La paura, il coraggio dei cambiamenti, le soluzioni

A volte ho paura di dover rimanere qui per sempre. Quando viaggio fuori casa e incontro altra gente, mi rendo conto di quanto sia bello il mondo che ci circonda, di quante cose non ho visto, di quante persone tanto sincere e simpatiche non conosco ancora e vorrei tanto farlo! Questa è la mia vita, un vero schifo! Passo le giornate a oziare, ho quindici anni e mi lascio scivolare il tempo addosso come un’ottantenne! Spero tanto di trovare un giorno quel che cerco, spero di trovare un posto anch’io in questa società, spero di lasciare anch’io la mia impronta su questa terra (tratto dal Blog “Poesieracconti.it”).

I cambiamenti sono desiderati, ricercati, ma al tempo stesso, sono paradossalmente temuti e allontanati. La resistenza al cambiamento è un elemento molto noto in psicologia clinica e si riferisce proprio alla contraddizione interiore vissuta da molte persone: una sorta di pendolo in cui, alternativamente una volta l’individuo è consapevole delle proprie paure e resistenze ad effettuare trasformazioni, e altre volte invece è sintonizzato più sulle proprie spinte alla trasformazione ma poco in contatto con le proprie paure.

Poiché, in generale, tendiamo a vivere poco in contatto con le nostre parti profonde, ne risulta che la maggior parte delle persone desidera di ottenere di più dalla propria vita, ma ben pochi sono disposti a fare dei cambiamenti per ottenerli. Si finisce, nel migliore dei casi, per identificare il cambiamento con i suoi aspetti superficiali: cambiare look, mettersi a dieta, scegliere un nuovo hobby, fare un viaggio in luoghi esotici e lontani, frequentare persone nuove, farsi nuovi amici, ecc.

In sostanza, la maggior parte tende ad immaginare di poter ottenere di più dalla propria vita, ma senza cambiare nulla nei propri modelli di comportamento. È un pò la filosofia e la cultura del “farmaco miracoloso”, quella pillola magica che dovrebbe produrre quei cambiamenti che da soli non siamo in grado di ottenere (e senza che dobbiamo fare nulla per conquistarli).

Recentemente è stato dimostrato che le multinazionali farmaceutiche tendono a inventare “mode patologiche” e nuovi disturbi specificatamente al fine di poter commercializzare un prodotto che lo elimina. Come dichiara Henry Gadsen, direttore della multinazionale farmaceutica Merck, in un’intervista rilasciata alla famosa rivista “Fortune”: “Il nostro sogno è quello di produrre farmaci per le persone sane. Questo ci permetterebbe di vendere a chiunque”.

Le strategie di marketing delle maggiori case farmaceutiche mondiali oggi prendono massicciamente di mira le persone in perfetta salute. Gli alti e bassi della vita quotidiana sono diventati disturbi mentali, indisposizioni comuni vengono trasformate in malattie spaventose, e sempre più persone normali vengono fatte figurare come pazienti. Con campagne promozionali che sfruttano le nostre più ataviche paure della morte, del decadimento e della malattia, l’industria farmaceutica, che vanta un fatturato di 500 miliardi di dollari, sta letteralmente cambiando il modo di intendere la condizione umana. Abili campagne “di sensibilizzazione” stanno trasformando i sani preoccupati in malati preoccupati. Problemi lievi vengono dipinti come patologie gravi, per cui la timidezza diventa sintomo di Fobia Sociale e la tensione pre-mestruale una malattia mentale chiamata Sindrome Pre-Mestruale. La timidezza si è trasformata in un Disturbo Sociale Ansiogeno, i bambini vivaci ora hanno la Sindrome da Deficit di Attenzione e Iperattività. (tratto da “Farmaci che ammalano, La strategia occulta delle lobbies del farmaco, di Marcello Pamio”).

Cavalcando la paura, questi modelli finiscono per penetrare nel tessuto culturale degli individui ed identificare il cambiamento con la patologia, con una malattia, un qualcosa da curare, un malanno da estirpare. Il cambiamento, con tutte le sue manifestazioni psicosomatiche, rischia in questo modo per essere vissuto come una alterazione da uno stato immutabile di salute. La “stasi” sarebbe sinonimo di salute mentre il “cambiamento” significherebbe malattia.

Ma coscienza della “Resistenza al Cambiamento” con gli anni, è progressivamente uscita dagli Studi di psicoanalisi per diventare pian piano cultura diffusa ed approdare recentemente anche nelle più innovative teorie economiche di gestione manageriale. A partire dalla fine degli anni ’70 è stata sviluppata la Theory of Constraints, una teoria manageriale atta ad individuare i fattori limitanti dei processi di cambiamento delle imprese, al fine di garantire risultati economicamente soddisfacenti. Secondo questa teoria, il cuore del processo di cambiamento aziendale si trova nella capacità di individuare i fattori limitanti, che sono (nel gergo di questa Teoria) gli “Assunti”, e che poi non sono altro che (guarda caso!) i nostri schemi mentali precostituiti.

