Si tratta del paratormone, che somministrato a piccole dosi determina un aumento della densità minerale ossea. Lo hanno scoperto i ricercatori dell’Harvard Medical School di Boston

Niente più dolori, niente più ossa fragili, niente più “gobba della befana”. L’osteoporosi – che attualmente colpisce più di 75 milioni di persone in tutto il mondo – potrebbe presto essere sconfitta grazie a un ormone chiamato paratormone. La buona notizia arriva dagli Stati Uniti. L’Harvard Medical School di Boston, infatti, ha scoperto che la somministrazione di piccole dosi di paratormone determina un aumento della densità minerale ossea, soprattutto a livello del rachide dorsale e lombare, e quindi può affiancare validamente gli altri trattamenti per l’osteoporosi in uso durante la menopausa, soprattutto dove è necessario prevenire le fratture e aumentare la densità ossea.
Una ricerca durata due anni
Lo studio – condotto in collaborazione con numerosi ricercatori in Sudamerica e in Europa, per conto di una multinazionale farmaceutica statunitense – è durato due anni e vi hanno partecipato oltre 1.600 donne in menopausa da più di cinque anni e con il riscontro di almeno una frattura non traumatica a livello delle vertebre dorsali e lombari. Le donne sono state divise in tre gruppi uguali numericamente: un gruppo è stato trattato con il placebo, un altro con 20 microgrammi di paratormone al giorno e il terzo con 40 microgrammi.

Tutte le partecipanti dei tre gruppi hanno aggiunto alla dieta un grammo di calcio e fino a 1.200 unità di vitamina D al giorno. Durante tutto la durata dello studio il campione si è sottoposto a prelievi del sangue ed esami delle urine volti a valutare la funzionalità renale e i livelli di calcio, fosfato, magnesio e acido urico. “Abbiamo somministrato la sequenza dei primi 34 aminoacidi che costituiscono l’ormone, perché si tratta della porzione con l’attività biologica più marcata – spiega il ricercatore Robert Neer da Boston – e dopo circa due anni sono arrivati i risultati che attendevamo: il trattamento con paratormone alle dosi di 20 e 40 microgrammi riduce il rischio di una frattura vertebrale rispettivamente del 65 e del 69 per cento rispetto al placebo. Le cose vanno ancora meglio se consideriamo una frattura duplice, perché con entrambi i dosaggi il rischio si riduce circa dell’80 per cento. E anche la probabilità di avere fratture in altri distretti si riduce in percentuali oscillanti tra il 35 e il 50 per cento. Sul versante della mineralizzazione sono stati ottenuti risultati altrettanto lusinghieri, perché sono aumentati sia la densità sia il contenuto minerale totale dello scheletro”.

Gli effetti collaterali
Nello studio sono stati valutati accuratamente gli effetti collaterali della terapia. “Abbiamo prestato molta attenzione a questo aspetto, perché alcune ricerche precedenti avevano segnalato la comparsa di osteosarcomi in ratti trattati per periodi prolungati con il paratormone – precisa il ricercatore statunitense -. Nessuna delle nostre pazienti ha sviluppato una neoplasia ossea e va comunque precisato che i ratti con l’osteosarcoma avevano assunto il paratormone per quasi tutta la durata della loro vita. Inoltre lo sviluppo del tumore si è dimostrato dipendente dalla dose di ormone somministrato ed è stato sempre preceduto da una condizione di osteosclerosi generalizzata”. La cancerogenicità del paratormone è stata valutata anche nelle scimmie e nessuna di queste, malgrado un’esposizione da quattro a dieci volte superiore a quella dell’uomo, ha sviluppato un tumore dopo un periodo di osservazione protratto per oltre 18 mesi. Gli unici effetti collaterali rilevati in una percentuale inferiore al 20 per cento del campione preso in esame, sono stati nausea e cefalea.

Questa nuova scoperta farmacologica si affianca alle altre già esistenti come la terapia sostitutiva ormonale, quella ai bifosfonati o al calcitriolo. Ma non c’è dubbio che, attraverso regole semplici di alimentazione e stile di vita già durante la gioventù, si possano diminuire i rischi di ammalarsi di osteoporosi. Questa malattia, che provoca la perdita di gran parte della matrice calcificata che costituisce l’osso, si sviluppa per anni, durante i quali l’osso si assottiglia e diviene fragile al punto di fratturarsi per traumi che, in un osso normale, non causerebbero frattura. Secondo la National Osteoporosis Society, l’osteoporosi è responsabile di una frattura ogni tre minuti.
Meglio prevenire
Nell’ultimo decennio molta cura è stata data all’aspetto preventivo, che prevede una alimentazione ricca di calcio, con variazioni in base all’età e a condizioni particolari, come la gravidanza. Dopo i soliti latticini, la salute delle ossa si preserva con un tocco d’oriente: il tofu è infatti ricchissimo del minerale, contenendone quasi 500 milligrammi all’etto. Anche il moto ha un ruolo importante.

Basta una passeggiata di almeno un’ora al giorno per aiutare a rinforzare le ossa. L’esposizione alla luce solare, poi, stimola l’organismo a produrre vitamina D. Questa svolge molte funzioni importanti per la salute dell’osso, come un miglior assorbimento del fosforo e del calcio a livello intestinale. Fra le cose da evitare, invece, il fumo che dovrebbe essere bandito, in quanto è stato dimostrato che la nicotina influisce negativamente sul processo di decalcificazione ossea, mentre gli alcolici dovrebbero essere ridotti al minimo. Al massimo ci si può concedere, per consolarsi, un bicchiere di vino rosso, che avrebbe invece ottimi effetti sulla densità ossea. Grazie alla prevenzione è in costante aumento il numero delle ultracinquantenni sottoposte almeno una volta a una valutazione della mineralizzazione ossea e di quelle che svolgono con regolarità un’attività fisica e seguono una alimentazione controllata.

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