Il principio organismico nella vita quotidiana

Molti anni fa – poche ore dopo che era finita una importante storia d’amore – mentre facevo la fila allo sportello postale, uno sconosciuto infermiere dell’Ospedale con la scusa dei bollettini di conto corrente, cominciò ad attaccarmi bottone. Osservavo il camice bianco e gli alti zoccoli del Dr. Scholls mentre la mia mente era presa dall’immagine della mia donna. Non dovevo essere di grande compagnia e rispondevo quasi a cenni senza dare molta importanza a quello che accadeva intorno a me. Mentre ero tutto preso dentro di me, l’infermiere cominciò a parlare della sua ex-fidanzata. In una sorta di comunicazione inconscia e saltando da un argomento all’altro cominciò a raccontarmi come dopo una delusione d’amore ora fosse felice perchè aveva incontrato una donna che gli piaceva moltissimo. Non potei fare a meno di notare la straordinaria coincidenza con il mio vissuto personale. Mentre io vivevo un momento tragico, per caso arrivava una persona sconosciuta che mi parlava di come avesse attraversato il tunnel del dolore e di come ora – all’uscita del tunnel – ci fosse una grande felicità.

Fu una piccola luce in quel momento così buio. Non eravamo amici e neppure conoscenti, eppure quelle sue poche parole furono molto salutari. Senza saperlo l’infermiere mi aveva curato molto più profondamente di quanto magari quotidianamente ritiene di fare nel suo lavoro. Alcuni recenti manuali di psichiatria (sopratutto statunitensi) elencano una serie di eventi stressanti che possono eventualmente indurre una patologia psichica, e in ogni caso sono una grossa fonte di stress per la persona che lo subisce. Ai primi posti degli eventi psicosociali stressanti c’è la morte del coniuge o il suicidio di un figlio, e altri gravi disastri. Ma non sono solo gli eventi dolorosi ad essere stressanti. Anche quelli che dovrebbero essere eventi piacevoli sono fonte di disturbo: troviamo infatti anche – tra gli altri – il matrimonio, la nascita di un figlio, le feste natalizie, ecc. Queste ed altre situazioni vengono quindi considerate come circostanze in cui la persona è sottoposta ad una non ordinaria pressione psicologica, la quale può eventualmente sfociare in una patologia psicologica o somatica, a seconda della predisposizione e della storia personale.

Per fronteggiare tutto questo la psicologia di comunità afferma che spesso è possibile non ricorrere all’aiuto di uno specialista (sopratutto per le feste natalizie, ce lo auguriamo …). Infatti il gruppo sociale, la rete di rapporti e conoscenze ha delle caratteristiche non indifferenti di supporto e di sostegno. Fin qui nulla di particolarmente nuovo. Sfogarsi con il proprio barbiere, o scambiare quattro chiacchiere con il fruttivendolo all’angolo, o ancora telefonare ad un’amico, spesso in tante situazioni rappresentano una vera e propria terapia catartica. A tutto questo però l’Antropologia Esistenziale aggiunge un importante elemento in più. Il gruppo sociale, il gruppo di conoscenze non sono soltanto un insieme qualunque di persone. Essi rappresentano un’unità cosciente e viva che è più della semplice somma dei suoi componenti: una sorta di super-organismo. La capacità di intervento e di sostegno del gruppo è una forma “automatica” di guarigione che si rivolge ad uno dei suoi elementi, così come un organismo soccorre e difende le cellule del piede o della tiroide. Il gruppo ha una inconscia capacità di correre in soccorso delle persone in difficoltà e rappresenta quel tessuto umano dove la persona trova alimento psicologico per crescere e svilupparsi.

Nel mio lavoro, quotidiamente mi rendo conto dell’importanza del contatto umano e del cosiddetto “principio organismico” sopra esposto. Una parte, per quanto minima ma non per questo meno importante, di una buona salute mentale, di un buon umore è proprio legata alla capacità di stabilire, mantenere ed accrescere le relazioni con l’altro. Ma se l’altro è considerato solo in funzione del benessere che se ne può ricavare, lo spirito con cui ci si rivolge al gruppo diventa semplicemente opportunistico e ci impedisce di cogliere la reale ricchezza della relazione, che non è rivolta soltanto in un’unica direzione. Forse l’elemento più profondo del principio organismico è proprio quello di considerare se stessi e l’altro un valore di per sè. Solo avendo piena consapevolezza del proprio valore e del valore dell’altro si può stabilire una relazione autentica e in piena reciprocità. Come in un organismo dove non ci sono parti nobili e meno nobili: il dolore di un piede è una preghiera di soccorso del tutto uguale alla preghiera di un fegato sovraccarico. La relazione con l’altro diventa autentica quando supera le differenze dovute al ruolo e alla funzione, e si incentra in maniera sostanziale sul valore profondo delle persone.

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Giampiero Ciappina
Direttore dell'Istituto Solaris - Sophia University of Rome. Psicologo, Psicoterapeuta, Antropologo cosmoartista, Counselor Trainer della FAIP Counseling. Ha scritto otto libri, centinaia di articoli per molte riviste, tenuto numerose conferenze e partecipato a molti congressi nazionali e internazionali.

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