Quindi sembra proprio che, da qualunque parte si indaghi al problema del cambiamento, si finisca sempre ad osservare i processi interiori dell’essere umano. Dice a questo proposito l’Ing. Claudio Vettor: L’esperienza insegna che ogni volta che in Azienda si tenta di introdurre un miglioramento, un’innovazione o anche solo di rimuovere dei problemi, nascono delle difficoltà. Tutti abbiamo sperimentato difficoltà, lungaggini e, talvolta, fallimenti a causa non della tecnologia ma della tenace resistenza di molti verso tutto ciò che è nuovo e che può determinare modificazioni del modo di operare o diversità dello status all’interno dell’azienda. Se non si superano questi steccati ed i problemi veri o presunti che ne conseguono, il valore generato dalla tecnologia è molto ridotto, se non in alcuni casi, addirittura nullo.
Anche questa testimonianza, pur proveniente dal (apparentemente) lontano mondo della gestione manageriale, finisce per confermare il vero focus del cambiamento: il potere decisionale delle persone. In un senso o nell’altro, verso il successo o verso il fallimento, il potere decisionale orienta profondamente la vita degli individui: tanto profondamente che dice l’Ing. Vettor addiritura tale da annullare il valore generato dalla tecnologia.

Questa osservazione sullo straordinario potere della decisione interiore (sia in senso costruttivo che distruttivo) ci conduce ad un’altro importante punto di questa riflessione: subire il cambiamento o esserne protagonisti?
Nel corso di un recente Seminario di Cinematerapia sul tema Il potere che è in te, ho mostrato ai partecipanti un breve filmato realizzato dalla Redazione Scientifica di RAI3 (Tg Leonardo) sulle nuove scoperte scientifiche sul cervello. Tali studi hanno confermato che, indipendentemente dall’età, le strutture cerebrali continuano ad immagazzinare informazioni e creano nuove connessioni neuronali influenzando la biochimica, la biologia, la fisiologia e l’anatomia umana. Nulla può essere cancellato. Ogni esperienza vissuta si deposita negli infiniti strati di memoria. Ciò vale soprattutto per le modalità di comunicazione impresse della vita intrauterina e della primissima infanzia, le quali rappresentano gli imprinting che condizionano inconsciamente i nostri modelli di comportamento anche da adulti.

Tali modelli, con il passare del tempo, finiscono per essere riduttivi, stereotipati, ripetitivi, spesso inadeguati all’individuo che cresce e vanificando lo straordinario e innato potenziale di creatività, di espressione artistica, di intuizione e di inventiva di tutti gli individui. I processi di cambiamento, soprattutto quando non sono subiti passivamente, possono essere delle straordinarie occasioni per uscire da rigidi schemi di comportamento (che non ci offrono più i risultati che desideriamo), di rinnovare responsabilmente i nostri programmi di comunicazione, le nostre condotte e gli stili di vita.

Ma come evitare di subire passivamente le trasformazioni che la vita ci richiede? Come superare la paura dell’ignoto, la resistenza al cambiamento?
Nella la mia esperienza per poter vincere forze così potenti, è necessario dotarsi di strumenti operativi altrettanto potenti: il progetto, il coraggio, l’amore.
Se non sappiamo perchè siamo nati e perchè siamo venuti al mondo, è molto difficile riuscire ad avere una forza interiore in grado di fronteggiare i pensieri negativi, i sensi di colpa, il giudizio interiore ed esteriore. Trovare il proprio progetto esistenziale, accoglierlo interiormente e sceglierlo con tutte le proprie forze, significa comprendere un po’ di più qual’è la nostra missione spirituale, il nostro “sacro” compito in questa vita. I continui processi di cambiamento, di morte e di rinascita, di costante rinnovamento che l’esistenza propone ad ogni individuo possono a questo punto essere affrontati con uno spirito completamente diverso. Al contrario, in mancanza di un progetto interiore, di obiettivi esistenziali concreti, l’individuo è particolarmente fragile, esposto a continue manipolazioni e seduzioni da parte di chiunque, disorientato perchè vive anno dopo anno, decennio dopo decennio, privo di un proprio intimo orientamento. Il coraggio è un’altro elemento essenziale per affrontare positivamente i cambiamenti. Il coraggio è il contrario dell’incoscienza e dell’onnipotenza. Il coraggio è frutto della consapevolezza della propria paura, dei propri limiti e della propria fragilità. Soltanto quando un individuo è profondamente in contatto con i propri mostri interiori, allora ha l’opportunità di esprimere il proprio coraggio per affrontarli e superarli.

Infine l’Amore che è la più potente spinta al cambiamento. Quando abbiamo paura di un cambiamento, domandiamoci chi dobbiamo amare di più. Spesso potremmo scoprire che la persona da amare di più siamo proprio noi stessi. L’amore è l’elemento chiave che consente ad ogni giorno di apparire gioioso e permette alla nostra vita di fluire pacificamente anche intorno ai cambiamenti più profondi. Se siamo in grado di sintonizzarci interiormente con la gratitudine e l’Amore che l’universo ha per noi, che gli altri hanno per noi, e l’amore e il coraggio che noi stessi siamo in grado di mettere nei nostri progetti, il cambiamento ci offre l’opportunità di essere protagonisti della nostra esistenza.


Cambiamento e Sé Personale. Per gli interessati al tema del cambiamento in relazione al proprio Sé, vedi il mio Articolo “Crescere e il ritmo della vita”
Cambiamento e realizzazione dei sogni. Per gli interessati al tema del cambiamento in relazione alla realizzazione dei propri sogni, vedi il mio articolo “Una ricetta per realizzare i sogni”

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Giampiero Ciappina
Direttore dell'Istituto Solaris - Sophia University of Rome. Psicologo, Psicoterapeuta, Antropologo cosmoartista, Counselor Trainer della FAIP Counseling. Ha scritto otto libri, centinaia di articoli per molte riviste, tenuto numerose conferenze e partecipato a molti congressi nazionali e internazionali.

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