secondo il classico potenziale meccanico, dal più forte al più debole, creando così un circuito definito metabobolismo dell’energia orgonica: esiste un livello basilare di carica, assunto dallo spazio circostante, quindi una capacità di caricarsi secondo il potenziale orgonomico, fino a raggiungere il livello di capacità orgonotica; da questo potenziale è possibile la scarica secondo il potenziale meccanico, fino al livello energetico basilare.

LIVELLO ENERGETICO AMBIENTALE >CARICA (potenziale orgonomico) > RAGGIUNGIMENTO DEL LIVELLO DI CAPACITA’ ORGONOTICA> SCARICA (potenziale meccanico)>LIVELLO ENERGETICO AMBIENTALE. Quanto più basso è il livello di capacità raggiungibile, tanto minore sarà la successiva possibilità di carica, come si verifica in tutte le biopatie da contrazione. Un fenomeno particolarmente interessante e suggestivo è rappresentato dalla visibilità nel buio della radiazione luminosa autogena dell’energia orgonica. Se ci si pone al buio in una camera orgonica o in un accumulatore, particolari contenitori costituiti da un’alternanza di strati di materiale organico e di metallo (brevemente descritti nell’articolo citato), si può osservare, dopo un periodo di adattamento di 15-30 minuti, come l’interno della camera appaia bluastro-grigia e non nera: Muovendosi nella camera si possono osservare chiaramente delle formazioni nebbiose. Permanendo più a lungo cominciano a comparire dei punti luminosi bluastro-violetti fortemente radianti. Quando la presenza dell’operatore (alta carica energetica) avrà eccitato sufficientemente l’energia presente nella camera, le formazioni nebbiose si concentreranno dando luogo a “lampi” giallastro-bianchi.

Il susseguirsi delle tre forme di radiazione luminosa descritte, rappresentano un’unica energia in condizioni differenti. L’energia orgonica passa dalla forma nebbiosa a quella di “lampi”, allorchè è eccitata. Tale eccitazione può essere stimolata dalla presenza di sostanze metalliche, da organismi viventi presenti nella camera orgonica, oppure dall’azione di un campo magnetico discontinuo. L’energia orgonica emette o genera luce, in genere di colore bluastro-grigio, bluastro-verde o bluastro-violetto. Tale radiazione luminosa è fredda, non genera calore. L’energia orgonica è presente ovunque, ma in concentrazioni diverse; essa penetra ogni materia, ma con velocità variabile. In particolare, i materiali organici attraggono energia, mentre i metalli prima l’attraggono e poi la respingono. Questo fenomeno è alla base del funzionamento dell’accumulatore orgonico. L’acqua e il vapore acqueo ( umidità nebbia ecc.) attraggono e legano fortemente l’energia orgonica, con la sua conseguente immobilizzazione e riduzione di carica. Reich descrive le caratteristiche dell’energia orgonica principalmente in “Etere Dio e Diavolo”, “Biopatia del cancro” e “Superimposizione cosmica” ( Le opere di Reich sono edite in Italia da SugarCo).

Approfondimenti sul tema sono possibili anche consultando la voce “orgonomia” dei principali motori di ricerca. In un prossimo lavoro descriveremo le applicazioni in campo psicoterapeutico dei principi del funzionalismo orgonomico.

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