Un “cambio di pelle “tra palco e realtà

Ma allora è vero che i sogni son desideri…perché è proprio così che nasce l’artista veneziano Ennio Marchetto, da un sogno a lui rivelatosi all’età di 20 anni. L’idea bizzarra di realizzare i propri abiti ed accessori in carta e cartoncino lo rendono un trasformista davvero speciale. Ispirato da cartoni animati, artisti attuali e da altri personaggi che oggi definiamo “miti”, il poliedrico Ennio si cimenta in un delirante cambio d’abito a distanza di un minuto circa l’uno dall’altro. Soltanto lui e la sua tutina nera da mimo a dimenarsi sul palco dentro una moltitudine di corpi e forme che si accavallano all’impazzata mentre la musica scorre in sottofondo. Un susseguirsi di volti, dettagli e colori che fanno di questo spettacolo una vera magia! In un baleno ecco la regina Elisabetta d’Inghilterra, composta ed elegante, trasformarsi nell’eccentrico Freddie Mercury in collant neri e dall’inconfondibile giubottino di pelle gialla…Poi è la volta del grintoso rapper Eminem che lascia il palco alla pudica Venere del Botticelli, poi la celeberrima Monna Lisa intrappolata nella cornice d’oro, e ancora Marilyn Monroe nel suo audace plissettato bianco, e a seguire Tina Turner, Mina nonchè il mitico Elvis Presley dal ciuffo ribelle e supermolleggiato.

. Con un tocco magico ecco un paio di occhiali trasformarsi in scintillanti orecchini d’oro, giacche a doppio petto srotolarsi e diventare abbaglianti abiti di paillettes multicolori, cardinali trasformarsi in voliere, lottatori di sumo divenire provocanti ballerine di can can. Insomma un tributo che spazia dai personaggi che fecero la storia dei nostri miti a quelli più attuali ed in voga al momento. Un camaleontico Ennio Marchetto sempre al passo con i tempi, in tour giramondo che vanta le più svariate tappe, da quelle nazionali come Roma a quelle internazionali come Berlino, Vienna, Barbados. Durante il corso della sua brillante carriera Ennio si è esibito in oltre 70 paesi portando il suo show a spasso per il mondo e ricevendo numerosi riconoscimenti alla carriera artistica quale il prestigioso Premio Leone d’Oro al Festival di Venezia, Premio Laurence Olivier come Miglior Spettacolo nel Regno Unito, il premio Garland ricevuto a Los Angeles e molte altre candidature accanto ai grandi divi dello spettacolo e della musica. Ennio è un boom di energia ma anche un uomo che sul palco è capace di presentare e ringraziare le proprie maschere con un inchino, in segno di riverenza e gratitudine, quelle stesse maschere che ora giacciono a terra e che hanno dato vita al suo spettacolo e all’uomo artista che è in lui.

Egli che con il conformismo non sembra avere, almeno sul palco, nulla a che spartire, trova coraggio fin da subito, ancor prima degli albori della propria carriera, di spezzare quella tradizione di famiglia che lo voleva tecnico riparatore per macchine da caffè espresso come suo padre. Un uomo degno di essere chiamato trasformista. Forse qualcuno potrebbe pensarlo come quell’artista “avvantaggiato” per essere cresciuto tra un carnevale e l’altro di Venezia e di aver subito a lungo il fascino della maschera attraversando, ancora più velocemente rispetto ad altri artisti, questo processo di catalizzazione verso il trasformismo. Io credo invece che la trovata geniale non riguardi soltanto l’aspetto puramente scenico ma ritengo che il merito di riuscire a passare da un personaggio all’altro sia soprattutto da attribuire alla propria capacità interiore di trasformazione perchè non c’è abito di scena che si possa indossare e cambiare con tanta facilità se prima non si è compiuto un passaggio interiore. Infatti,tralasciando l’aspetto puramente professionale, oggi sento di poter affermare che tutti noi abbiamo un grande potere artistico trasformativo che va dapprima contattato e poi sempre più rinforzato con continue scelte di decisione e d’amore per la realizzazione della nostra vita.

