Tempo di vacanze e tintarella, ma per i più piccoli serve qualche accortezza. Per prevenire scottature ed eritemi basta non esporli al caldo eccessivo e scegliere una buona crema protettiva.

È tempo di vacanze. Che siano al mare o in montagna non importa, quel che conta è che ci sia il sole. Perché alla tintarella, ormai, nessuno sa più rinunciare. Meno di tutti gli italiani, che considerano l’esporsi al sole per abbronzarsi un piacere fisico e psicologico, da vivere senza preoccupazione. Un po’ di prudenza, però, è d’obbligo. Il mare e la montagna, infatti, sono le due zone in cui c’è più luce e quindi anche maggiori rischi per la pelle: in montagna a causa dell’altitudine c’è meno vapore acqueo che filtra i raggi ultravioletti, al mare il riflesso dell’acqua amplifica i raggi solari del 60/80 per cento. A correre i maggiori pericoli sono i bambini. È stato provato, infatti, che un’errata esposizione ai raggi ultravioletti in tenera età può causare a lungo termine effetti dannosi e tumori della pelle. E ciò è ancora più grave se si considera che il 75 per cento dell’irraggiamento al quale ci si sottopone nella vita è assorbito proprio durante l’infanzia. Un’ustione solare nel periodo dell’adolescenza può addirittura raddoppiare il rischio di comparsa di un melanoma, senza contare il pericolo di dermatiti.

A parità di fototipo, inoltre, un bambino si scotta più facilmente di un adulto, perché ha una superficie cutanea più piccola di circa un ottavo e quindi minore capacità di disperdere calore. Per prevenire i danni causati da una sovraesposizione solare, l’Associazione dei dermatologi ospedalieri italiani (Adoi) promuove dal 1998 la campagna “Amici per la pelle”, nata con lo scopo di insegnare direttamente ai bambini le nozioni fondamentali sulla protezione dai raggi ultravioletti. Grazie al lavoro di un gruppo di medici e di collaboratori esperti in comunicazione infantile, l’associazione è riuscita a tradurre in modo semplice e intuitivo concetti piuttosto complessi. Sono stati creati tre divertenti kit didattico-informativi, contenenti materiale e giochi fantastici sul tema del rapporto tra il sole e la pelle, successivamente consegnati a oltre 250mila bambini di 20mila classi elementari italiane. Il progetto di sensibilizzazione prevede infatti di informare le classi fin dal primo anno di scuola, seguendole poi negli anni successivi con l’invio di materiale d’approfondimento. Attraverso un questionario contenuto nel primo kit e rivolto sia ai bambini sia ai loro genitori, i dermatologi di “Amici per la pelle” hanno potuto delineare le abitudini delle famiglie italiane in tema di esposizione solare.

E i risultati denotano una diffusa disinformazione. Più di un terzo del campione preso in esame, infatti, dichiara di esporsi al sole tra le 10 e le 14, cioè nella fascia oraria più pericolosa, e se il 92 per cento degli intervistati afferma di proteggersi dell’irraggiamento, il 37,2 per cento ammette di essersi scottato comunque. Allo stesso modo più del 90 per cento dei genitori interpellati dice di proteggere il proprio bambino dai raggi ultravioletti, ma il 25 per cento dei piccoli subisce i danni del sole. Questo significa che molti genitori non sanno difendere in modo adeguato la loro pelle e quella dei loro figli, perché sbagliano fattore di protezione, comprano prodotti solari scadenti oppure non li utilizzano con regolarità. La crema solare, infatti, va riapplicata ogni due ore, ancora più spesso se il bambino entra ed esce dall’acqua. E non bisogna dimenticare che se si sta usando un fattore di protezione 10 ma si spalma solo metà della quantità di crema consigliata, il fattore si riduce a 5. Su punti delicati come il naso e le labbra, una crema a base di ossido di zinco può assicurare maggior protezione, mentre bisogna evitare l’uso di baby oil che rendono la pelle del bambino traslucida e più penetrabile ai raggi solari.

La Skin Cancer Foundation americana consiglia ai genitori di tenere a mente altre buone abitudini: coprire sempre con maglietta e cappello i bambini dalla carnagione molto chiara, utilizzando possibilmente tessuti a trama stretta o a doppio strato; fare attenzione alle luci riflesse da superfici come sabbia, cemento e neve che possono trasmettere raggi nocivi; non fidarsi dell’ombrellone perché non garantisce la completa protezione dal sole; spalmare la crema sulla pelle in modo uniforme, mani e orecchie comprese; esaminare la pelle del bambino regolarmente, cercando ogni escrescenza o macchia. Dall’Associazione dei dermatologi ospedalieri, però, arriva anche una precisazione: il sole non va assolutamente demonizzato perché senza di esso non saremmo qui. “Il sole è la nostra fonte di vita, ci dà vitamina D ed è dimostrato che ha un effetto antidepressivo strepitoso – spiega Carlo Gelmetti, responsabile del reparto di dermatologia pediatrica dell’ospedale Maggiore di Milano -. Il problema vero sta nel nostro modo di vita, che dal secolo scorso ha subìto enormi cambiamenti. In passato si viveva all’aria aperta, mentre ora si trascorre gran parte del tempo in ambienti chiusi: se fossimo rimasti contadini come i nostri nonni avremmo il 40 per cento in più di esposizione solare”.

Quindi il problema non è il sole in sé, ma la nostra abitudine a esso. “Per capire ciò – continua Gelmetti – possiamo ribaltare il problema. Pensiamo a un africano che si trova dover vivere in Canada e in Norvegia. Alcuni recenti studi dimostrano che bambini con la pelle olivastra o nera costretti a vivere in Paesi freddi diventano più frequentemente rachitici. Questo perché non prendono abbastanza sole”. La parola d’ordine, dunque, è educare la pelle, sia nel corso dell’anno che durante tutta la vita. E se nonostante tutto arriva la scottatura, quali sono i rimedi più usati? La medicina tradizionale prescrive per lo più il cortisone in crema, che sottrae calore e dà una sensazione di freschezza. La medicina naturale usa la calendula, l’arnica, il rosmarino, l’ippocastano, la rosa canina, l’aloe e il karité. Tra i sali metallici, anche l’ossido di zinco è un buon fotoprotettore e non dà allergie anche se applicato più volte. Una sorpresa viene poi dalle vitamine: studi recenti hanno infatti dimostrato che la contemporanea assunzione di vitamina C e vitamina E – sia in crema sia in pillole – diminuisce la scottatura. E se proprio non si vuole andare in farmacia, per prevenire le ustioni esiste anche una semplice dieta da seguire prima e durante le vacanze al mare: tanta frutta, verdure a foglia larga, pesce fresco (soprattutto salmone, gamberetti e aragoste), carote crude o centrifugate, alghe marine. Niente allarmismi, dunque: basta qualche accorgimento, un po’ di prudenza e la tintarella è assicurata, per adulti e bambini.

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