Realizzare i propri sogni costi quel che costi

I pilastri della terra di Ken Follett è uno dei libri più belli che abbia mai letto. Questo sia per la capacità narrativa dello scrittore ma anche per e la bravura anche del traduttore. I pilastri della terra così come lo intendo io sono un condensato delle proprietà che esprime l’uomo. I diversi personaggi sono talmente ben identificati e ben descritti da non lasciare dubbio sul loro carattere. da Tom il costruttore alla bella ed affascinante Aliena e senza passarli singolarmente in rassegna ho sentito come ognuno di essi rappresentava una modalità caratteriale che anch’io mi riconosco. Un personaggio tra tutti pero ancora a distanza di mesi mi torna alla mente e mi smuove come un senso di affetto e di vicinanza, Tom il costruttore . Tom è l’umano che non si piega, è l’umano che è in me e nella persona ed a cui diamo il nome di ostinazione. Tom il costruttore ha un sogno ben saldo nel proprio animo, sin dalle prime pagine è ben impresso all’attenzione del lettore. Tom è un modellatore della pietra, ed è un sognatore. Sogna di costruire una cattedrale. Su questo sogno pianta tutta la sua vita al punto che durante le difficoltà che incontra costantemente questo sogno non viene mai messo in dubbio e non solo lui va continuamente alla ricerca della sua realizzazione.

Tom non è un eroe. Tom è umano e commette errori per i quali vive angosce profonde. Tom prende decisioni pazzesche come quando decide di lasciare il figlio appena nato sulla tomba della moglie morta per darlo alla vita. No! Avranno urlato i lettori di tutto il mondo. No Tom non lo fare! E invece Tom mostra tutta la deriva umana da cui anche noi ci lasciamo prendere quando non vediamo un futuro e seppelliamo la speranza. Tom non è che un povero girovago senza lavoro con già due ragazzi a cui non ha niente da dare per sfamarli. Un bambino non sapeva proprio come poterlo allevare. Lo lascia alla sorte, sarebbe morto comunque dice lui. Angoscia e sensi di colpa, speranza e impegno concreto fanno di Tom un girovago con quel maledetto pensiero nella testa e quel desiderio che a furia di ripeterlo suscita anche nel lettore un senso di disagio. In molti forse abbiamo pensato “ Tom basta con questo sogno, trova il modo di sopravvivere!”. Tom il costruttore, un ostinato e cocciuto sognatore, non affatto perfetto, non affatto forte, niente affatto depositario della veggenza e della saggezza assoluta non sapeva fare altro che tagliar pietre e intendersi un po’ di costruzioni.

Questo a lui bastava. Tom il costruttore non è un eroe. Ed è proprio questa sua costante oscillazione tra errori e cose buone che mi ha fatto compagnia durante tutta la lettura e anche dopo che la sorte, la violenza e le ingiustizie lo mettono fuori dai giochi. Tom rimane presente nell’opera fino alla fine. No, lui non c’è più. C’è il suo sogno però che pian piano ha preso forma e c’è la sua ostinazione e tenacia che più volte viene agita dall’intera comunità di Kingsbridge. Tom realizza il suo sogno anche con la forza con cui lo ha difeso, il sogno di Tom si materializza e diventa sogno di bellezza per un itera comunità. Tom è stato un bravo costruttore ed è un uomo che ha fatto del proprio meglio…sbagliando un sacco ma non lasciandosi mai ammazzare dalle difficoltà. Forse era il suo esser abile a modellare la pietra che lo ha fatto attento nell’arte lenta e decisa con cui ha potuto modellare anche la sua vita. Forse, o forse Tom è stato solo un bravo uomo che ha fatto del suo meglio, che ha deciso quando c’era da farlo.

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