Se per un attimo proviamo a giocare con la fantasia nel tentativo di pensarci in trasformazione, non solo possiamo trovarlo divertente ma anche terapeutico poiché , nell’esprimere il proprio estro, ci diamo la possibilità di creare un nuovo modo di vederci, osservarci, di essere diversi da come ci siamo sempre visti o ci hanno descritto gli altri. Di quale maschera vogliamo liberarci oggi? Chi vogliamo diventare e cosa vogliamo trasformare di noi stessi? Certamente il cambio d’abito è impresa ben più ardua rispetto all’”effetto Marchetto” che abbiamo fin’ora descritto ma il risultato sarà allo stesso modo sorprendente. Il rischio maggiore per un artista è quello di salire sul palco per mettersi in discussione e di non piacere..Non sempre si ricevono applausi, anzi, il più delle volte chi ci conosce, chi ci osserva, stenta a rinnegare quella trasformazione che siamo riusciti a compiere, non vuole accoglierci e spesso ci giudica provando invidia per ciò che non vuole tentare neanche di vedere. Per sentirci artisti di noi stessi non abbiamo bisogno di un palco, di uno sponsor, di pianificare un tour giramondo ma possiamo comodamente esserlo nel nostro quotidiano, prendendoci cura proprio di quelle maschere dietro cui si cela il nostro dolore e la ferita che ci caratterizza.

Da tempo ho abbracciato la teoria della Cosmo Art e posso affermare che la dimensione artistica, in questo particolare contesto, va di pari passo con quella spirituale. Nella Cosmo Art nulla è lasciato alla semplice dimensione del fare, del realizzare in modo asettico, ma ogni gesto, ogni espressione corporea e verbale, ogni forma trova espressione in quel senso profondo che ha portato alla sua realizzazione. Infatti, i contributi attraverso cui sono realizzati e promossi i vari eventi cosmo artistici dall’Istituto Solaris (saggi di fine anno, seminari di cinematerapia, laboratori di cosmo art, master ecc..) sono impregnati di profondi ed autentici vissuti personali. Oggi, che sono una cosmo artista in divenire, riconosco di aver affrontato molteplici superamenti (le mie maschere) e trasformazioni (verso la vera identità) per realizzare lavori corali o individuali. A volte ho ceduto al mio narcisismo ed egocentrismo per lasciare spazio alla libertà d’espressione altrui, arretrando su quel palco dove tutti hanno diritto di trasformarsi e costruire una nuova identità. In altre occasioni, durante la realizzazione di piccole coreografie di danza all’interno della coppia, ho riconosciuto i miei limiti ed accolto quelli dell’altro, mettendo in gioco capacità fino ad allora sconosciute, ora guidando io, poi affidandomi al maschile, creando così lo spazio giusto all’incontro che si stava realizzando, proprio a partire dai nostri superamenti.

Altre volte ho saputo riconoscere dove la lotta di potere stava distruggendo qualcosa di bello ancor prima che nascesse per poter essere condiviso nella coralità del gruppo. Rispetto ad un progetto creativo di questo anno, ho contattato tutto il mio auto sabotaggio non permettendomi di godere della mia identità in divenire smarrendo una parte del progetto corale affidatomi e danneggiando così anche l’identità trasformativa dei miei compagni di gruppo. Superato un primo forte senso di colpa, ho mosso i miei passi verso la riparazione decidendo di fare l’artista e non la vittima, continuando a lavorare al progetto con coraggio ed umiltà, nel perdono dei miei compagni e nell’amore che oggi provo per questo lavoro bellissimo realizzato insieme, in cui riesco davvero a contattare tutta la capacità trasformativa di cui sono stata capace. Insomma, il mestiere dell’artista è un vero “cambio di pelle “ tra palco e realtà, in cui l’effetto trasformazione è in continuo agire e può essere davvero contagioso come l’effetto butterfly… Il vero artista è colui che è capace di gioire anche dei piccoli cambiamenti quotidiani, di quegli impercettibili movimenti d’animo che solo il battito del nostro cuore sa cogliere poiché come afferma il regista Almodovar: “Si è tanto più autentici quanto più ci si avvicina all’idea che si ha di se stessi” .

Il vero artista oggi è per me colui che ringrazia le proprie maschere mentre lascia il palco della vita ed è colui che si riconosce sempre e comunque anche se quella sera nessun applauso scroscerà per lui.

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